Monday, October 15, 2007

W CICCIO!

Era da tutti attesa, ed alla fine la vittoria c’é stata. Una giornata febbrile, il 14 ottobre, nelle Fattoria di Nonna Papera. File di votanti hanno atteso pazientemente di fronte al silos n. 3 per esercitare il proprio diritto.

“Un risultato che fa riflettere - dichiara il toro Ermenegildo - io da parte mia sono pronto a dare a Ciccio tutto il mio contributo!”

“Un grande comunicatore, uno che sa parlare alla gente!” esclama l’outsider Tiburzio, recatosi presso la fattoria per poter votare.

“La giornata é trascorsa tranquillamente, non ci sono stati momenti di tensione - racconta una sollevata ma stanca Nonna Papera, la crocchia un po’ sfatta - Ho potuto esercitare il mio ruolo di garante della consultazione senza intoppo alcuno.”

Il gruppo PdP, com’era prevedibile, tende a minimizzare il risultato: “Per Ciccio ora cominciano i veri problemi, il suo schieramento é nei fatti in balia dal’ala massimalista extra-fattoriale capeggiata dal disobbediente Onofrio, e si sa che con quelli là é impossibile raggionare. Non dureranno un mese.”

Nel frattempo, Ciccio sembra orientato al dialogo: raccolti attorno a sé gli altri candidati, stringe la mano all’agguerrita Brigitta e ammicca ad alcune militanti dell’ovile n. 7, causando una salva di gridolini eccitati.

“Questa é una vittoria del popolo - esclama dal palco allestito un po’ frettolosamente - ed io chiedo a tutti voi di fare la vostra parte. Da oggi la fattoria farà del dialogo e della correttezza la sua bandiera, fra i vari progetti in corso c’é l’organizzazione di un’ambasciata presso le volpi. Dobbiamo ascoltare anche le ragioni di chi non la pensa come noi.”

E’ sera, alla fattoria di Nonna Papera, ma la festa sembra voler andare avanti per tutta la notte. Buona fortuna, Ciccio!

 

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Thursday, October 11, 2007

Quant’eravamo belli un tempo…

Stamattina sul consueto tragitto casa-metro mi sono trovato davanti questo goiellino:

 http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/politica/fini-manifesto/fini-manifesto/fini-manifesto.html

Che dire…cazzata é una cazzata, sono d’accordo con lui. Ma di tanto in tanto fa piacere vedere qualche vecchia foto d’epoca di quando eravamo dei giovanotti idealisti ma soprattutto innocenti…no?

Che poi non ci sarebbe nemmeno bisogno di andare così indietro col tempo, ecco come i militanti di oggi salutano l’amico Gianfranco:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Wednesday, October 10, 2007

Marco Rizzo e i potenziali brogli

Vorrei soffermarmi su un articolo di oggi dalla prima pagina di la Repubblica , un pezzo di Edmondo Berselli dall’ammonente titolo “Chi sabota la propria casa”.

Il riferimento è ai brogli in merito al referendum sul Welfare, denunciati da Marco Rizzo dal PdCI, brogli che a quanto pare sarebbero stati concepiti allo scopo di dimostrare che la stessa votazione poteva essere inquinata.

 

Scrive Berselli:

 

“Il riflesso pavloviano della nostra sinistra è riuscito in un altro atto magistrale di autolesionismo: la parola ‘brogli’ entra spettacolarmente a far parte della dialettica interna dei partiti del centrosinistra, al movimento sindacale, al nascente partito democratico. C’è voluta  una suprema fantasia creatrice, perché quando l’ombra dei brogli veniva evocata da Silvio Berlusconi, i sospetti di un uomo spregiudicato, incapace di perdere e capace invece di proiettare il sospetto sugli avversari politici, possedevano una loro logica, per quanto strumentale e speciosa.”

 

 

Già in questo Berselli parte secondo me con il piede sbagliato. Accostare i brogli denunciati da Rizzo a quelli evocati per mesi da Silvio Berlusconi è già di per sé sbagliato. Da una parte abbiamo infatti la volontà di controllare la regolarità di un referendum di una certa importanza, dall’altro l’arroganza di un uomo che non può esimersi dal fare a pugni con democrazia e costituzione quando non viene da esse incoronato. Un paragone si presenta quindi come improvvido e ingiusto.

 

Più avanti, Berselli scrive ancora:

 

“…le accuse di Rizzo, le foto che provano la possibilità di votare tre volte, hanno più o meno l’aspetto di un atto di sabotaggio. Il referendum sindacale nelle aziende è un esercizio autogestito, in cui si mette alla prova la maturità e le scelte della base, cioè la capacità di discernere vantaggi e svantaggi di un provvedimento governativo. In questo confronto assolutamente democratico, le centrali sindacali influenzano legittimamente il voto, cercando di modellare le opinioni, plasmano il consenso nella direzione che ritengono più opportuna.”

 

 

Per carità, nulla da eccepire. Tranne per il fatto che se stiamo parlando di una consultazione democratica, allora denunciare la possibilità del voto multiplo non può essere considerata un “sabotaggio”, bensì un contributo affinché si adottino misure atte a prevenire simili fenomeni. Si può tuttalpiù affermare che il metodo utilizzato sia poco ortodosso, ma non per questo è meno valido.

 

Ma è forse la conclusione dell’articolo di Berselli la parte più chiara:

 

“…ciò  che colpisce è il caotico cupo dissolvi in uno schieramento che aveva puntato le sue carte elettorali sulla linearità, la responsabilità, la trasparenza, la razionalità. Cioè su quella rete di propensione alla fiducia reciproca che consente alleanze, solidarietà, convergenza culturale, attitudine al compromesso virtuoso.”

 

 

Perché tirare in ballo tutta queste belle parole (sembra di ascoltare Wilson alla fine del primo conflitto mondiale) come se quella di Rizzo e, per responsabilità, del PdCI fosse una colpa? La dimostrazione della possibilità di effettuare un illecito dovrebbe essere accolta con favore, se ci si tiene alla propria faccia e a quella del nascente PD (che Berselli chiama in causa ogni due per tre) nelle caratteristiche di “linearità, responsabilità e trasparenza”.

 

Bene ha fatto Rizzo, insomma, a evidenziare la questione, parlare di “autogol” mi sembra più che altro tradire una certa tensione più che palpabile in merito all’azione di governo e alla gestazione del PD.

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Monday, March 26, 2007

Bertinotti e i nodi che vengono al pettine

ROMA - “Vergogna assassino, guerrafondaio, buffone”. Frasi durissime. Accuse di voltafaccia. Di aver abbandonato in nome della realpolitik e della partecipazione al governo la scelta pacifista portata avanti da sempre come un vessillo. E anche di partecipare ad un convegno organizzato da Comunione e Liberazione. Fa scalpore la dura contestazione messa in atto da una cinquantina di studenti del Coordinamento dei collettivi all’indirizzo del presidente della Camera, Fausto Bertinotti al suo arrivo alla facoltà di Lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma.




Era nell’aria già da qualche tempo. In ambito studentesco cominciava ad avvertirsi la sempre più forte presa di distanza dei collettivi di estrema sinistra universitari da Rifondazione Comunista. Per esperienza personale, essendo io stato uno studente di Lettere Filosofia della Sapienza di Roma per sei anni, non darei un estremo peso ad una simile contestazione. Chi chiama in causa la cacciata di Lama del 1977 non conosce i valore dei numeri, il gruppo di contestatori di oggi non ha nulla a che vedere con quell’evento.

I collettivi di estrema di sinistra di della facoltà di Lettere si sono da sempre contraddistinti per una linea politica molto estremista, poco incline al dialogo perché, a onor del vero, in genere é raro che il dialogo venga loro offerto come alternativa.

Normale quindi che il tentativo di Bertinotti di ascoltare le ragioni della protesta sia caduto nel vuoto:

 

Nulla da fare sul faccia a faccia proposto da Bertinotti ai contestatori: “Le uniche risposte che può
darci sono risposte politiche. Questa è la nostra unica risposta possibile”.

 

Io me ne ricordo un’altra di comparsata di Bertinotti all’Università Era il 1998, era da poco caduto il governo Prodi e Bertinotti fu invitato all’Università per tenere un discorso in merito ad uno sciopero dei mezzi pubblici. Fu il momento in cui ruppi definitivamente i miei legami con Rifondazione.

Esordì con un discorso di demagogia pura, arrivò a dire che i giovani dovevano solidarizzare con gli scioperanti e comunque potevano sempre usare i motorini. Va da sé che gli animi erano già abbastanza surriscaldati dai recenti eventi, ma fu comunque accerchiato all’uscita dell’Aula Magna da un gruppo di studenti tenuti a distanza dalla sicurezza. Ricordo che un ragazzo gli urlò contro che non avrebbe mai più avuto il suo voto, e lui elegantemente rispose allora che non l’aveva mai avuto.

Era così, il Bertinotti del 1998: estremista, ideologico, assolutista. Proprio come gli studenti che ora lo contestano, ripagandolo con il suo stesso atteggiamento di allora.

 

Valutare in senso politico una contestazione organizzata da una cinquantina di giovani di un collettivo universitario si capisce già da sé che é un’esagerazione. Tuttavia é un segno, il segno di quello che diverrà a mio parere uno strappo decisivo.

Poche personalità politiche hanno saputo gestire l’istituzionalizzazione del loro ruolo, e Bertinotti pare non sarà da meno.

Non voglio esprimere alcun giudizio di merito, né attribuirgli malafede circa il percorso politico che lo ha condotto alla carica che ricopre, sono altre le critiche che personalmente gli riserverei.

Ma sta di fatto che Bertinotti si trova ora a doversi scontrare con la parte politica che lungamente lo ha sostenuto, fornendogli il consenso e i voti che gli hanno permesso di affermarsi in una delle alte cariche dello Stato.

Cinicamente, si usa dire che l’ideologismo estremista é facile e comodo quando si é all’opposizione. Non é il caso di Bertinotti, che ha sacrificato un governo “amico” alla coerenza della propria linea politica, ma a questo punto viene da chiedersi cosa rimanga a Fausto Bertinotti una volta conclusa la sua esperienza come Presidente della Camera.

In genere su certe cose indietro non si torna, ma in Italia la marcia indietro e l’inversione a U sono discipline che vantano primati internazionali.

Ma anche così, che credibilità gli resterebbe?

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Friday, March 23, 2007

Una Big Sister per il 2008

Qualche giorno fa un telegiornale ha passato alcune immagini di un curioso filmato. Un gruppo di uomini e donne rasati assisteva ad un gigantesco schermo su cui venivano proiettata l’immagine di Hilary Rhodam Clinton in uno dei suoi messaggi elettorali. Improvvisamente in questa squallida atmosfera irrompe una donna bionda rincorsa da alcuni poliziotti, che lancia un martello contro lo schermo frantumandolo.

Il mio primo pensiero é che stessi assistendo ad una qualche trovata repubblicana da pre-campagna elettorale. Sono rimasto un po’ spaesato quando lo stesso servizio mi ha messo davanti ad un non meno stupito Barak Obama che spiegava come il suo staff non avesse assolutamente i mezzi per produrre un simile filmato, né tantomeno l’intenzione.

Al termine di questo filmato, che potete osservare qui sopra, compare infatti un Think different che fa riferimento alla candidatura di Obama per le prossime primarie.

Chiaramente il filmato ha mandato la sig.ra Clinton su tutte le furie e scatenato un bel vespaio di polemiche all’interno della coalizione democratica. Polemiche che mi sento in parte di giustificare, nonstante in passato le primarie democratiche non siano state proprio cosa da educande (basti pensare alla contrapposizione Edwards-Kerry nel 2004).

 

Ma io, pensandola da italiano, mi sono subito chiesto: ma ci abboccherà qualcuno? Davvero i democratici americano sono talmente sprovveduti da cascare in una simile trappola?

Uno dei vantaggi della rete é della diffusione del materiale sulla medesima é chiaramente l’anonimato. Io stesso, avendone i mezzi, potrei comporre un bel filmatino con lo stesso effetto, chiudendo con un invito a votare tal dei tali corredato con relativo stemma politico. Ci vorrebbe davvero poco, ma l’effetto sarebbe garantito.

A maggior ragione perché al momento le prossime primarie del partito democratico in America partono già con una contrapposizione senza precedenti.

Da una parte, una donna che che intende sfidare il prossimo candidato repubblicano in un paese che é noto per la sua politica maschilista e che possiede ancora enormi zone di territorio in cui parlare di emancipazione é ancora difficile.

Dall’altra, un afroamericano in un paese che in tutta la sua storia ha avuto solo cinque senatori di colore compreso lui (i dati sono riportati da Wikipedia) e che ha ancora contiene al suo interno sacche di ideologia razzista perfettamente integrate nella società.

Cosa può produrre un filmato del genere, se non un inasprimento dei toni all’interno dello schieramento democratico allo scopo di danneggiarne la pubblica immagine?

E soprattutto, a chi é che fa comodo dirottare i voti su Obama oltre ad Obama stesso?

 

Un eroe di guerra pluridecorato come John Kerry non é riuscito a smuovere suficientemente l’elettorato che nel 2004 ha nuovamente dato la preferenza a George W. Bush, e si sa che l’America ha il culto dei veterani e li tiene in grandissimo conto, a prescindere dalla guerra in cui abbiano combattuto. Possiamo veramente sperare che un afroamericano, nulla togliendo alle sue capacità ed ai suoi meriti, possa fare di meglio?

Se l’America si limitasse ai radical-chic di Manhattan, ai Chomsky e ai Gore-Vidal, il problema non si porrebbe. Ma, per quanto sembri oramai solamente una macchietta, l’America é anche il petroliere texano che spara i colpi in aria, il tipo con il cappello di paglia sulla sedia a dondolo che suona il banjo e i cappucci del Ku Klux Klan avvolti nella bandiera sudista in cantina. Su un territorio così vasto, le contraddizioni finiscono per fare la differenza, e l’intellighentia é sempre minoritaria.

 

Per cui, dal mio punto di vista, é evidente come anche i repubblicani abbiano tutto l’interesse a sostnere la candidatura di Barak Obama alla presidenza del Partito Democratico. E dispongono anche di mezzi più che sufficienti per una “propaganda” come il filmato in questione. Sarà già difficile convincere le fasce più retrograde della società americana a sostenere un candidato democratico donna, figurarsi un candidato democratico afroamericano.

 

Ma questo, ovviamente, é pensare da italiano. Da italiano dell’Italia dei trucchetti, degli accordi di desistenza e dei falchi tiratori. Dell’Italia in cui le cose si sanno, ma non si dicono. Non saprei se l’andreottiano “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” abbia un’equivalente tradizione in America.

 

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Friday, February 23, 2007

Col cuore in mano

13:04

Sms a Rossi: “Digli cosa pensi di lui”

Dopo gli improperi che si è beccato martedì nell’Aula del Senato dai colleghi dell’Unione quando con la sua astensione ha determinato la caduta del governo Prodi, per il senatore Ferdinando Rossi ora è partito il pressing via sms. Da un paio di giorni gira insistentemente un messaggino con su scritto il numero del cellulare personale del senatore ex Pdci e un invito: “Digli cosa pensi di lui e fai girare questo sms”.

 

Altro che voto elettronico. Questa è vera tecnologia al servizio dell’elettorato. Attendo con ansia che arrivi anche a me. 

Fonte: repubblica.it

 

 

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Tuesday, February 13, 2007

Lettera aperta a tutti i bloggers

 Avvertenza: questo post é sticky, il blog continua ad essere aggiornato nei post successivi.

Il testo della lettera

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Monday, February 12, 2007

Eminenza, giù le carte…

Seppure il testo dei DICO abbia diverse lacune e non sia esattamente quello che le più rosee speranze del movimento pro-PACS aveva ipotizzato, é sempre piacevole godersi le reazioni della Chiesa. Tralasciando le parole di politici divorziati, adulteri e conviventi, improvvisamente riscopertisi intrisi di fede cattolica e ligi al divino verbo nel profondo delle loro anime, la Chiesa scavalca tutti scendendo in campo nella persona del nostro amatissimo Eminenz, Sua Eccellenza il Presidente della Cei Camillo Ruini. Costui, irrompendo nell’agone con la sua consueta grazia ed eleganza di gallo da combattimento, dà il la ad una reazione scomposta e irosa, che di certo procederà nei prossimi giorni.

Sua Eccellenza non é abituato a parlar chiaro, si rifugia sempre nel sottinteso, comprensibile però  anche ad un bambino di cinque anni affetto da ritardo mentale per essere sicuro di raggiungere tutte le pecorelle del gregge.

Nell’ambito del convegno nazionale dell’Opera romana pellegrinaggi, in riferimento al testo dei DICO, Sua Eccellenza così si esprime:

 

“…su queste cose sono state già dette da parte nostra tante cose importanti e, credo, tutto ciò che è necessario. Quindi è inutile che io aggiunga qualche battuta estemporanea. Potrà essere importante - ha proseguito subito dopo - una parola meditata, una parola ufficiale che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che potrà essere chiarificatrice per tutti”.

 

In poche parole fra breve vedremo Papa Benedetto XVI impugnare il bastone col campanaccio in cima per richiamare alla stalla tutte quelle pecorelle che ultimamente s’erano allontanate a pascolare da qualche altra parte. Cosa dite, l’avete già visto farlo. Eh, ma stavolta é diverso:

 

Perché stavolta, come ha lasciato intendere Ruini, si tratterà non di semplici dichiarazioni rilasciate in pubblico, ma di una memoria scritta, “chiara e vincolante” - secondo le parole del numero uno della Cei - per tutti i cattolici.

 

Magari potremmo addirittura sperare in un’enciclica, se ci dice bene.

A leggere queste cose mi tornano in mente tutte le mie discussioni con vari amici cattolici, sui forum che frequento e in vita reale. Uno dei punti sui cui più spesso vengono pungolati é proprio Camillo Ruini. E in buona parte, non é raro ascoltarli abbandonarsi a commenti davvero poco luisnghieri su di lui, sempre però seguiti dall’affermazione che “Ruini é solo il presidente della CEI, la Chiesa é un’altra cosa”.

Ma allora questa presenza continua sul palcoscenico mediatico, questo suo continuo dirigere la battaglia contro i PACS come un generale indomito, i suoi continui richiami delle truppe…certo che se Ruini é solo una voce, dev’essere ovviamente una voce molto gradita alla Chiesa. Giacché dall’alto nessuno sembra sconfessarlo, si potrebbe ipotizzare (che azzardo!) che quello che afferma Ruini E’ la posizione della Chiesa.

 

La verità, secondo me, é un’altra. E’ teatro.

Teatro perché l’Italia, patria indiscussa dell’italiano medio, deve essere presa più volte in considerazione quando si affrontano di queste discussioni.

La Chiesa parla per dogmi, l’italiano medio per opportunismi e consuetudini.

Senza timore di mancare di rispetto ai credenti, buona parte del gregge di Papa Ratzinger é costituito da quelle pecore reclutate sul nascere che mai nella vita hanno osservato il minimo dogma ma intanto ingrandiscono il numero. Blanditi con regali di cresima e comunione, si sposano da buoni cattolici perché il matrimonio in Chiesa “fa più scena”.

Chiaramente fanno sesso prima del matrimonio, chiaramente non si presentano alla messa domenicale non più di una volta l’anno, se hanno voglia bestemmiano o disperdono il seme. Eppure, sono nel gregge, e se le chiami alcune si fanno anche vedere.

La Chiesa, e nel particolare Ruini, questo lo sa benissimo.

Per cui ecco la sceneggiata, ecco il richiamo all’ovile con la voce forte e stentorea. Non è più questione di fede, è questione di poltica.

 Per cui, Eminenza, continui pure. Se ha deciso di gettare definitivamente la maschera, mi permetto di suggerire un nuovo Non expedit, ma al contrario. Un bell’EXPEDIT! EXPEDIT!, rinforzato dalla reiterazione verbale e pronunciato da Sua Santità dal balcone, affinché il gregge riprenda a trottare ordinatamente verso nuovi e brillanti orizzonti. fonte: Repubblica.it

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Wednesday, February 7, 2007

Lettera aperta a tutti i bloggers

 Avvertenza: questo post é sticky, il blog continua ad essere aggiornato nei post successivi.

 

Cari bloggers,

questa lettera vuole essere un accorato appello affinché si smetta di commentare, sulle pagine dei nostri blog, ogni singola azione di Silvio Berlusconi.

Già da alcuni mesi il signor Berlusconi ha abbandonato la politica, contribuendovi solo con le sue occasionali comparsate o con le sue sparate, sempre più volgari, sempre più assurde.

Per chi, come me, concepisce il blog come uno strumento che serva ad informare oltre che raccontare e raccontarsi, forse é davvero il momento di cambiare l’approccio nei confronti di quest’uomo.

Io per primo mi trovo in difficoltà nel fare una cosa del genere, in quanto le sue esternazioni mi provocano ancora indignazione e nausea, ma dedicandovi spazio sul mio blog, come ho fatto in passato, gli faccio solo un gradito regalo.

La carta stampata, anche quella che più volte gli si é schierata contro, non sembra capire che anche le sue esternazioni più vergognose sono studiate a tavolino, con il rivoltamento della frittata già pronto.

Lasciamo Silvio Berlusconi fuori dai nostri blog, o contribuiremo solamente a legare la politica italiana ancora di più a quest’uomo, a proseguire il suo progetto di imbarbarimento della società che é il suo maggior contributo a questo paese.

 

Grazie per l’attenzione

 

Nalia

 

P.S. Se come me avete stickato un post, poi ne avete scritto un altro, indi avete passato mezz’ora della vostra giornata ad aggiornare istericamente la pagina del vostro blog chiedendovi perché il nuovo post non comparisse in cima, fatevi sentire.

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Wednesday, January 24, 2007

Mastellate

Probabilmente ispirato da quanto sta avvenendo in Germania, dove é al varo un provvedimento che metterebbe al bando il simbolo della svastica, Clemente Mastella ha pensato bene di proporre un disegno di legge che prevderebbe sanzioni penali per i reato di “negazionismo”.

Ho partecipato a diverse discussioni su altri blog circa l’opportunità di un simile provvedimento, e riassumerò la mia posizione in breve: sono contrario a qualsiasi legge che venga ad incidere direttamente sulla libertà di parola ed opinione, soprattutto se si tira in ballo un’analisi storica. Ovviamente, mi riservo di operare dei distinguo, ossia c’é Irving e la sua analisi storica (che pure é per molti versi fallace e pilotata) e ci sono le castronerie senza capo né cosa che si sentono sull’autobus. Ma, fondamentalmente, ci troviamo comunque davanti a opinioni.

 

Non mi ha minimamente stupito che una questione che a mio parere é piuttosto delicata sia stata presa nelle sapienti mani di Clemente Mastella, abilissimo nel pubblicizzarsi e da mesi impegnato in una quotidiana battaglia per avere maggiore visibilità. Questo allegro mattacchione, cui già si deve il famigerato indulto, proprio non poteva lasciarsi scappare questo boccone ghiottissimo che avrà il merito di puntare su di lui i riflettori per qualche tempo.

 

 Ma vediamo le reazioni, da La Repubblica: Si schiera contro il leader della Margherita Francesco Rutelli (“Mettere fuori dalla storia i negazionisti non significa metterli in galera”). Frena il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia Renzo Gattegna (“Siamo contrari a introdurre i reati di opinione nella legislazione italiana”). I magistrati pigliano le distanze e il segretario della ANM Nello Rossi si lamenta che “gli storici abbiano detto in maniera seria ed eloquente quello che avrebbero dovuto dire subito i giuristi”.

 

 Insomma, pare che anche Lex Luthor e la Justice League abbiano dichiarato una tregua temporanea per esprimere una condanna concordata a questo disegno di legge.Unica voce che si leva accanto a Mastella é quella del vicepresidente della commissione UE, il forzista Franco Frattini: “Serve una sanzione penale contro un complesso di azioni che mirano ad indurre al disprezzo per la Shoah.”

 

 Mastella chiaramente, come é suo costume, difende la sua posizione e alza un po’ di polvere. A lui a parte del guerriero solitario va benissimo, é quella che più gli consente abuso di demagogia nel rivolgersi ai suoi interlocutori.Tutto questo si inquadra perfettamente in quella manovra politica del XXI secolo che passerà alla storia come la mastellata, un misto di demagogia, ipocrisia e, ovviamente, gigantesca faccia di culo. Trattare un problema del genere con un disegno di legge apposito non solo mina la libertà d’opinione che é alla base di una democrazia, ma contribuisce a creare martiri d’opinione, é Irving potrebbe essere uno dei migliori se un disegno del genere passasse.Se Mastella é così coinvolto nel tenere vivo il ricordo della Shoah e nella questione ebraica, rispolverasse quella bella leggina che si chiama apologia di fascismo e che tutti sembrano misteriosamente ignorare. Ci sono tanti gruppetti di scimmiette esaltate che fanno saluti romani e gridano “ebrei ai forni”, non si potrebbe cominciare da quelli, che la legge già c’é? 

Ah, ma quelli sono rappresentati (e protetti) politicamente. E questo, evidentemente, é un limite invalicabile per la genuina e sincera preoccupazione mastelliana per chi nega la Shoah…

(Fonte: Repubblica del 24/01/2007)

 

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