Seppure il testo dei DICO abbia diverse lacune e non sia esattamente quello che le più rosee speranze del movimento pro-PACS aveva ipotizzato, é sempre piacevole godersi le reazioni della Chiesa. Tralasciando le parole di politici divorziati, adulteri e conviventi, improvvisamente riscopertisi intrisi di fede cattolica e ligi al divino verbo nel profondo delle loro anime, la Chiesa scavalca tutti scendendo in campo nella persona del nostro amatissimo Eminenz, Sua Eccellenza il Presidente della Cei Camillo Ruini. Costui, irrompendo nell’agone con la sua consueta grazia ed eleganza di gallo da combattimento, dà il la ad una reazione scomposta e irosa, che di certo procederà nei prossimi giorni.
Sua Eccellenza non é abituato a parlar chiaro, si rifugia sempre nel sottinteso, comprensibile però anche ad un bambino di cinque anni affetto da ritardo mentale per essere sicuro di raggiungere tutte le pecorelle del gregge.
Nell’ambito del convegno nazionale dell’Opera romana pellegrinaggi, in riferimento al testo dei DICO, Sua Eccellenza così si esprime:
“…su queste cose sono state già dette da parte nostra tante cose importanti e, credo, tutto ciò che è necessario. Quindi è inutile che io aggiunga qualche battuta estemporanea. Potrà essere importante - ha proseguito subito dopo - una parola meditata, una parola ufficiale che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che potrà essere chiarificatrice per tutti”.
In poche parole fra breve vedremo Papa Benedetto XVI impugnare il bastone col campanaccio in cima per richiamare alla stalla tutte quelle pecorelle che ultimamente s’erano allontanate a pascolare da qualche altra parte. Cosa dite, l’avete già visto farlo. Eh, ma stavolta é diverso:
Perché stavolta, come ha lasciato intendere Ruini, si tratterà non di semplici dichiarazioni rilasciate in pubblico, ma di una memoria scritta, “chiara e vincolante” - secondo le parole del numero uno della Cei - per tutti i cattolici.
Magari potremmo addirittura sperare in un’enciclica, se ci dice bene.
A leggere queste cose mi tornano in mente tutte le mie discussioni con vari amici cattolici, sui forum che frequento e in vita reale. Uno dei punti sui cui più spesso vengono pungolati é proprio Camillo Ruini. E in buona parte, non é raro ascoltarli abbandonarsi a commenti davvero poco luisnghieri su di lui, sempre però seguiti dall’affermazione che “Ruini é solo il presidente della CEI, la Chiesa é un’altra cosa”.
Ma allora questa presenza continua sul palcoscenico mediatico, questo suo continuo dirigere la battaglia contro i PACS come un generale indomito, i suoi continui richiami delle truppe…certo che se Ruini é solo una voce, dev’essere ovviamente una voce molto gradita alla Chiesa. Giacché dall’alto nessuno sembra sconfessarlo, si potrebbe ipotizzare (che azzardo!) che quello che afferma Ruini E’ la posizione della Chiesa.
La verità, secondo me, é un’altra. E’ teatro.
Teatro perché l’Italia, patria indiscussa dell’italiano medio, deve essere presa più volte in considerazione quando si affrontano di queste discussioni.
La Chiesa parla per dogmi, l’italiano medio per opportunismi e consuetudini.
Senza timore di mancare di rispetto ai credenti, buona parte del gregge di Papa Ratzinger é costituito da quelle pecore reclutate sul nascere che mai nella vita hanno osservato il minimo dogma ma intanto ingrandiscono il numero. Blanditi con regali di cresima e comunione, si sposano da buoni cattolici perché il matrimonio in Chiesa “fa più scena”.
Chiaramente fanno sesso prima del matrimonio, chiaramente non si presentano alla messa domenicale non più di una volta l’anno, se hanno voglia bestemmiano o disperdono il seme. Eppure, sono nel gregge, e se le chiami alcune si fanno anche vedere.
La Chiesa, e nel particolare Ruini, questo lo sa benissimo.
Per cui ecco la sceneggiata, ecco il richiamo all’ovile con la voce forte e stentorea. Non è più questione di fede, è questione di poltica.
Per cui, Eminenza, continui pure. Se ha deciso di gettare definitivamente la maschera, mi permetto di suggerire un nuovo Non expedit, ma al contrario. Un bell’EXPEDIT! EXPEDIT!, rinforzato dalla reiterazione verbale e pronunciato da Sua Santità dal balcone, affinché il gregge riprenda a trottare ordinatamente verso nuovi e brillanti orizzonti. fonte: Repubblica.it