Thursday, June 15, 2006

Il mio incubo peggiore - Racconto

La più comune classificazione degli incubi li identifica come immagini delle nostre paure più o meno inconsce. Come qualcosa di estremamente personale, essi traggono origine dalla nostra diretta esperienza di vita, spesso richiamando ricordi sopiti ma mai completamente dimenticati. La maggior parte delle persone, credo, impara a convivere con il proprio incubo riconducendolo alla sua matrice, fornendogli così una base, se così si può dire, logica. Ad esempio, credo che negli incubi di un agorafobico ricorrano grandi spazi aperti. Ma per quanto riguarda i fobici l’identificazione dell’incubo è più facile ed immediata, in quanto il più delle volte è riconducibile alla fobia di cui soffrono.

Io non sono un fobico, o forse non l’ho ancora scoperto, e di certo mi manca la capacità di autoanalisi che mi permetterebbe di comprendere l’essenza dell’incubo che da anni mi porto dietro. Mi assale a periodi più o meno lunghi, di solito per qualche settimana, poi può passare anche un anno senza che si ripresenti, anche se io non lo dimentico e mi ritrovo spesso a pensarci. Semplicemente, nel mio incubo io sogno di svegliarmi.

In genere in questo tipo di sogni il mondo ci appare leggermente modificato, alle volte in maniera evidente, ma è una differenza che, ovviamente, nel sogno non siamo in grado di notare. C’è una donna, ad esempio, che nel sogno è nostra madre, ma il suo aspetto è completamente diverso da quello della nostra vera madre. Il modo in cui si comporta, la sua voce, le cose che dice sono le stesse, ma il suo aspetto cambia, ed è una differenza che realizziamo solo al risveglio.

Nel mio caso è diverso. La raffigurazione della mia stanza, della mia casa ed occasionalmente dei miei genitori è perfettamente identica a quella della realtà. Nessuna differenza, un inganno completo. Svolgo le mie mansioni quotidiane convinto di essere sveglio, faccio colazione, prendo il caffè e vado in bagno. E’ nel momento in cui guardo la mia immagine nello specchio che realizzo. Non so perché, ma la mia immagine riflessa porta con sé la consapevolezza del sogno, che per il suo realismo viene ad essere un’illusione di vita. Subito dopo la realizzazione che in quel momento io non sono in bagno ma sto dormendo e che quindi tutta quella parte della mia giornata non è mai esistita, comincio a precipitare. Tanto è reale il sogno che è come se mi sentissi morire, fino a che non mi risveglio di colpo, con quell’urlo lanciato nella caduta che mi riecheggia nelle orecchie.

Ieri notte è successo di nuovo, dopo un lungo periodo in cui mi ha lasciato in pace. E’ sbucato fuori dall’anfratto nel quale se ne stava acquattato e mi ha assalito, ingannandomi come al solito. E’ con una certa tensione che mi accingo a prendere sonno.so che probabilmente attaccherà di nuovo. Ma non posso evitare di dormire. In qualche modo, il suo ritorno mi concede ancora una volta la possibilità di sfidarlo, di carpire il suo segreto. Chiudo gli occhi. Mi addormento.


 

Rumore. La porta di casa si chiude sbattendo. Apro gli occhi. E’ mattina. Un rapido sguardo alla radiosveglia mi rassicura sul fatto che ho ancora una decina di minuti per starmene a letto prima di alzarmi. Sollievo. Stanotte mia ha risparmiato. Mi stiro e sbadiglio.

Accade in quel momento.

Non so come.

Non so perché.

Per la prima volta ne ho coscienza.

E’ come se vedessi oltre.

Senza una reale motivazione.

Ne sono certo.

Sto sognando.

Non sono qui.

Sono nel mio letto.

Sto dormendo.

STO SOGNANDO E ME NE RENDO CONTO.

Lentamente, un pensiero si fa strada nella mia testa, nella testa del sognatore. Un pensiero che non dovrebbe esserci.

E’ la mia occasione. Non ce ne sarà un’altra. Posso fregarlo. Posso liberarmi di lui.

Posso liberarmi del mio incubo.

Lo sconfiggerò. Sono avvantaggiato, so che sto sognando.

Mi alzo lentamente.

Mentre mi avvio verso la cucina, è come se l’incubo assumesse una sua forma, non fisica, ma presente. Mi muovo al suo interno e lui mi circonda, ma è come se riuscissi a vederlo nella sfocatura di un’immagine, in un suono, in un pensiero. Sono dentro di lui.

Faccio colazione lentamente guardando fuori dalla finestra, dilungandomi più del solito e cercando di pensare il meno possibile al momento in cui affonderò il mio colpo. Ho già deciso quando questo avverrà.

I sapori sono tutti lì, a dare vita all’inganno, così come lo sono gli odori ed i suoni. Il tatto avverte il tiepido contatto con la tazzina del caffè fumante. Andare avanti. Non fermarsi.

Il bagno. Ora sono pronto, non mi resta che affrontare il mostro nella sua tana. Me lo immagino raggomitolato dall’altra parte dello specchio, i muscoli tesi in attesa di scattare. Bene. Non attendo altro. Entro in bagno con lo sguardo chino, senza soffermarmi sullo specchio. Gli occhi percorrono lentamente la maiolica, raggiungono la base del lavandino e seguono la sua curva fino ad arrivare al rubinetto. Poco sopra troverò lo specchio. Nella mia mente inizia un conto alla rovescia.

 

3…

 

Sto arrivando, stronzo, sto arrivando…

 

2…

 

Vediamo chi la spunta, eh?

 

1…

 

Vediamo se avrai il coraggio di ripresentarti…

 

Alzo lo sguardo. Ancora prima che mi renda conto di osservare la mia immagine, urlo:

“TI HO FREGATO, STRONZO!!! LO SO CHE CI SEI E SO DI SOGNARE!!! TI HO FREGATO!!!”

 

Puntualmente inizio a precipitare. Ma ad accompagnare la mia caduta non c’è un urlo di terrore, ma una risata di vittoria.

 

____________

  

E ridendo mi sono svegliato! Ridevo, ero felice, ce l’avevo fatta. L’avevo sfidato nel suo stesso campo di battaglia e l’avevo sconfitto. Aveva fallito nel suo intento, nell’intento di ogni incubo, che è quello di terrorizzarci. Aveva fallito miseramente.

Mi sono alzato quasi saltando fuori dal letto, sono andato in soggiorno ed ho messo su della musica. Ho aperto le finestre, lasciando che il sole entrasse ed ho apparecchiato sul tavolo davanti alla finestra. Nulla era cambiato nella mia vita, eppure mi sentivo come se avessi compiuto qualcosa di grande. Sapevo che era l’ultima volta che avrei avuto quell’incubo.  Sfidandolo e prendendolo di sorpresa me ne ero liberato. Non avrei mai saputo cosa significava, perché aveva preso di mira me, ma non aveva alcuna importanza. Contava solo l’essermene liberato.

Mi venne voglia di uscire. Quella mattina me ne sarei andato in giro per il quartiere. Una doccia e via, forza e coraggio!

Finita la colazione me ne andai in bagno assaporando già la sensazione dell’acqua calda sulla pelle. La mia immagine allo specchio rifletteva il mio sorr…

 Allora chi è lo stronzo?

 

La realtà delle cose, anzi, l’irrealtà in un unico, terrificante attimo. Sono caduto urlando.

Posted by at 18:19:48 | Permalink | Comments (13)