Monday, October 8, 2007

Di ritorno da Praga

Fresco di ritorno da Praga, meta a lungo sognata e finalmente raggiunta la scorsa settimana, provo a riordinare un attimo le idee su ciò che ho visto. E con l’occasione provo anche ad aggiornare questo blog decrepito in cui con sommo stupore ogni tanto vedo ancora passare qualcuno.

Si parte da un dato di fatto: per me Praga era qualcosa che avevo in testa da anni, un’idea (sballata) nata dai romanzi, da Praga magica di Ripellino e dai racconti dei miei che la visitarono nel 1971.

Onde evitare di scontrarmi violentemente con una realtà che sapevo essere ben diversa, mi sono concesso di spazzare via dalla testa tutto ciò che sapevo e di lasciare che la città mi venisse incontro così com’era.

 

 

Ovviamente, non è stato possibile.

Non è stato possibile perché Praga è una città duplice, come una scenografia. Davanti è tutto uno sbrilluccicare di lustrini ed ammiccare di insegne al neon, ma appena si gira sul retro cominci a capire di cosa parla Ribellino: strade buie, edifici che incombono su di te come le mura di un labirinto per giganti, sprazzi occasionali di gotico metropolitano che ti sovrastano.

E’ una città che, nonostante tutto, non ha perso quel suo carattere profondamente malinconico e misterioso celebrato da generazioni di scrittori e di poeti, carattere che in determinati luoghi sembra quasi essere preservato artificialmente, probabilmente con la consapevolezza che esiste anche quel modello di turista che non si accontenta delle luci di Piazza S. Venceslao ma ha anche piacere ad immergersi nelle stradine di Mala Strana.

 

 

L’impressione principale é che dalla Rivoluzione di Velluto la città sia stata letteralmente inondata dall’Occidente e, senza quella serie di mutamenti graduali che hanno subito i paesi dell’Europa occidentale, Praga sia diventata un ibrido, una sorta di bolla in cui ancora convivono i deprimenti casermoni comunisti insieme ai McDonald’s spuntati un po’ ovunque come funghi. Di primo acchitto é facile uscire piuttosto confusi da questo guazzabuglio fra neocapitalismo ed ex comunismo. Perché ogni grande piazza della città, ogni grande arteria che viene percorsa ha una sorta di invisibile linea di confine, oltre alla quale sei di nuovo dall’altra parte della cortina. E allora capisci di cosa parla Ripellino, quando scrive di Kafka che ancora oggi ogni notte percorre le strade della città tornando a casa. Vagando in quelle stradine, infatti, é come se il tempo in qualche modo si dilatasse, e gli stessi rumori del caos che é poche decine di metri più in là arrivano attutiti, quasi che la metaforica bolla esistesse davvero.

 

 

Anche l’architettura della città riprende lo schema dell’ibrido. Gotico e liberty si fondono in uno stile unico fino a perdere le proprie caratteristiche distintive producendo qualcosa di nuovo, di affascinante ma allo stesso tempo perennemente fuori posto.

In alcune parti della città questi stili si esprimono senza confondersi, come nel caso del Palazzo dell’Opera, una tappa fondamentale per gli appassionati del liberty, o nel gotico delle torri che si innalzano in diversi punti della città quasi a rappresentare una segnaletica stradale alternativa.

E’ una città, insomma, che apparentemente sembra piuttosto lontana dal trovare il proprio equilibrio. Una città che é concepita a misura di turista, ma allo stesso tempo custodisce con una certa gelosia il suo cuore storico per se stessa.

 

 

Per chi, come me, intende andare a Praga sulla base di quanto ha letto, affascinato dalla Città Magica e dalle claustrofobiche atmosfere kafkiane, un consiglio: cercate bene. Andate a spasso per Mala Strana di notte, aspettate che gli ultimi turisti lascino il passo alla luce dei lampioni e di tanto in tanto infilatevi in una birreria, bevete e continuate il giro. Lasciatevi ispirare dall’atmosfera e, volgete di tanto in tanto un occhio ad una delle torri. Lentamente, dovreste essere in grado di provare quella dilatazione temporale a cui ho accennato. Anche se solo per pochi secondi, avrete l’opportunità di riflettere su quale sia la “magia” di Praga.

Da un punto di vista più prosaico, invece, eccovi una piccola selezione di opportuni appunti mentali che mi sono fatto durante la vacanza: 

 

1)      se siete in viaggio con un amico, e lui vi dirà entusiasticamente che c’éunadiscotecamadonnamiachefigatapienadificaunmito dicendo che ci é stato l’ultima volta nel 1999, fategli notare che le ragazze che c’erano nel 1999 e che avevano 16-17 anni allora sono ancora lì ma l’età si é abbassata a 14-15 e finirete a prendervi a borsarte di ghiaccio i coglioni mentre lercioni cinquantenni pascolano piccoli gregge di agguerrite lolite in guepierre

 

2)      nei supermercati, date sempre la preferenza al LOVICE. Si presenta in genere come salame a fette, é buono ma chiedere cosa sia é segno di profonda scortesia. Zitti e mangiate. 

 

3)      Se per orientarvi prendete come riferimento “quella torre là” vi perderete dodici secondi dopo scambiandola per un’altra e raggiungendone una terza per tornare alla prima

 

4)      I semafori di notte durano in media dal secondo al secondo e mezzo, attraversate la strada sempre e solamente in bullet-time

 

5)      Penne a sfera e calze di nylon non funzionano più. Ma proprio per niente…

  

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Monday, April 2, 2007

L’inconfessabile verità…

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Tuesday, March 13, 2007

Short notes

Una serata a casa passata a chiacchierare via MSN con un amico ha prodotto questa breve serie di notizie riguardanti la mia persona, i commenti in corsivo sono miei.

AnSA:  Ordigno a Cinecittà.
“Cinematest un par de palle!” ha dichiarato il folle appena tratto i arresto dai Carabinieri

Non sono così ossessioanto dal cinematest, un gioco che va avanti da un paio d’anni su un forum che frequento. Tutte le voci circa la mia competitività in merito non sono da ritenersi fondate.

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Roma - Crea un buco nero con un cd rom e un cacciavite. L’ insolito fenomeno allo studio della comunità internazionale
“Coi tasti non si apriva!” queste le prime parole di I.L.

Chiedi aiuto una volta per installare un programma e ti prendono ancora per il culo. Anche in questo caso, é da considerarsi infondata la voce secondo cui avrei scambiato il cassettino del lettore CD per un portabibite.

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Roma - Simula un allarme bomba per evacuare un intero quartiere e cercare meglio la sua gatta. “Se c’e’ gente in giro mi è più difficile trovarla!”

Ennesima esagerazione. In genere mi limito ad attaccarmi al pulsante di allarme dell’ascensore e i miei condomini si attivano immediatamente riconoscendo il segnale. E’ forse condannabile voler bene al proprio animale domestico?

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Ostia Lido - Ritrovato sulla spiaggia in stato confusionale, mentre cercava di costruirsi una capanna con dell’immondizia l’uomo che ha aggredito a colpi di manico di scopa gli occupanti di un campo nomadi alle porte di Roma apostrofandoli come “gli altri”.

Che bassezza! Se si considera, poi, che chi la scrive é colui che mi ha iniziato a LOST, costringendomi praticamente a diventarne dipendente proponendolo come unico argomenti di conversazione possibile. Vergogna!

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Fano - Svaligiata la gastronomia del paese. Due giovani di cui ancora non si conosce l’identità si sono serviti di un orso bruno ammaestrato per farsi strada attraverso le lamiere della saracinesca del negozio “Fritto è meglio”. “Sono rovinato!” ha dichiarato il proprietario.

Qui, addirittura, si chiamano in causa anche i miei amici. Io e Capelli siamo solo due buone forchette, é assolutamente falso che al nostro comparire nella strada del paesello dove sverniamo i negozi di alimentari chiudono le serrande all’unisono e tutti gli animali edibili fuggono verso la montagna. Malignità.

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Roma - “Non siamo riusciti a fermarlo in tempo” non riescono a farsene una ragione gli infermieri in lacrime dopo l’atroce strage compiuta da un folle che zoppicando per un reparto di un noto ospedale della capitale ha staccato la spina a 25 pazienti dicendo che le diagnosi erano errate.

Anche qui, altre fandonie. House non mi scatena alcuna crisi emulative, mi serve solo per sottoporre al mio medico nuove malattie per nutrire la mia ipocondria. Ha anche detto che se non la pianto mi imbottisce di tranquillanti, ma questa é un’altra faccenda.

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Ovviamente ho ribattuto colpo su colpo. Troverete le mie short notes sul mio detrattore qua.



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Friday, March 9, 2007

Every sperm is sacred


Per fornire un contributo quantomai attuale all’epidemia di luxorite che c’é nell’aria, un canzone che é anche la celebrazione della prorompente comicità dei Monty Pithon, che dio sempre li preservi.

 

EVERY SPERM IS SACRED 

DAD:
There are Jews in the world,
There are Buddhists.
There are Hindus and Mormons, and then
There are those that follow Mohammed, but
I’ve never been one of them!

I’m a Roman Catholic,
And have been since before I was born,
And the one thing they say about Catholics is:
They’ll take you as soon as you’re warm!

You don’t have to be a six-footer.
You don’t have to have a great brain.
You don’t have to have any clothes on. You’re
A Catholic the moment Dad came!

Because

Every sperm is sacred.
Every sperm is great.
If a sperm is wasted,
God gets quite irate.

CHILDREN:
Every sperm is sacred.
Every sperm is great.
If a sperm is wasted,
God gets quite irate.

GIRL:
Let the heathen spill theirs
On the dusty ground.
God shall make them pay for
Each sperm that can’t be found.

CHILDREN:
Every sperm is wanted.
Every sperm is good.
Every sperm is needed
In your neighbourhood.

MUM:
Hindu, Taoist, Mormon,
Spill theirs just anywhere,
But God loves those who treat their
Semen with more care.

MEN:
Every sperm is sacred.
Every sperm is great.
 

WOMEN:
If a sperm is waaaasted,…
 

CHILDREN:
…God get quite irate.

PRIEST:
Every sperm is sacred.
 

BRIDE and GROOM:
Every sperm is good.
 

NANNIES:
Every sperm is needed…
 

CARDINALS:
…In your neighbourhood!

CHILDREN:
Every sperm is useful.
Every sperm is fine.

FUNERAL CORTEGE:

God needs everybody’s.

MOURNER #1

Mine!

MOURNER #2:
And mine!

CORPSE:

And mine!

NUN:

Let the Pagan spill theirs
O’er mountain, hill, and plain.
 

HOLY STATUES:

God shall strike them down for
Each sperm that’s spilt in vain.

EVERYONE:

 

Every sperm is sacred.
Every sperm is good.
Every sperm is needed
In your neighbourhood.

Every sperm is sacred.
Every sperm is great.
If a sperm is wasted,
God gets quite iraaaaaate!
 

 

(da Monty Python’s - The Meaning of Life 1983)

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Wednesday, February 21, 2007

Karma attacks

Da Wikipedia:

 

Il Karma è sia l’attività o agire in sé sia l’insieme delle conseguenze delle azioni compiute da un individuo nelle vite precedenti. Secondo la legge del Karma le azioni del corpo, della parola e dello spirito (i pensieri) sono insieme causa e conseguenza di altre azioni: niente è dovuto al caso, ma ogni avvenimento, ogni gesto è legato insieme da una rete di interazioni di causa/effetto. La legge del Karma è valida esclusivamente all’interno del mondo materiale (prakriti) e del ciclo di nascita e morte (Samsāra). Se si produce sofferenza o si interferisce negativamente con il Dharma o legge universale, si produce Karma negativo; se si fa del bene, si produce karma positivo. Nelle vite successive (o nella vita corrente) si dovrà pagare o si verrà ripagati per le azioni compiute precedentemente.

 

Certe persone, che di tanto in tanto compaiono su questo blog, hanno preso da tempo la cattiva abitudine di reagire al mio innocuo sarcasmo dicendo semplicemente “karma”, appellandosi a questa forma di equilibrio universale che io, a sentir loro, violerei.

Da razionale (ma non troppo) gli ho riso in faccia più volte, e già diverse volte la cosa mi si é ritorta immancabilmente contro.

L’ultima l’altro ieri: chattavo su MSN con un’amica che mi parlava di una festa a cui sarebbe andata, e per scherzare le ho passato alcuni link con delle oche che attraversavano la strada, commentando “Ecco XYZ con le sue fide amiche che intraprende il viaggio verso la festa”. Una cosa abbastanza innocua, come é facile intuire.

Lei, prontamente, ha semplicemente ridigitato in risposta “karma”, insieme ad alcuni immagini di tacchini del Thanksgiving alludendo che quella sarebbe stata, prima o poi, la mia fine.

Forte del mio raziocinio, le digito un sorriso amichevole ed esco a fumare sul terrazzino. Prontamente mi cade addosso un litro d’acqua, con il subitaneo “Oh mi scusi non l’avevo vista!” della donna delle pulizie che annaffiava le piante grasse al piano di sopra. Il karma ci ha messo meno di un minuto ad entrare in azione, altro che vite successive.

Informata la mia amica della cosa, ho ricevuto in risposta risate sguaiate ed il balletto del “Te l’avevo detto”. A quel punto ho semplicemente ribattuto con “karma”. Tempo un minuto le é partita la caldaia dell’appartamento dove vive, cui é seguito il commento di lei “E adesso come faccio?”.

“Gelate”, é stata la mia pronta risposta prima di chiudere la comunicazione.

 

Adesso, io sono più propenso a credere alla macumba che al karma, in particolare visto che l’amica in questione é salentina, terra dalla vasta tradizione in merito. Certo é che non é la prima volta che lei, io od altri amici veniamo presi a randellate da questa impietosa combinazione di sfiga tirata e rapporto di causa-effetto. Ma, se devo prendere per buona la teoria del karma così come viene rivendicata da questi amici/portatrici di rogne, allora mi chiedo quale sia la colpa che lei ha dovuto pagare per questo evento, documentato sul suo blog nella data di ieri.

 Ed allo stesso tempo, a chi veramente crede nel karma, non sarebbe più opportuno dirigerlo verso personaggi più in vista di un umile bibliotecario che voleva fare solo un po’ di sarcasmo? Dateli voi i bersagli, forse per ora si sono salvati dal karma giacché nessuno li ha informati della sua esistenza.

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Tuesday, February 20, 2007

Gray’s anatomy, erotomania chirurgica

Sono ormai un serial-dipendente.

Mi sono arreso mesi fa, nel silenzio della vergogna, prima con LOST (giustificandomi che è una serie favolosa ed innovativa, ed è vero), poi con Dr. House M.D. (giustificandomi che è una serie scientifica e interessante, anche se non capisco NULLA di quello che dice salvo poi gratificare la mia ipocondria citando nomi di malattie a caso con il mio medico di base) ed ora con Grey’s Anatomy (giustificandomi che…no, per Grey’s NON CI SONO giustificazioni).

Grey’s Anatomy riprende il fortunato filone seriale ospedaliero riportato in auge da House ma che vanta in passato capisaldi incrollabili come General Hospital o il Dr. Kildare e si viene a presentare come una fusione di queste due correnti principali, quella romantico/sentimentale e quella scientifica.

I personaggi sembrano pensati da Muccino: tutti tirocinanti di chirurgia, prossimi più o meno alla trentina (nonostante dimostrano apertamente trentacinque anni l’uno), tutti tesi a dimostrare di avere quindici anni mentali. I momenti chirurgici sono quasi sempre subordinati al sesso occasionale nella sala riposo, al sesso a casa propria, al sesso dove e quando capita, al parlare di sesso.

Perché questi infilano le mani dentro ad un torace aperto parlando di sesso e pensando al sesso che hanno fatto/stanno per fare.

Sono veramente immondi, li odierete tutti dal primo all’ultimo. I più sciovinisti e le più bigotte fra di noi ci metteranno zero ad insultare la protagonista (che in una memorabile puntata sta in mezzo ai due suoi amanti chiamata dall’uno e dall’altro come se fosse un cane conteso), persino io che con anni di terapia avevo smesso di dire “puttana!” ad Ingrid Bergman* ogni volta che apriva la bocca in Casablanca ho ceduto ed ora me la prendo con Meredith Grey senza nemmeno bisogno che parli, basta faccia capolino sullo schermo.

E queste sono le donne di Grey’s Anatomy. Poi ci sono gli uomini.

E qui abbiamo una folta rappresentanza di farlocchi incapaci di comprendere le basilari regole di convivenza in una relazione, scemi come la morte e resistenti a qualsiasi tentazione quanto una forma di burro. In confronto all’uomo medio di Grey’s JD di Scrubs è un uomo navigato.

Il cast è fin troppo politically correct e altamente interrazziale, in una maniera quasi esasperata, come se gli sceneggiatori fossero obbligati per razzismi giovanili a coprire tutti i gruppi etnici e tutti i colori di pelle.

Il doppiaggio italiano lascia un po’ a desiderare, è del tipo “segnaletica per idioti” dove il personaggio buono e con la faccia da bambinone ha una vocetta squillante e da imbranato ed il personaggio sexy parla come se soffrisse di raucedine cronica, quando nell’originale americano le loro voci sono normalissime.

 

QUINDI: perché seguo come un segugio Grey’s Anatomy, per ragioni che non riguardano la demenza senile o monomaniacità?

Il punto di forza della serie viene proprio ad essere quello di cui ho parlato finora: la fiera del luogo comune, legata però ad un umorismo cinico ed impietoso che potrebbe ricordare Scrubs , ma se ne distacca in quanto manca l’elemento surreale (ma non quello demenziale).

I presupposti scientifici (demoliti dalla critica statunitense per la logoro approssimazione) dei casi di Grey’s Anatomy sono funzionali all’esposizione di casi da freak-show: gemelli siamesi, ex-marito ed ex-moglie che copulano e restano incastrati fra i loro piercing genitali, un uomo incinto sono ordinaria amministrazione per questa squadra di allegri erotomani. Anche il punto di vista sulle loro vite è decisamente impietoso, quasi a confermare allo spettatore che, sì, sono tutti dei casi umani, dal primo all’ultimo, eppure all’interno dell’ospedale sono dall’altra parte del bancone dell’accettazione.

La regia è ottima così come la recitazione dei personaggi (il che lascia sempre aperta la porta all’atroce dubbio che la loro demenza sia istintiva e non recitata).

Le prime puntate vi faranno venire i nervi, poi lentamente comincerete ad accettare che il Seattle Grace Hospital, l’immaginaria struttura dove è ambientato il serial, è una sorta di zoo con le pareti in vetro per osservare la giornata di esemplari umani socialmente involuti ed emotivamente terremotati. Non appena questa considerazione si sarà aperta la strada in voi, il divertimento sarà assicurato.

* SOLO perché lascia Humphrey Bogart. 

 

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Wednesday, February 7, 2007

E va bene, prenditi un gatto, ma sia chiaro che…

Da ormai più di un anno convivo con Eos, un’impunita e tondeggiante felina. Uso volontariamente la parola “convivere” perché ho sempre trovato inesatte le definizioni “ho un”, “sono proprietario di un” in riferimento ai gatti. I gatti, più che essere animali domestici, sono dei conviventi.

Credo di averla educata abbastanza bene, cercando di limitare in qualche maniera il mio essere un gattaro con l’occasionale calcio nel di dietro di fronte ai dispetti e alle bizze reiterati.

Il risultato é una gatta che sale dappertutto ma non sul mio tavolo della cucina, si fa le unghie sull’opportuno tiragraffi e in genere non é troppo lagnosa.

Questo quando é con me.

Quando non ci sono, la storia é un altra.

Io vivo in un mini appartamento di 25 mq, ricavato da una parte del secondo piano della casa dei miei che ho ristrutturato con i primi soldi del lavoro.

Una porta di comunicazione conduce alla casa dei miei genitori, soluzione che di certo non é la migliore del mondo ma mi consente sufficiente privacy ed indipendenza economica.

Per anni i miei hanno osteggiato con le unghie e con i denti il mio desiderio di prendere un gatto, realizzatosi infine grazie all’attuale situazione.

Eppure…nello stesso preciso istante in cui lascio il mio appartamento per uno o più giorni Eos, della quale ai miei chiedo solo l’occasionale visita e il riempimento della ciotola, si trasferisce nella loro casa.

Al mio ritorno trovo una gatta che sale sui tavoli, pretende di mangiare il triplo di quanto dovrebbe, si fa le unghie sui miei jeans e di notte mi balla il tip-tap sui piedi.

Un po’ di aneddottica, per farvi capire la situazione:

 La gatta si fa le unghie violentemente sul tappeto persiano di casa dei miei. Prontamente urlo e le corro incontro per farla desistere.

Mia madre: “Lasciala stare, tanto é vecchio!”

Ricordo perfettamente che su quel tappeto era permesso a stento camminare. 

La gatta é in calore, miagola tutto il tempo e fa la pipì sul letto dei miei.

Mia madre: “Povera piccolina lei che cerca il gatto! Dove sta il gattone? Dove sta? Eh?”

 

Cena dai miei. La gatta pretende di stare seduta al fianco di mio padre, poi mette le zampe sulla tovaglia. Io urlo.

Mio padre: “Aspetta, le metto un tovagliolo sul bordo così ci poggia le zampette 

Poi c’é stata a storia della finestra, che mi ha fatto capire che ogni ulteriore battaglia era ormai perduta.

La gatta aveva preso l’abitudine di starsene in finestra ad osservare il passaggio dei piccioni. Gi stessi piccioni con cui io e mio padre abbiamo intrapreso una feroce battaglia per evitare che ci bombardasserro il balconcino, battaglia alla fine vinta grazie all’installazione di una barra di ferro con punte accuminate nel punto in cui i maledetti si posavano.

Una mattina trovo sul balconcino otto kili di guano e tre di briciole di pane. Chiedo a mio padre cos’é successo. Lui prima glissa, poi confessa.

 

“Eos voleva vedere i piccioni, così ho buttato un po’ di briciole sul balcone per farli venire.”

Al mio sguardo inorridito replica subito:

 

“Però non vedeva bene, allora tua madre ha smontato la tenda che le copriva la visuale!”

Come per dire, é anche colpa sua.

 

La follia.

Io da parte mia mi sono rilanciato in rivendicazioni /minacce affettive:

 

Voi non mi avete mai viziato così! (ed é vero, sto ancora aspettando il Castello di Greyskull dei masters promessomi per il Natale del 1983).

 

Se avrò un figlio, non ve lo lascerò mai, nemmeno per un pomeriggio!

 

Niente. Nulla sembra scuotere mater et pater nella loro opera di traviamento di una gatta educata e civilizzata verso una belva aggressiva e spregiudicata.

Se questo é quello che potrebbe attendere i miei figli, dai sei anni in su le vacanze le faranno nei campi di lavoro per compensare le domeniche dai nonni.

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Thursday, February 1, 2007

Uomo, donna, MSN

Amica di Nalia scrive:

che io sia instabile e nevrotica penso sia chiaro

Amica di Nalia scrive:

e i miei innumerevoli tentativi di disciplinarmi che falliscono sono l’inevitabile evoluzione

Amica di Nalia scrive:

l’essere divisi tra desideri e responsabilità è normale

Amica di Nalia scrive:

ma finora ero sempre riuscita a mantenere un minimo di ribellione seppure occasionale

          è solo che non voglio finire a fare le cose perchè devo.

Amica di Nalia scrive:

per carità, sicuramente una quota inevitabile di ciò che facciamo è dettata dal senso del dovere

Amica di Nalia scrive:

ma c’è una distinzione tra quello che la nostra morale ci impone di fare

Amica di Nalia scrive:

e quello che invece è l’inevitabile pressione sociale esercitata da chi ci sta intorno

         (e qui finisco nel filosofico… che cavoli)

Nalia scrive:

Uh

Nalia scrive:

dalla quartra riga avvertivo solo “IIIIIIIIIIIIIIIIiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiIIIIIIIIIIIII”

Nalia scrive:

potresti riassumere con una parola?

Amica di Nalia scrive:

stronzo

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Wednesday, January 17, 2007

Per gli appassionati di cinema

Vi segnalo il gioco “Indovina il film” e “Indovina la recensione”, giunti rispettivamente alla terza ed alla seconda edizione. I giochi si svolgono sul forum CINEMA, VHS E DVD. Il sottoscritto, che ha avuto l’onore (sudatissimo!) di arrivare secondo in entrambe le edizioni di “Indovina il film” vi invita a prendere parte alla sfida quotidiana, la terza edizione é partita da poco ed abbiamo sempre bisogno di nuovi giocatori. L’iscrizione al forum é ovviamente gratuita. Accorrete numerosi!

 

 

 

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Tuesday, January 16, 2007

Il coccodrillo come fa

 Goliardia Serale di Nalia e Capelli

Oggi tutti insieme
cercheremo di imparare
come fanno per parlare
fra di loro le gattare.

Come fa il cane? Bau! Bau!
E il gatto? Miao!
L’asinello? Hi! Hoo! Hi! Hoo!
La mucca? Muuu…!
La rana? Cra! Cra!
E Rahowa? Blaprotblaprotbla!

La pecora? Beee…!
E il coccodrillo?…
E il coccodrillo?…

Boh…!

Il coccodrillo che se fà?

non c’è nessuno che lo sa.
Si dice mangi troppo,
che poi abbià il cagotto,
che col bacino punga,
che all’ istrice lo munga,

però quand’è tranquillo
fa pure un po’ il mandrillo!

Il coccodrillo come fa
non c’è nessuno che lo sa.
Si arrabbia ma non strilla,
se nel seder lo piglia,
e mezzo addormentato se ne va.

Guardo sui giornali,
non c’è scritto niente:
sembra che il problema 
lo renda incontinente 
Ma se per caso al mondo
c’è qualcuno che lo sa,
la mia domanda
è ancora questa qua…

Il coccodrillo con chi va?

che mai nessuno se lo fa.
Si dice pisci troppo,
riempia anchè un  canotto,
che con la coda spinga,
nel culo a mo’ di vanga,
però quand’è tranquillo
chi se lo fa ’sto coccodrillo?…

Il coccodrillo come fa
non c’è nessuno che lo sa.
Preso da dietro strilla,
scorreggia e poi titilla
e poi se l’ hai pagato te lo da.

Adesso ripetiamo,
se non lo ricordiamo 
come fanno per parlare
fra di loro le fanfare

Come fa il cane? Bau! Bau!
E il gatto? Miao!
L’asinello? Hi! Hoo! Hi! Hoo!
La mucca? Muuu…!
La rana? Cra! Cra!
La pecora? Beee…!
E Fil84? Prooott…!
E il coccodrillo?…
E il coccodrillo?…

Boh…! E ‘Sticazzi che dice?

Avete capito
come fa il coccodrillo?

No? bhè…nel frattempo lui ha capito come fate voi!

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