6-11-2007
Enzo Biagi
Enzo Biagi
Uno dei tormentoni più cari all’odierna destra, quando si fa notare come all’interno di essa gironzolino allegramente personaggio che dovrebbero gironzolare nel cortile di un carcere, é quello di tirare fuori “gli orrori del comunismo”. Consacrati dall’ormai celebre “Libro nero del comunismo”, operazione editoriale/politica infarcita di approssimazioni e inesattezze quando non di plateali cazzate, “gli orrori del comunismo” sono diventati l’argomento preferito dei vari colonnelli, da Storace a Berlusconi stesso.
Benché la storiografia post bellica (la famosa “storia dei vincitori”) abbia peccato di oscurantismo nei confronti di diversi episodi, che negli ultimi anni sono venuti e stanno venendo comunque alla luce, la strumentalizzazione arbitraria dei crimini commessi dai regimi comunisti ha raggiunto soglie di inarrivabile squallore. Soprattutto se applicata alla tradizione comunista italiana, dove il termine “terza via” dovrebbe pur significare qualcosa.
Sarebbe sufficiente porre l’accento sulla particolarità dell’esperienza italiana per lasciar trasparire la strumentalizzazione effettuata da certi elementi della destra. Tuttavia, visto che a “sinistra” ci sono sempre le solite educande pronte a porgere l’altra guancia…
“VELTRONI: I CAMPI DI POL POT AGGHIACCIANTI COME AUSHCWITZ”
ROMA - “Ho visto le foto dei campi di concentramento di Pol Pot. Erano delle foto agghiaccianti non diverse da quelle che tra 10 giorni troverò andando ad Auschwitz”. Lo ha detto il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, spiegando che gli orrori delle dittature che hanno represso le libertà individuali sono uguali a prescindere dalle bandiere che li hanno ispirati.
Cazzo. Ed io che mi sono sempre eccitato a morte all’idea dello sterminio dei kulaki. Evidentemente, da feroce ed insensibile comunista quale sono (avrò anch’io il mio posto nel Libro Nero?) non mi ero mai posto il problema in questo modo. Ma proprio mai, eh!
“Veltroni ha affrontato la questione alla Galleria Colonna di Roma presentando l’ultimo lavoro di Cristina Comencini ‘L’illusione del bene’ insieme all’autrice e all’attrice Margherita Buy, che ne ha letto alcuni brani. [...]Una riflessione sul comunismo quella contenuta nel libro della Comencini, “un romanzo coraggioso - aggiunge Veltroni - che ci ricorda che nessuno di noi ha il diritto di rimuovere ciò che è stato che nessuno di noi ha il diritto di attribuire al tempo la possibilità di rimuovere le tracce morali di ciò che è stato, anche i vertici impensabili del male che hanno finito per macchiare il mondo intero”.
Sarò strano io, ma io questa urgenza di rimuovere il passato e ficcare gli scheletri sotto ai tappeti non la vedo tanto nei partiti derivati dal PCI, che si sono trovati a fare i conti con questi aspetti già ai tempi di Togliatti. Semmai il discorso mi pare rivolto più a certi eminenti destrorsi ripuliti che scacciano il loro passato con la punta del piedino.
Poi, la conclusione:
“Infine un riferimento alla necessità di fare i conti con il comunismo e con ciò che esso ha rappresentato in diversi Paesi del mondo: “Quel che bisogna dichiarare per essere creduti rispetto a ciò che è stata la storia del comunismo si trova nella vita concreta di milioni di persone. La vita non merita di essere archiviata sotto diverse specie in ragione delle motivazioni che hanno spinto a fare l’una o l’altra cosa, perché il significato di entrambe è lo stesso e cioè la riduzione della libertà, la soppressione della possibilità di vivere la propria vita manifestando le proprie idee e avendo la propria religione”.
E grazie, tanto finché andiamo avanti a banalità nessuno ci può dar torto. Ma un riferimento al fatto che non esiste la “storia del comunismo” quanto la “storia dei partiti comunisti”, lo vogliamo dare? O vogliamo affermare che Togliatti, Mao Tse Tung, Pol Pot, Stalin, Berlinguer e Occhetto (mi viene da ridere!) possono essere accomunati tutti sotto la stessa idea oltre che sotto la medesima bandiera?
Niente. Allora forse é Veltroni quello che vorrebbe dimenticare, quello che chiuderebbe nell’armadio una tradizione politica (quella del comunismo italiano) che é ancora viva ma di cui si vorrebbero i funerali, sacrificando la sua stessa formazione, la sua precedente esperienza politica sull’altare del buonismo pacificatore. O forse sono io che non capisco che ormai é tutta una gara fra la coppia Veltroni-Bindi e la coppia Mastella-Casini a chi arriva prima al centro.
Direi a questo punto “staremo a vedere” ma é più probabile che sul momento non ce la farò e distoglierò lo sguardo. Non me ne vogliate, eh…
CITTA DEL VATICANO - “Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa: l’apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società”. Il segretario di Stato Tarcisio Bertone, replica con durezza all’inchiesta sui costi dell’ora di religione. “C’è un quotidiano - lamenta - che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere. (fonte: La Repubblica)
Oh, adesso sì! Abbandonati i toni caritatevoli e la ben nota pazienza dei Santi, in merito alle recenti inchieste di Repubblica sui costi del Vatico, il segrterario pontificio Tarcisio Bertone ci regala questa lapidaria affermazione, la cui traduzione dal francese cardinalizio potete osservare a chiare lettere nel titolo di questo post.
C’é un che di così’ vetusto, così assurdo e così ferocemente retrogrado in quel commento “l’apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società”, una tristissima foglia di fico che serve a coprire l’incazzatura del porporato, quel sentimento di superiorità rispetto alle dinamiche de “l’altra parte” della società civile.
E quel disperato tenativo di mantenere la faccia non facendo nomi, affermando “…c’é un quotidiano…”, tentativo che finisce per produrre il suono di una sorta di avvertimento mafiosetto.
Francamente, vorrei che questa gente perdesse la calma più spesso. Li vorrei vedere privati da quell’aurea di santità che si sono arrogati, quell’eterno sorrisetto da uomini di pace, anzi, da uomini che si possono permettere di giudicare i loro simili.
Li vorrei vedere schiumanti, imbarbariti, gli occhi arrossati dall’affronto ricevuto, la voce strozzata in gola, i denti drigrignati. Ahimé, so bene che non accadrà mai.
Ma intanto, mi consolo con l’occasionale immagine di un uomo a cui evidentemente é sfuggita la lezione sul significato recondito delle parole con cui ci esprmiamo.
L’ho saputo della televisione e ancora rimpiango di essermela persa perché ero fuori città. Mi consolo con le immagini.
Al momento provo dei sentimenti contrastanti. Ammetto colpevolmente che la prima reazione che ho avuto é stata “ma dai, fichissimo!” senza neanche pormi la domanda se questa bravata avrebbe danneggiato in qualche modo il monumento. Soprattutto mi piaceva l’idea del manifesto dal testo futurista, la trovavo, insomma, un’idea geniale.
Così, quando é partito il coro indignato della “città offesa”, mi é sembrato decisamente eccessivo. Si era già appurato che la sostanza non avrebbe lasciato tracce né danneggiamenti di alcun tipo, quindi le voci mi sembravano fin troppo esagerate.
Bene o male la fontana di Trevi fa parte, oltre che del patrimonio artistico della città di Roma, dell’immaginario collettivo di italiani e stranieri, dai film di Totò fino al vestimento della fontana stessa a lutto per la morte di Marcello Mastroianni.
Non deve essere stata assolutamente scelta a caso, anche come mezzo per riferisi alla polemica con il sindaco per quanto riguarda la festa del cinema.
Più volte in questo forum ho ribadito il mio amore per la mia città e la scarsa tolleranza che ho maturato negli anni nei confronti di chi non la rispetta nei suoi monumenti. Tuttavia, in questo caso, io non ci ho trovato una mancanza di rispetto, ma solo una bella idea.
Adesso della cosa stanno facendo un caso politico. Pare che l’autore del gesto sia un tale Graziano Cecchini, che attualmente nega, pittore cinquantenne che dicono sia vicino ad AN. Ovviamente é già iniziato il balletto delle indignazioni, ovviamente AN già risponde Cecchini rinfacciando D’Erme.
Vi dirò la verità, con il rischio di andare controcorrente: me ne frega davvero poco. Il gesto é stato geniale e l’immagine di Fontana di Trevi rigurgitante di acqua rossa la trovo bella.
Secondo me chi pensa che la città eterna sia anche immutabile e cristallizzata per sempre in immagini da cartolina sbaglia di grosso. Dalle statue parlati fino ad oggi, si sprecano le occasioni in cui la città é stata il mezzo per dare voce a grupi di persone o anche a singoli individui.
E il caso non mi pare faccia differenza.
Poi, sulle intenzioni si può sempre discutere, e probabilmente si finirà per farlo.
Ma per ora resta solo la genialità del gesto e, ovviamente qui il gusto é personalissimo, la bellezza dell’effetto creato.
Daniele Mastrogiacomo, l’inviato di Repubblica rapito dai talebani, é stato rilasciato. Grande festa e soddisfazione in tutto il mondo politico, manifestazioni a iosa e strette di mano delle alte cariche. Ormai l’unità nazionale é un miraggio che si attesta sui cadaveri quando va male, sulle lunghe giornate di attesa quando va bene. Tuttavia, anche questa ritrovata unità nazionale pare essere un qualcosa di passeggero, come una miseranda folata di vento in un agosto torrido, subito inghiottita dal solleone.
C’é un prima e c’é un dopo. Prima c’é la ferma condanna del terrorismo “di qualsiasi natura” da parte dell’unità delle forze politiche, cui seguono le “ore d’attesa”, movimentate di tanto in tanto dalla mondezza con cui qualche isolato provocatore (vedo lo il deontologcissimo Feltri che definì le due Simone “due vispe terese”) cerca di aumentare le vendite del proprio giornaletto, poi la gioia e il tripudio, ed infine la solita arena a cui siamo abituati, che qualche minuto di rispettoso silenzio in più ci avrebbe fatti preoccupare.
Stavolta la destra di casa nostra non si é lasciato sfuggire il goloso boccone offerto da alcune non meglio precisate “critiche USA alla gestione del rilascio”, critiche di natura non ufficiale (che poi cosa significherà? Non sarebbe il caso di attenersi alle dichiarazioni ufficiali, per simili questioni?)
Arrivano le ultim’ora:
12:28
Mastrogiacomo, la Cdl: “Il governo parli”
La Cdl chiede in aula alla Camera che il governo intervenga immediatamente sulla vicenda delle critiche degli Stati Uniti e di altri paesi alleati alla gestione della trattativa per la liberazione di Daniele Matsrogiacomo. La richiesta è stata avanzata dal repubblicano Giorgio la Malfa e dal deputato di An Roberto Salerno.
Passata la festa, gabbatu lu santu, si usa dire.
Non un singolo punto di appoggio deve essere ignorato al fine di far ribaltare l’odiato governo comunista, neppure alcune critiche non ufficiali mosse verso un’azione che é andata a buon fine da parte di una nazione che, come ha ricordato lo stesso Ministro degli Esteri, era al corrente di come la trattativa stava andando avanti.
Il “si ‘o facevano fare a mme ‘o facevo mejo”, la summa della critiche mosse da chi non ha elementi né competenza per affrontare la situazioni, é pronto in tavola, e tutti contribuiscono. Poco importa che in passato in situazioni del genere l’opposizione abbia annoverato due morti, Fabrizio Quattrocchi e Enzo Baldoni. Ovvio che le situazioni differiscono, ma una piccola misura di umiltà sarebbe molto gradita in simili sutazioni. Macché.
Nella maggioranza, invece, il solito noto si dà da fare:
12:29 Mastella: “Evitare frizioni con Usa”
“Bisogna evitare a tutti i costi di mettere a repentaglio i rapporti tra Italia e Stati Uniti”. Intervistato da Repubblica tv, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, commenta le frizioni diplomatiche originate dal sequestro Mastrogiacomo. Bocciata anche l’idea di una conferenza di pace con i talebani.
Figurarsi. ASSOLUTAMENTE evitare di mettere a repentaglio i rapporti fra Italia e USA! Si sa, oggi é una critica non ufficiale, domani un broncio della Rice e va a finire che ci ritroviamo a non essere citati nella lista dei paesi che si battono per la libertà. Paura, eh?
Da diverse parti viene sottolineato come quella americana sia un’ingerenza incomprensibile, persino il baffetto nazionale si stupisce. In realtà, più che un’ingerenza, a me sembra il classico richiamo all’americana. Critiche non ufficiali a scopo intimidatorio, come la famosa letterina che alcuni ricorderanno. Certe cose é meglio farle al di fuori dei canali appropriati.
Nel frattempo, non si conoscono le sorti dell’interprete di Mastrogiacomo mentre si conoscono fin troppo bene, ahimé, quelle dell’autista. Ma a noi ce ne frega poco, noi il punto a casa l’abbiamo portato, e adesso abbiamo tutto il tempo di toglierci ogni sfizio seguendo vallettopoli. Viva l’Italia.
CITTA’ DEL VATICANO - Dopo aver accettato la rinuncia per raggiunti d’età del cardinale Ruini, Benedetto XVI ha nominato oggi, a capo della Cei, l’arcivescovo di Genova monsignor Angelo Bagnasco. [...] L’arcivescovo di Genova ha 64 anni, è stato per un breve periodo vescovo di Fermo e dal 2003 al 2006 arcivescovo ordinario militare d’Italia. La sua nomina alla presidenza della Cei è stata fortemente voluta dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato.
Chi é costui?
Wikipedia ci offre una biografia piuttosto scarna: la trovate qui.
Per curiosità, ho fatto una piccola ricerca on line in cerca di informazioni su Bagnasco.
Il quotidiano La Stampa ne ha pubblicato oggi una biografia maggiormente approfondita, che potete consultare qui.
Riporto anche un articolo dall’edizione on-line del Corriere della Sera del 30 ottobre 2006, che fa riferimento ad una polemica del Monsignore nei confronti del Festival della Scienza:
GENOVA - L’arcivescovo di Genova diserta il Festival della scienza, che ha richiamato nel capoluogo ligure premi Nobel e scienziati da tutto il mondo, perché - dice - «il programma è troppo laicistico. Non ci vado, la fede non ha bisogno di Festival». (testo integrale)
Che immagine ricaviamo, dunque, da questo personaggio? Coloro che si aspettavano (con somma ingenuità, nota personale) una candidatura che segnasse in qualche modo un punto di rottura con la presidenza di Ruini non potranno che dirsi delusi.
Monsignor Angelo Bagnasco é un uomo legato alla vita militare. Eletto ordinario militare per l’Italia nel 2003, Bagnasco é stato presente nelle principali zone di guerra dal Kosovo fino all’Iraq. Nelle sue parole é più volte ricorso quel “costruttori di pace”, cordiale eufemismo con il quale ci si é sempre appellati ai nostri militari operativi nelle zone di guerre, che nel loro porre le fondamenta della pace mattone per mattone non é raro che abbiano sparato qualche colpo e fatto qualche morto.
Concetto più volte reiterato, già ai funerali dei caduti di Nassirya:
“Il loro sacrificio non sarà vano”, ha proseguito mons. Bagnasco, ricordando il capitano Nicola Ciardelli e i marescialli Franco Lattanzio e Carlo Di Trizio. Un sacrificio, aggiunge, che contribuirà, “lentamente, ma inesorabilmente, alla costruzione di un’umanità migliore”. Quelle di Ciardelli, Lattanzio e Di Trizio sono “vite spente da un lampo, con totale disprezzo della vita umana”, prosegue ancora Bagnasco, e rappresentano “un monito per tutti”. (testo integrale)
Ancora, in seguito, per i funerali del maggiore Pibiri:
“Ancora una volta il sangue italiano ha bagnato il deserto di Nassiriya”, con queste parole mons. Angelo Bagnasco, l’ ordinario militare per l’ Italia, ha cominciato l’ omelia durante i funerali del caporal maggiore scelto, Alessandro Pibiri, ucciso in Iraq.
“Alessandro è caduto vittima di un nuovo vile attentato. Ancora una volta il terrorismo, improvviso e proditorio, scopre il suo volto piu’ vero: il disprezzo della vita umana. E lo spregio della persona non porta lontano, non crea alcuna convivenza civile”. (Testo integrale)
Un po’ diversa il suo commento al caso Caipari, dove non vi é alcun riferimento alla follia dei terroristi ed al loro disprezzo della vita, ma solo un accorato addio al funzionario del Sismi.
Questi primi particolari ci danno la dimensione di un uomo intelligente, che fa leva sul sentimento nazionale e sul patriottismo quando i nostri morti ce li consegnano “i nemici”, ma non va oltre l’elogio della persona quando a toglierli la vita sono “i buoni”. Mi piacerebbe, a questo punto, che ne pensa dell’atteggiamento delle forze armate americane in merito alla morte di Calipari ed alla loro ferma volontà di non voler far luce sulla questione. Sarebbe utile, visto che il Monsignore appare molto sensibile in merito al “disprezzo per la vita”.
Potremmo davvero cominciare a parlare di “uomo giusto al momento giusto”, la giusta sponda di cui aveva bisogno sia la Chiesa, sia questo governo, che si appresta a mantenere gli impegni presi con gli “amici” americani. Tant’é che oramai quella vecchia volpe di Ruini, inferto il colpo (fortunatamente ancora non letale) al testo dei DICO grazie ad un abile gioco di sponda in Parlamento, aveva esaurito il suo ruolo di manipolatore della politica ed iniziava ad essere anche piuttosto inviso ai credenti stessi (il riferimento é alla questione dell’appello rivolto alla CEI)
Cosa aspettarci, dunque, da Angelo Bagnasco? Se siamo fortunati, una minore invadenza rispetto al suo predecessore sui temi della politica interna, giacché mi pare inutile, sulla base delle fonti raccolte, augurarci un approccio differente.
Insomma, ancora un punto per il gattopardo nella sua fiera ostilità alla modernizzazione del nostro Bel Paese.
BRUXELLES - Gli Usa non hanno ricevuto alcuna richiesta di estradizione da parte dell’Italia dei 26 agenti Cia coinvolti nel sequestro a Milano dell’ex imam Abu Omar, “ma anche se la ricevessero non sarebbero disponibili a concederla”. E’ quanto ha detto John Bellinger, il consulente legale del Dipartimento di stato americano, in un incontro stampa a Bruxelles, dopo avere incontrato consulenti legali europei.Già in passato ho sottolineato l’enorme rispetto di cui a quanto pare siamo degni secondo gli Stati Uniti. Certe notizie non fanno che confermare un dato già noto, e cioè che non siamo altro che una portaerei strategica utile per far partire missioni, sequestrare persone e di tanto in tanto buttar giù una funivia per far divertire un pirlone. E ci è anche andata bene, direte, perché all’estero invece ci ammazzano senza nemmeno l’attenuante dell’ “errore tecnico”, vedi Calipari.
Quella di oggi è una nuova, straordinaria prova di bullismo internazionale, i cui ispiratori sono chiaramente tutti quei ragazzini ipercresciuti che alle elementari vi pigliavano la merenda, i soldi e se non dicevate grazie vi pestavano pure.
Non solo nemmeno tanto velatamente ci pigliano per il culo, ma mettono anche le mani avanti, dovesse, sia mai, passarci per la testa l’idea di andare a rompergli i coglioni.
E abbiamo pure fatto sala d’attesa per essere mandati gentilmente vaffanculo:
Nel gennaio di un anno fa, l’allora Guardasigilli Roberto Castelli firmò la rogatoria internazionale per consentire ai procuratori di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, di interrogare negli Stati Uniti gli 007 accusati del sequestro del 17 febbraio di quattro anni fa, e tre mesi fa, l’attuale ministro della giustizia Clemente Mastella aveva annunciato che ci sarebbe stata sicuramente una risposta, “Mi pare evidente”, ma non aveva precisato quando questa risposta sarebbe giunta. Oggi è giunta, ufficiale e chiara e, ribadendo voci precedenti, è stato confermato che gli Usa non voglio far processare i loro ufficiali Cia: “Non siamo disposti a concedere l’estradizione.”
Ricordo che una volta per glissare e rispondere picche si adoperava il silenzio. Adesso, evidentemente, il delirio di onnipotenza americano ha raggiunto livelli talmente elevato dal potersi permettere un secco “NO” preventivo anche ad eventuali richieste.
La domanda è: ce lo meritiamo?
Beh, per quanto amaro sia, la nostra storia e gli ultimi cinque anni di governo a fare gli yes-man di George W. Bush dicono di sì. Ce lo meritiamo eccome.
I miei me lo dicevano sempre: se assecondi il bullo non te lo levi più di torno, se ti ribelli andrà a rompere le scatole a qualcun altro. Una lezione nemmeno tanto difficile da imparare, che evidentemente alla nostra classe politica è mancata. Scuole private forse? Chissà.
Fonte: Repubblica.it
Altro che Paolo e Francesca, loro in confronto si stan facendo una vacanza Alpitour:
ROMA - L’ex ministro della Difesa Cesare Previti, condannato a 6 anni di reclusione per la vicenda Imi Sir, ha ottenuto l’affidamento ai servizi sociali. Farà il consulente legale presso il CeIS, il Centro italiano di solidarietà di Don Mario Picchi, che si occupa a Roma di giovani emarginati tossicodipendenti ed alcolisti. L’ex legale di Berlusconi che deve scontare ancora circa un anno e sette mesi di reclusione, potrà lasciare la propria abitazione, nel centro di Roma, in piazza Farnese, dalle 7 del mattino alle 23. Analogo provvedimento era stato preso tempo fa per Attilio Pacifico condannato per la stessa vicenda giudiziaria.
E’ una di quelle notizie che fanno venire quel sorriso da squalo che tante volte abbiamo visto stampato su Previti ed ora, con sommo piacere, gli rivolgiamo. L’idea di saperlo impegnato con alcolisti e tossicodipendenti, lui che si sentiva talmente al di sopra dai comuni mortali che dovevano sottoporsi ad un processo, è il cosiddetto balsamo per l’anima.
Ciononostante, auguriamo tutti con una certa dose di preoccupazione buona fortuna ai tossicodipendenti e agli alcolisti del centro. Qualcuno spero li abbia avvisati della persona con cui avranno a che fare.
Non ho una particolare predilezione per la parlamentare di RC Vladimir Luxuria. Molte delle sue battute mi piacciono, la mia firma in uno dei forum che frequento é a tutt’oggi il suo “Si possono tirar finocchi su un finocchio, ma è difficile tirare dei coglioni su un coglione”, mirabile sintesi della sfortunata esperienza della parlamentare e delle triviali uscite dell’ex presidente del cosniglio. Ma, in sostanza, non apprezzo i casi in cui la poltrona parlamentare viene conferita per meriti che con la politica hanno ben poco a che vedere. Tutto questo tenendo conto che Vladimir Luxuria parlando ha il più delle volte dimostrato un’intelligenza superiore a quella di metà dei componenti dell’emiciclo. Salvo quando finisce per confrontarsi con certa gente:
ROMA - Dice che i gay sono “costituzionalmente sterili”, difende “il fondamento della famiglia”, osserva che “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare”. Mara Carfagna debutta così alla prima manifestazione da lei organizzata da quand’è in Parlamento, il seminario “Donna, vita e famiglia”, stamane a Palazzo Marini, insieme ai big di Forza Italia Sandro Bondi, Giuseppe Pisanu e Enrico La Loggia. Frasi, quelle della ex soubrette e deputata di Forza Italia, che hanno dato origine a una sequela di reazioni. La prima ad arrivare è quella di Vladimir Luxuria che non fa giri di parole: “Non mi sento di prendere lezioni da chi crede di difendere la famiglia e intanto ne sta sfasciando una, quella di Berlusconi”.
L’intervento della Carfagna meritava al massimo la fornitura del link delle foto tuttora presenti su Google in cui la parlasoubrette mostra le sue grazie. Invece ci si é andati a riinfilare in quella storiella da parrucchiere, con grande gioia di Berlusconi che si sarà leccato i baffi di fronte a tale ghiotta occasione per essere richiamato in causa.
E dire che c’erano dei punti migliori su cui si potevano analizzare le parole della parlasoubrette. Ci spoteva chiedere, ad esempio, cosa volesse dire quel meraviglioso “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare”, pirotecnica affermazione dove si intravede il passo più lungo della gamba persino nella corsetta verso il bacio delle sagre terga ruiniane.
A dire la verità, un minimo di commento pertinente da parte di Luxuria c’é stato: su quel grottesco “i gay sono costituzionalmente sterili” ad esempio, Luxuria ha risposto:
“Esistono dei cuori così sterili, e la mancanza di cuori si avverte soprattutto in politica”, incalza Luxuria, precisando che non tutti i gay sono sterili: “Le lesbiche possono costituzionalmente fare figli e ce ne sono numerosi esempi”. L’unica vera discriminante per decidere chi è coppia e chi no, per Luxuria “non è la benedizione in chiesa o il matrimonio civile ma la presenza di amore, rispetto e cura per l’altro”.
Una risposta appropriata, ma sempre sprecata per una parlasoubrette che recita il foglio che le é arrivato la sera prima.
Insomma, dopo la leggendaria Gabriella Carlucci, che si dice viva tuttora sotto stretta sorveglianza di uno stalker che le tappa la bocca ogni volta che sta per regalarci qualche perla di quel misto di vaccate, abissale ignoranza e volgarità da osteria che é il Carlucci-pensiero, adesso ci ritroviamo con una soubrette di cui conosciamo a memoria il corpo vestita in una castgatssima giacca nera, l’espressione accigliata nella sua nuova veste di difensore della famiglia.
A questo punto é opportuno un ragionamento. La Carfagna, la Carlucci, lo stesso Luxuria hanno una cosa in comune. Sono stati regalati alla politica venendo da ambienti di spettacolo, ritrovatisi a svolgere un compito per cui non avevano competenza alcuna. E’ la summa degli ultimi dieci anni, di quel modello di politica a show business che abbiamo mutuato dall’America e riprodotto qui in Italia giungendo, se possibile, a risultati ancora più grotteschi. Berlusconi mobilitò tutto il serraglio Mediaset riuscendo quasi ad inviare Iva Zanicchi a Bruxelles in veste di parlametare europea. La sinistra, vittima del suo arcinoto masochismo storico, ovviamente non si é tirata indietro, ed ha risposto con Luxuria.
Questo, spero sia chiaro, non vuole essere un attacco al parlamentare di RC che, lo ripeto, si mostra più intelligente e attivo della media dell’emiciclo. Ma é un dato di fatto, come é un dato di fatto che ancora una volta ci siamo adeguati sullo standard istituito da Forza Italia nel 1995 (questo poi aprirebbe un discorso sulla conseguente ritrovata incapacità per i politici di vecchia scuola di comunicare con il popolo, ma non é questo il luogo), ancora una volta la contrapposizione con l’avversario politico la si muove seguendo le regole da lui dettate.
Insomma, Luxuria dimostri di saper gestire il suo ruolo come ha già fatto in passato, evitendo inutili polemiche, che tanto dalle parlasoubrette sappiamo già cosa aspettarci. Anzi, suggerisca all’eroica Mara che non ha bisogno di fare la faccia incazzata per ribadire che é a favore della famiglia. Sta meglio quando sorride.
Fonte: Repubblica.it
I tempi spesso parlano. Un buon tempismo nella rilevazione di un nome, di un fatto, nella disponibilità di un materiale, può dire molte cose.
In contemporanea con l’accusa (pesantissima) di omicidio colposo emesse dal GUP di Roma Sante Spinaci nei confronti di Mario Lozano, il marine che sparò sull’auto che trasportava Giulana Sgrena uccidendo l’agente Nicola Calipari, e poco dopo le dichiarazioni stizzite di Massimo D’Alema, gli USA ci mostrano cos’é il tempismo.
Oggi, su Repubblica, é possibile visionare il filmato della liberazione di Stefio, Agliana e Cupertino, i primi ostaggi italiani in Iraq.
Tutti potremo apprezzare le facce sollevate dei tre alla vista dei liberatori, tutti potremo ringrazire insieme gli americani per aver salvato le vite dei nostri compatrioti. Bene, bravi, bis, viva l’America.
Mi aspetto un filmato egualmente bello e accurato che mi faccia vedere le ultime sequenze della morte di Calipari.