Marco Rizzo e i potenziali brogli
Vorrei soffermarmi su un articolo di oggi dalla prima pagina di la Repubblica , un pezzo di Edmondo Berselli dall’ammonente titolo “Chi sabota la propria casa”.
Il riferimento è ai brogli in merito al referendum sul Welfare, denunciati da Marco Rizzo dal PdCI, brogli che a quanto pare sarebbero stati concepiti allo scopo di dimostrare che la stessa votazione poteva essere inquinata.
Scrive Berselli:
“Il riflesso pavloviano della nostra sinistra è riuscito in un altro atto magistrale di autolesionismo: la parola ‘brogli’ entra spettacolarmente a far parte della dialettica interna dei partiti del centrosinistra, al movimento sindacale, al nascente partito democratico. C’è voluta una suprema fantasia creatrice, perché quando l’ombra dei brogli veniva evocata da Silvio Berlusconi, i sospetti di un uomo spregiudicato, incapace di perdere e capace invece di proiettare il sospetto sugli avversari politici, possedevano una loro logica, per quanto strumentale e speciosa.”
Già in questo Berselli parte secondo me con il piede sbagliato. Accostare i brogli denunciati da Rizzo a quelli evocati per mesi da Silvio Berlusconi è già di per sé sbagliato. Da una parte abbiamo infatti la volontà di controllare la regolarità di un referendum di una certa importanza, dall’altro l’arroganza di un uomo che non può esimersi dal fare a pugni con democrazia e costituzione quando non viene da esse incoronato. Un paragone si presenta quindi come improvvido e ingiusto.
Più avanti, Berselli scrive ancora:
“…le accuse di Rizzo, le foto che provano la possibilità di votare tre volte, hanno più o meno l’aspetto di un atto di sabotaggio. Il referendum sindacale nelle aziende è un esercizio autogestito, in cui si mette alla prova la maturità e le scelte della base, cioè la capacità di discernere vantaggi e svantaggi di un provvedimento governativo. In questo confronto assolutamente democratico, le centrali sindacali influenzano legittimamente il voto, cercando di modellare le opinioni, plasmano il consenso nella direzione che ritengono più opportuna.”
Per carità, nulla da eccepire. Tranne per il fatto che se stiamo parlando di una consultazione democratica, allora denunciare la possibilità del voto multiplo non può essere considerata un “sabotaggio”, bensì un contributo affinché si adottino misure atte a prevenire simili fenomeni. Si può tuttalpiù affermare che il metodo utilizzato sia poco ortodosso, ma non per questo è meno valido.
Ma è forse la conclusione dell’articolo di Berselli la parte più chiara:
“…ciò che colpisce è il caotico cupo dissolvi in uno schieramento che aveva puntato le sue carte elettorali sulla linearità, la responsabilità, la trasparenza, la razionalità. Cioè su quella rete di propensione alla fiducia reciproca che consente alleanze, solidarietà, convergenza culturale, attitudine al compromesso virtuoso.”
Perché tirare in ballo tutta queste belle parole (sembra di ascoltare Wilson alla fine del primo conflitto mondiale) come se quella di Rizzo e, per responsabilità, del PdCI fosse una colpa? La dimostrazione della possibilità di effettuare un illecito dovrebbe essere accolta con favore, se ci si tiene alla propria faccia e a quella del nascente PD (che Berselli chiama in causa ogni due per tre) nelle caratteristiche di “linearità, responsabilità e trasparenza”.
Bene ha fatto Rizzo, insomma, a evidenziare la questione, parlare di “autogol” mi sembra più che altro tradire una certa tensione più che palpabile in merito all’azione di governo e alla gestazione del PD.
Fresco di ritorno da Praga, meta a lungo sognata e finalmente raggiunta la scorsa settimana, provo a riordinare un attimo le idee su ciò che ho visto. E con l’occasione provo anche ad aggiornare questo blog decrepito in cui con sommo stupore ogni tanto vedo ancora passare qualcuno.
Per chi, come me, intende andare a Praga sulla base di quanto ha letto, affascinato dalla Città Magica e dalle claustrofobiche atmosfere kafkiane, un consiglio: cercate bene. Andate a spasso per Mala Strana di notte, aspettate che gli ultimi turisti lascino il passo alla luce dei lampioni e di tanto in tanto infilatevi in una birreria, bevete e continuate il giro. Lasciatevi ispirare dall’atmosfera e, volgete di tanto in tanto un occhio ad una delle torri. Lentamente, dovreste essere in grado di provare quella dilatazione temporale a cui ho accennato. Anche se solo per pochi secondi, avrete l’opportunità di riflettere su quale sia la “magia” di Praga.
L’amuleto di Samarcanda, primo libro della trilogia ideata dallo scrittore inglese Jonathan Stroud, è un divertente romanzo che apporta alcune originali innovazioni al genere fantasy.
Trovo sempre in qualche maniera riduttivo definire cinema le opere di Hayao Miyazaki. Sarà che coltivo da anni una passione sfrenata per ogni sua produzione, ma sono dell’idea che i suoi film, per l’efficace alchimia di trama / immagini / colonna sonora rientrino nella poesia.
La saga di Earthsea, che si compone di tre libri, viene completamente data per scontata. Il mondo in cui si muove il mago Ged, personaggio complesso che Goro sfiora appena, viene presentato di fronte allo spettatore senza che vi sia spesa una sola parole. Semplicemente, Earthsea irrompe nel film come scenario di un mare in tempesta nel quale si affrontano due enormi draghi. Si ha quasi la sensazione che questo film sia una parte di una serie già iniziata e che abbiamo saltato la presentazione dei personaggi principali, il come e il perché di quello che sta succedendo.
Khaled Hosseini, classe 1965, ha esordito sulla scena letteraria nel 2003 con il romanzo Il cacciatore di aquiloni. Si è parlato sin da subito di caso letterario, essendo di fatto la prima opera di un autore afgano pubblicata in inglese. Il libro ha cominciato ad avere un’eco in Italia negli ultimi due anni, fino ad arrivarmi fra le mani durante le vacanze pasquali.
Capita spesso che i film più attesi si rivelino dei miseri flop.
Daniele Mastrogiacomo, l’inviato di Repubblica rapito dai talebani, é stato rilasciato. Grande festa e soddisfazione in tutto il mondo politico, manifestazioni a iosa e strette di mano delle alte cariche. Ormai l’unità nazionale é un miraggio che si attesta sui cadaveri quando va male, sulle lunghe giornate di attesa quando va bene. Tuttavia, anche questa ritrovata unità nazionale pare essere un qualcosa di passeggero, come una miseranda folata di vento in un agosto torrido, subito inghiottita dal solleone.