Sleuth, un giallo da teatro
Sleuth è un remake di un film del 1972 tratto da una piéce teatrale di Anthony Shaffer. L’originale vedeva Michale Caine nella parte del protagonista contrapposto all’allora già affermatissimo Lawrence Oliver.
Il film, la cui regia è affidata a Kenned Branagh, vede lo stravolgimento dei ruoli rispetto all’originale: Caine infatti fa la parte che fu di Oliver mentre quella del giovane viene affidata a Jude Law. I due uomini danno luogo ad una sorta di sfida/gioco al massacro il cui premio ultimo sembrerebbe essere una donna, moglie dell’uno (Caine) e amante dell’altro (Law), donna che non vedremo mai e la cui importanza nella contesa fra i due perde valore sin dall’inizio, lasciando che a farla da padrone sia la contrapposizione fra i due, una sorta di contesa a metà fra il machismo e l’ostentazione della ricchezza.
Il testo teatrale di origini si avverte chiaramente sin dall’inizio, con un susseguirsi di battute che valgono come introduzione ai personaggi stessi, una sorta di loro presentazione allo spettatore.
Dal momento in cui la “sfida” comincia, il film prende decisamente il volo. Lo spettatore assiste al continuo alternarsi dei ruoli di vittima e carnefice, in una sequela di colpi di scena la cui artificiosità non disturba più di tanto principalmente a causa dell’ottima recitazione dei protagonisti. Se in un primo momento si è portati a parteggiare (inevitabilmente) per il giovane Law, oggetto di battute razziste da parte di un serafico quanto superbo Caine, nel giro di mezz’ora il gioco si inverte e soffriremo per il secondo.
La conclusione del film, per me un colpo di scena, arriva quasi come una brusca interruzione di qualcosa che sarebbe potuto procedere ancora a lungo, per la gioia dello spettatore.
Fra le varie critiche rivolte a questo film, la maggior parte riguarda la sua “attualizzazione” rispetto all’originale del 1972; a quanto sembra l’ultima parte del gioco, in cui dai machismi si passa ad un clamoroso e vicendevole outing, è stata inserita solo nel remake, e detta di alcuni appare un po’ forzata. A me invece è sembrata pertinente, anzi, sommamente ironica considerato che fino a quel punto Caine e Law hanno basato la loro contrapposizione sul duello per la donna amata.
A livello di recitazione, non so dire chi dei due sia il migliore: forse il ruolo di Law risulta in qualche modo più complesso di quello di Caine, che in molte scene può permettersi di limitare la sua performance ad un sorriso sornione, ma nel complesso i due funzionano come coppia prima che come singoli attori.
Da non perdere.
Ma come… ANCHE LA PROVA DEL CUOCO PARLA DEGLI ZINGARI E TU NIENTE?!
Vedrò il film.
Aloha