Tuesday, October 30, 2007

Rossi o neri so’ a stessa cosa…

Uno dei tormentoni più cari all’odierna destra, quando si fa notare come all’interno di essa gironzolino allegramente personaggio che dovrebbero gironzolare nel cortile di un carcere, é quello di tirare fuori “gli orrori del comunismo”. Consacrati dall’ormai celebre “Libro nero del comunismo”, operazione editoriale/politica infarcita di approssimazioni e inesattezze quando non di plateali cazzate, “gli orrori del comunismo” sono diventati l’argomento preferito dei vari colonnelli, da Storace a Berlusconi stesso.

Benché la storiografia post bellica (la famosa “storia dei vincitori”) abbia peccato di oscurantismo nei confronti di diversi episodi, che negli ultimi anni sono venuti e stanno venendo comunque alla luce, la strumentalizzazione arbitraria dei crimini commessi dai regimi comunisti ha raggiunto soglie di inarrivabile squallore. Soprattutto se applicata alla tradizione comunista italiana, dove il termine “terza via” dovrebbe pur significare qualcosa.

Sarebbe sufficiente porre l’accento sulla particolarità dell’esperienza italiana per lasciar trasparire la strumentalizzazione effettuata da certi elementi della destra. Tuttavia, visto che a “sinistra” ci sono sempre le solite educande pronte a porgere l’altra guancia…

 
“VELTRONI: I CAMPI DI POL POT AGGHIACCIANTI COME AUSHCWITZ”
 
 
ROMA - “Ho visto le foto dei campi di concentramento di Pol Pot. Erano delle foto agghiaccianti non diverse da quelle che tra 10 giorni troverò andando ad Auschwitz”. Lo ha detto il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, spiegando che gli orrori delle dittature che hanno represso le libertà individuali sono uguali a prescindere dalle bandiere che li hanno ispirati.
 

Cazzo. Ed io che mi sono sempre eccitato a morte all’idea dello sterminio dei kulaki. Evidentemente, da feroce ed insensibile comunista quale sono (avrò anch’io il mio posto nel Libro Nero?) non mi ero mai posto il problema in questo modo. Ma proprio mai, eh!

 

“Veltroni ha affrontato la questione alla Galleria Colonna di Roma presentando l’ultimo lavoro di Cristina Comencini ‘L’illusione del bene’ insieme all’autrice e all’attrice Margherita Buy, che ne ha letto alcuni brani. [...]Una riflessione sul comunismo quella contenuta nel libro della Comencini, “un romanzo coraggioso - aggiunge Veltroni - che ci ricorda che nessuno di noi ha il diritto di rimuovere ciò che è stato che nessuno di noi ha il diritto di attribuire al tempo la possibilità di rimuovere le tracce morali di ciò che è stato, anche i vertici impensabili del male che hanno finito per macchiare il mondo intero”.

 

Sarò strano io, ma io questa urgenza di rimuovere il passato e ficcare gli scheletri sotto ai tappeti non la vedo tanto nei partiti derivati dal PCI, che si sono trovati a fare i conti con questi aspetti già ai tempi di Togliatti. Semmai il discorso mi pare rivolto più a certi eminenti destrorsi ripuliti che scacciano il loro passato con la punta del piedino.

 

Poi, la conclusione:

 

“Infine un riferimento alla necessità di fare i conti con il comunismo e con ciò che esso ha rappresentato in diversi Paesi del mondo: “Quel che bisogna dichiarare per essere creduti rispetto a ciò che è stata la storia del comunismo si trova nella vita concreta di milioni di persone. La vita non merita di essere archiviata sotto diverse specie in ragione delle motivazioni che hanno spinto a fare l’una o l’altra cosa, perché il significato di entrambe è lo stesso e cioè la riduzione della libertà, la soppressione della possibilità di vivere la propria vita manifestando le proprie idee e avendo la propria religione”.

 
E grazie, tanto finché andiamo avanti a banalità nessuno ci può dar torto. Ma un riferimento al fatto che non esiste la “storia del comunismo” quanto la “storia dei partiti comunisti”, lo vogliamo dare? O vogliamo affermare che Togliatti, Mao Tse Tung, Pol Pot, Stalin, Berlinguer e Occhetto (mi viene da ridere!)  possono essere accomunati tutti sotto la stessa idea oltre che sotto la medesima bandiera?
 
Niente. Allora forse é Veltroni quello che vorrebbe dimenticare, quello che chiuderebbe nell’armadio una tradizione politica (quella del comunismo italiano) che é ancora viva ma di cui si vorrebbero i funerali, sacrificando la sua stessa formazione, la sua precedente esperienza politica sull’altare del buonismo pacificatore. O forse sono io che non capisco che ormai é tutta una gara fra la coppia Veltroni-Bindi e la coppia Mastella-Casini a chi arriva prima al centro.
Direi a questo punto “staremo a vedere” ma é più probabile che sul momento non ce la farò e distoglierò lo sguardo. Non me ne vogliate, eh…
 
 
 
 

 

 

Posted by at 10:02:36
Comments

2 Responses to “Rossi o neri so’ a stessa cosa…”

  1. Capelli VS Ricko says:

    Cicciodenonnapapera: l’ oste perfetto nella locanda del cerchiobottismo…

  2. Artemisia says:

    lo dico da tempo che ormai ci siamo giocati pure Walter. E dire che un tempo mi ispirava assai fiducia…

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