La giusta distanza. Mazzacurati all foce del Po
Il nuovo film di Carlo Mazzacurati mi ha dato l’idea di un tentativo non riuscito, o comunque riuscito solo a metà. Il regista sembra avere avuto in mente più di un film con La giusta distanza: da una parte il tema dell’integrazione, che fa da sfondo ma non viene mai sviluppato in maniera compiuta; dall’altra una sorta di riflessione amara sul giornalismo, ci cui però non può non colpire la tiepidezza. Infine, verso la conclusione del film, gli elementi del giallo all’italiana. Tutti e tre questi film risultano ben girati e la sceneggiatura regge, tuttavia permane un senso di incompiutezza nel voler comunicare qualcosa di definito allo spettatore, almeno per quello che ho visto io.
La trama vede la giovane e bella maestra Mara (l’esordiente Valentina Lodovini) arrivare nel paesino di Concadalbero alle foci del Po per prendere il posto della locale maestra. La presenza della giovane scatena la curiosità di tutto il paese, in particolare del meccanico marocchino Hassan e del giovane apprendista giornalista Giovanni. Fino a qui siamo al già visto e già sentito, ma Mazzacurati dimostra di saper sfruttare il potenziale del luogo oltre alla recitazione dei personaggi e piazza qua e là citazioni felliniane e affascinando il pubblico con i paesaggi della zona.
Mentre il film va avanti, ci si comincia a rendere conto che il regista non ha intenzione di sviluppare un filone della trama in particolare, ma di attraversarli in lungo e in largo mantenendo i protagonisti come punti di coesione fra la varie storie raccontate.
Proprio questo è alla base della incompiutezza di cui scrivevo poco sopra. La parola “fine” arriva allo spettatore quasi incidentalmente, benché tutte le storie si siano in qualche modo concluse. Non si noterebbe nemmeno, probabilmente, se non apparisse di tanto in tanto la volontà del regista di cercare di lasciare allo spettatore qualcosa, quel concetto di giusta distanza, che immancabilmente si perde per strada.
Valentina Lodovini nella parte della maestra Mara ha una buona recitazione, anche se nei suoi modi giovanili proprio non riesce a non dare l’idea di avere almeno dieci anni di meno dell’età da lei dichiarata (quasi trent’anni).
Ahmed Ahflene, anche lui alla sua prima interpretazione, è apprezzabile e credibile nella parte dell’immigrato che, seppure sia integrato nel paese e rispettato, vive ai margini di una società verso cui sembra provare un misto di senso di inadeguatezza e incomprensione.
Il giovane Giovanni Capovilla è senza infamia e senza lode e scarsamente espressivo.
Considerato che quello di Bentivoglio è più che altro un cameo cliché (ma comunque godibile) la palma va senza dubbio a Giuseppe Battiston, monumentale tabaccaio che sembra fare l’eco alla sua altrettanto monumentale collega di felliniana memoria. E’ Battiston infatti che regala le battute migliori e conferisce alla pellicola quel brio che altrimenti sarebbe venuto a mancare.
E’ un peccato che Mazzacurati non sia, a mio parere, riuscito nell’opera di coniugare più felicmente i vari aspetti di questa pellicola perché potesse rimanere qualcosa allo spettatore. Il film è buono, ma si ha la sensazione che una maggiore compiutezza l’avrebbe reso ottimo.
Uno dei tormentoni più cari all’odierna destra, quando si fa notare come all’interno di essa gironzolino allegramente personaggio che dovrebbero gironzolare nel cortile di un carcere, é quello di tirare fuori “gli orrori del comunismo”. Consacrati dall’ormai celebre “Libro nero del comunismo”, operazione editoriale/politica infarcita di approssimazioni e inesattezze quando non di plateali cazzate, “gli orrori del comunismo” sono diventati l’argomento preferito dei vari colonnelli, da Storace a Berlusconi stesso.
CITTA DEL VATICANO - "Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa: l'apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società". Il segretario di Stato Tarcisio Bertone, replica con durezza all'inchiesta sui costi dell'ora di religione. "C'è un quotidiano - lamenta - che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere. (fonte:
L'ho saputo della televisione e ancora rimpiango di essermela persa perché ero fuori città. Mi consolo con le immagini.
Iacopo: Allora Merlino, stasera si va a vedere l’ultimo di Loach, sei dei nostri?
Già da subito si capisce che siamo agli antipodi rispetto a Bread & Roses o Un bacio appassionato. Non esiste riscatto (né giustificazione) per il freddo egoismo con cui Angie tratta le persone che a lei ricorrono come se fossero bestiame, mentre dall’altra parte la dignità si é già persa da tempo. I lavoratori infatti non risentono minimamente di questo trattamento, purché li si paghi.
Era da tutti attesa, ed alla fine la vittoria c'é stata. Una giornata febbrile, il 14 ottobre, nelle Fattoria di Nonna Papera. File di votanti hanno atteso pazientemente di fronte al silos n. 3 per esercitare il proprio diritto.
Vorrei soffermarmi su un articolo di oggi dalla prima pagina di la Repubblica , un pezzo di Edmondo Berselli dall’ammonente titolo “Chi sabota la propria casa”.
Per carità, nulla da eccepire. Tranne per il fatto che se stiamo parlando di una consultazione democratica, allora denunciare la possibilità del voto multiplo non può essere considerata un “sabotaggio”, bensì un contributo affinché si adottino misure atte a prevenire simili fenomeni. Si può tuttalpiù affermare che il metodo utilizzato sia poco ortodosso, ma non per questo è meno valido.
Fresco di ritorno da Praga, meta a lungo sognata e finalmente raggiunta la scorsa settimana, provo a riordinare un attimo le idee su ciò che ho visto. E con l’occasione provo anche ad aggiornare questo blog decrepito in cui con sommo stupore ogni tanto vedo ancora passare qualcuno.
Per chi, come me, intende andare a Praga sulla base di quanto ha letto, affascinato dalla Città Magica e dalle claustrofobiche atmosfere kafkiane, un consiglio: cercate bene. Andate a spasso per Mala Strana di notte, aspettate che gli ultimi turisti lascino il passo alla luce dei lampioni e di tanto in tanto infilatevi in una birreria, bevete e continuate il giro. Lasciatevi ispirare dall’atmosfera e, volgete di tanto in tanto un occhio ad una delle torri. Lentamente, dovreste essere in grado di provare quella dilatazione temporale a cui ho accennato. Anche se solo per pochi secondi, avrete l’opportunità di riflettere su quale sia la “magia” di Praga.

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Sono l'assistente ritardatario, ognorfumante e sb
Allora perchè non ci vai tu a farci veder
Allora, sono una fan sfegatata di Meryl Stre
da newyorkers