L’amuleto di Samarcanda, Stroud dà respiro al fantasy
L’amuleto di Samarcanda, primo libro della trilogia ideata dallo scrittore inglese Jonathan Stroud, è un divertente romanzo che apporta alcune originali innovazioni al genere fantasy.
Il romanzo è ambientato in una Londra alternativa del XX secolo in cui il governo è retto dai maghi che ottengono il loro potere dalla capacità di asservire creature provenienti da altri piani dimensionali, rigidamente inquadrate in gerarchie di folletti, jiin ed efreti.
Queste creature, se si escludono le capacità magiche, hanno davvero poco che li differenzia dagli esseri umani, soprattutto nel loro rapportarsi gli uni con gli altri: quella immagina da Stroud è una sorta di società parallela che sembra ispirarsi alle dinamiche di quella umana.
Il protagonista, il giovane apprendista mago Nathaniel, dista anni luce dall’eroismo a cui siamo abituati da romanzi di J. K. Rowling. E’ un perspicace ragazzino insopportabilmente presuntuoso che avreste voglia di prendere a calci nel sedere, legato ad una entità proveniente da un’altra dimensione chiamata Barthimeus.
Proprio Barthimeus è il vero protagonista dell’opera, una creatura antica e potente costretta a servire il giovane Nathaniel e che non perde occasione per commentare sarcasticamente il suo padrone ed il mondo che lo circonda. I suoi contributi alla narrazione sono in prima persona e sempre corredati da note (in prima persona anch’esse) nelle quali Barthimeus non risparmia frecciate verso gli umani e si fa gioco delle tradizioni occultistiche di mezzo mondo.
Si direbbe che i maghi descritti da Stroud siano più vicini a quelli descritti da Terry Pratchett che a quelli della tradizione fantasy-epica.
Stroud ha uno stile leggero e scorrevole, di facilissima lettura, ma che non manca di creare la giusta suspense nei punti più drammatici.
C’è un che di fresco e molto innovativo nella scrittura di Stroud, un felice contributo ad un genere che rischierebbe altrimenti di ossidarsi sull’emulazione dei classici del genere, producendo infinite riscritture de Il signore degli anelli.
La trilogia prosegue con L’occhio del Golem e La porta do Tolomeo, volumi che conto di procurarmi al più presto.
Un libro che piacerà agli amanti del genere, ma che può divertire anche chi non ha la passione del fantasy.