Bullismo internazionale
BRUXELLES - Gli Usa non hanno ricevuto alcuna richiesta di estradizione da parte dell’Italia dei 26 agenti Cia coinvolti nel sequestro a Milano dell’ex imam Abu Omar, “ma anche se la ricevessero non sarebbero disponibili a concederla”. E’ quanto ha detto John Bellinger, il consulente legale del Dipartimento di stato americano, in un incontro stampa a Bruxelles, dopo avere incontrato consulenti legali europei.Già in passato ho sottolineato l’enorme rispetto di cui a quanto pare siamo degni secondo gli Stati Uniti. Certe notizie non fanno che confermare un dato già noto, e cioè che non siamo altro che una portaerei strategica utile per far partire missioni, sequestrare persone e di tanto in tanto buttar giù una funivia per far divertire un pirlone. E ci è anche andata bene, direte, perché all’estero invece ci ammazzano senza nemmeno l’attenuante dell’ “errore tecnico”, vedi Calipari.
Quella di oggi è una nuova, straordinaria prova di bullismo internazionale, i cui ispiratori sono chiaramente tutti quei ragazzini ipercresciuti che alle elementari vi pigliavano la merenda, i soldi e se non dicevate grazie vi pestavano pure.
Non solo nemmeno tanto velatamente ci pigliano per il culo, ma mettono anche le mani avanti, dovesse, sia mai, passarci per la testa l’idea di andare a rompergli i coglioni.
E abbiamo pure fatto sala d’attesa per essere mandati gentilmente vaffanculo:
Nel gennaio di un anno fa, l’allora Guardasigilli Roberto Castelli firmò la rogatoria internazionale per consentire ai procuratori di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, di interrogare negli Stati Uniti gli 007 accusati del sequestro del 17 febbraio di quattro anni fa, e tre mesi fa, l’attuale ministro della giustizia Clemente Mastella aveva annunciato che ci sarebbe stata sicuramente una risposta, “Mi pare evidente”, ma non aveva precisato quando questa risposta sarebbe giunta. Oggi è giunta, ufficiale e chiara e, ribadendo voci precedenti, è stato confermato che gli Usa non voglio far processare i loro ufficiali Cia: “Non siamo disposti a concedere l’estradizione.”
Ricordo che una volta per glissare e rispondere picche si adoperava il silenzio. Adesso, evidentemente, il delirio di onnipotenza americano ha raggiunto livelli talmente elevato dal potersi permettere un secco “NO” preventivo anche ad eventuali richieste.
La domanda è: ce lo meritiamo?
Beh, per quanto amaro sia, la nostra storia e gli ultimi cinque anni di governo a fare gli yes-man di George W. Bush dicono di sì. Ce lo meritiamo eccome.
I miei me lo dicevano sempre: se assecondi il bullo non te lo levi più di torno, se ti ribelli andrà a rompere le scatole a qualcun altro. Una lezione nemmeno tanto difficile da imparare, che evidentemente alla nostra classe politica è mancata. Scuole private forse? Chissà.
Fonte: Repubblica.it
13:04
Da Wikipedia:
Sono ormai un serial-dipendente.
Il cast è fin troppo politically correct e altamente interrazziale, in una maniera quasi esasperata, come se gli sceneggiatori fossero obbligati per razzismi giovanili a coprire tutti i gruppi etnici e tutti i colori di pelle.
I presupposti scientifici (demoliti dalla critica statunitense per la logoro approssimazione) dei casi di Grey’s Anatomy sono funzionali all’esposizione di casi da freak-show: gemelli siamesi, ex-marito ed ex-moglie che copulano e restano incastrati fra i loro piercing genitali, un uomo incinto sono ordinaria amministrazione per questa squadra di allegri erotomani. Anche il punto di vista sulle loro vite è decisamente impietoso, quasi a confermare allo spettatore che, sì, sono tutti dei casi umani, dal primo all’ultimo, eppure all’interno dell’ospedale sono dall’altra parte del bancone dell’accettazione.
Altro che Paolo e Francesca, loro in confronto si stan facendo una vacanza Alpitour:
Non ho una particolare predilezione per la parlamentare di RC Vladimir Luxuria. Molte delle sue battute mi piacciono, la mia firma in uno dei forum che frequento é a tutt’oggi il suo “Si possono tirar finocchi su un finocchio, ma è difficile tirare dei coglioni su un coglione”, mirabile sintesi della sfortunata esperienza della parlamentare e delle triviali uscite dell’ex presidente del cosniglio. Ma, in sostanza, non apprezzo i casi in cui la poltrona parlamentare viene conferita per meriti che con la politica hanno ben poco a che vedere. Tutto questo tenendo conto che Vladimir Luxuria parlando ha il più delle volte dimostrato un’intelligenza superiore a quella di metà dei componenti dell’emiciclo. Salvo quando finisce per confrontarsi con certa gente:
E dire che c’erano dei punti migliori su cui si potevano analizzare le parole della parlasoubrette. Ci spoteva chiedere, ad esempio, cosa volesse dire quel meraviglioso “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare”, pirotecnica affermazione dove si intravede il passo più lungo della gamba persino nella corsetta verso il bacio delle sagre terga ruiniane.
A questo punto é opportuno un ragionamento. La Carfagna, la Carlucci, lo stesso Luxuria hanno una cosa in comune. Sono stati regalati alla politica venendo da ambienti di spettacolo, ritrovatisi a svolgere un compito per cui non avevano competenza alcuna. E’ la summa degli ultimi dieci anni, di quel modello di politica a show business che abbiamo mutuato dall’America e riprodotto qui in Italia giungendo, se possibile, a risultati ancora più grotteschi. Berlusconi mobilitò tutto il serraglio Mediaset riuscendo quasi ad inviare Iva Zanicchi a Bruxelles in veste di parlametare europea. La sinistra, vittima del suo arcinoto masochismo storico, ovviamente non si é tirata indietro, ed ha risposto con Luxuria.
Seppure il testo dei DICO abbia diverse lacune e non sia esattamente quello che le più rosee speranze del movimento pro-PACS aveva ipotizzato, é sempre piacevole godersi le reazioni della Chiesa. Tralasciando le parole di politici divorziati, adulteri e conviventi, improvvisamente riscopertisi intrisi di fede cattolica e ligi al divino verbo nel profondo delle loro anime, la Chiesa scavalca tutti scendendo in campo nella persona del nostro amatissimo Eminenz, Sua Eccellenza il Presidente della Cei Camillo Ruini. Costui, irrompendo nell’agone con la sua consueta grazia ed eleganza di gallo da combattimento, dà il la ad una reazione scomposta e irosa, che di certo procederà nei prossimi giorni.
Magari potremmo addirittura sperare in un’enciclica, se ci dice bene.
La Chiesa, e nel particolare Ruini, questo lo sa benissimo.
Hannibal Lecter – Le origini del male di Peter Webber (già regista de La ragazza con l’orecchino di perla) è l’ultimo film dedicato al famosissimo dottore intepretato da Antony Hopkins. Io, da fan della saga di Lecter (sia cinematografica che letteraria) non poteva mancare a quest’appuntamento, anche se avevo molti dubbi in merito.
Io l’ho trovato, in un certo senso, riduttivo. Va bene che fare un film su Hannibal Lecter ormai impone che si rispettino alcuni canoni (sgozzamenti, squartamenti, l’immancabile scena cannibale), ma ritrarre il protagonista come un’animale perennemente in attesa di balzare addosso alla preda risponde alla precisa volontà di offuscare gli altri aspetti della sua personalità (che, in un film che dovrebbe mostrarci come Lecter è diventato Lecter, sarebbero stati quanto meno auspicabili).
Il film sulla vita di Beatrix Potter, autrice dei libri per bambini di cui i disegni sono nella memoria di più di una generazione, è un’opera leggera e senza pretese. Seconda prova di Chris Noonan, il regista di Babe maialino coraggioso, il film cerca di coniugare realtà ed immaginazione alternando le vicissitudini di Betarix Potter alle animazioni dei personaggi da lei disegnati, che spesso si inseriscono nell’ambito della vita reale, felice sintesi dell’occhio particolarmente immaginativo dell’autrice.
Io ho apprezzato particolarmente il film, ma è anche vero che ho un ricordo abbastanza chiaro dei disegni di Beatrix Potter che, quando ero piccolo, venivano di tanto in tanto pubblicati sul mensile “L’illustrazione dei piccoli”, una sorta di “Corriere dei piccoli” per bimbi intellettuali e snob, che ovviamente mi era comprato perché si riteneva che fossi un bambino intelligente, valutazione coltivata con cieca speranza dai miei finché a undici anni non incappai nella mitologica “scatola rossa” di Dunegons & Dragons con la quale convolai a giuste nozze ancora felici, spegnendo ogni speranza genitoriale.