Wednesday, February 28, 2007

Bullismo internazionale

BRUXELLES - Gli Usa non hanno ricevuto alcuna richiesta di estradizione da parte dell’Italia dei 26 agenti Cia coinvolti nel sequestro a Milano dell’ex imam Abu Omar, “ma anche se la ricevessero non sarebbero disponibili a concederla”. E’ quanto ha detto John Bellinger, il consulente legale del Dipartimento di stato americano, in un incontro stampa a Bruxelles, dopo avere incontrato consulenti legali europei.
 

Già in passato ho sottolineato l’enorme rispetto di cui a quanto pare siamo degni secondo gli Stati Uniti. Certe notizie non fanno che confermare un dato già noto, e cioè che non siamo altro che una portaerei strategica utile per far partire missioni, sequestrare persone e di tanto in tanto buttar giù una funivia per far divertire un pirlone. E ci è anche andata bene, direte, perché all’estero invece ci ammazzano senza nemmeno l’attenuante dell’ “errore tecnico”, vedi Calipari.

Quella di oggi è una nuova, straordinaria prova di bullismo internazionale, i cui ispiratori sono chiaramente tutti quei ragazzini ipercresciuti che alle elementari vi pigliavano la merenda, i soldi e se non dicevate grazie vi pestavano pure.

Non solo nemmeno tanto velatamente ci pigliano per il culo, ma mettono anche le mani avanti, dovesse, sia mai, passarci per la testa l’idea di andare a rompergli i coglioni.

E abbiamo pure fatto sala d’attesa per essere mandati gentilmente vaffanculo:

 

Nel gennaio di un anno fa, l’allora Guardasigilli Roberto Castelli firmò la rogatoria internazionale per consentire ai procuratori di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, di interrogare negli Stati Uniti gli 007 accusati del sequestro del 17 febbraio di quattro anni fa, e tre mesi fa, l’attuale ministro della giustizia Clemente Mastella aveva annunciato che ci sarebbe stata sicuramente una risposta, “Mi pare evidente”, ma non aveva precisato quando questa risposta sarebbe giunta. Oggi è giunta, ufficiale e chiara e, ribadendo voci precedenti, è stato confermato che gli Usa non voglio far processare i loro ufficiali Cia: “Non siamo disposti a concedere l’estradizione.”

 

Ricordo che una volta per glissare e rispondere picche si adoperava il silenzio. Adesso, evidentemente, il delirio di onnipotenza americano ha raggiunto livelli talmente elevato dal potersi permettere un secco “NO” preventivo anche ad eventuali richieste.

La domanda è: ce lo meritiamo?

Beh, per quanto amaro sia, la nostra storia e gli ultimi cinque anni di governo a fare gli yes-man di George W. Bush dicono di sì. Ce lo meritiamo eccome.

I miei me lo dicevano sempre: se assecondi il bullo non te lo levi più di torno, se ti ribelli andrà a rompere le scatole a qualcun altro. Una lezione nemmeno tanto difficile da imparare, che evidentemente alla nostra classe politica è mancata. Scuole private forse? Chissà.

Fonte: Repubblica.it

Posted by at 15:00:39 | Permalink | Comments (5)

Friday, February 23, 2007

Col cuore in mano

13:04

Sms a Rossi: “Digli cosa pensi di lui”

Dopo gli improperi che si è beccato martedì nell’Aula del Senato dai colleghi dell’Unione quando con la sua astensione ha determinato la caduta del governo Prodi, per il senatore Ferdinando Rossi ora è partito il pressing via sms. Da un paio di giorni gira insistentemente un messaggino con su scritto il numero del cellulare personale del senatore ex Pdci e un invito: “Digli cosa pensi di lui e fai girare questo sms”.

 

Altro che voto elettronico. Questa è vera tecnologia al servizio dell’elettorato. Attendo con ansia che arrivi anche a me. 

Fonte: repubblica.it

 

 

Posted by at 14:36:17 | Permalink | Comments (10)

Wednesday, February 21, 2007

Karma attacks

Da Wikipedia:

 

Il Karma è sia l’attività o agire in sé sia l’insieme delle conseguenze delle azioni compiute da un individuo nelle vite precedenti. Secondo la legge del Karma le azioni del corpo, della parola e dello spirito (i pensieri) sono insieme causa e conseguenza di altre azioni: niente è dovuto al caso, ma ogni avvenimento, ogni gesto è legato insieme da una rete di interazioni di causa/effetto. La legge del Karma è valida esclusivamente all’interno del mondo materiale (prakriti) e del ciclo di nascita e morte (Samsāra). Se si produce sofferenza o si interferisce negativamente con il Dharma o legge universale, si produce Karma negativo; se si fa del bene, si produce karma positivo. Nelle vite successive (o nella vita corrente) si dovrà pagare o si verrà ripagati per le azioni compiute precedentemente.

 

Certe persone, che di tanto in tanto compaiono su questo blog, hanno preso da tempo la cattiva abitudine di reagire al mio innocuo sarcasmo dicendo semplicemente “karma”, appellandosi a questa forma di equilibrio universale che io, a sentir loro, violerei.

Da razionale (ma non troppo) gli ho riso in faccia più volte, e già diverse volte la cosa mi si é ritorta immancabilmente contro.

L’ultima l’altro ieri: chattavo su MSN con un’amica che mi parlava di una festa a cui sarebbe andata, e per scherzare le ho passato alcuni link con delle oche che attraversavano la strada, commentando “Ecco XYZ con le sue fide amiche che intraprende il viaggio verso la festa”. Una cosa abbastanza innocua, come é facile intuire.

Lei, prontamente, ha semplicemente ridigitato in risposta “karma”, insieme ad alcuni immagini di tacchini del Thanksgiving alludendo che quella sarebbe stata, prima o poi, la mia fine.

Forte del mio raziocinio, le digito un sorriso amichevole ed esco a fumare sul terrazzino. Prontamente mi cade addosso un litro d’acqua, con il subitaneo “Oh mi scusi non l’avevo vista!” della donna delle pulizie che annaffiava le piante grasse al piano di sopra. Il karma ci ha messo meno di un minuto ad entrare in azione, altro che vite successive.

Informata la mia amica della cosa, ho ricevuto in risposta risate sguaiate ed il balletto del “Te l’avevo detto”. A quel punto ho semplicemente ribattuto con “karma”. Tempo un minuto le é partita la caldaia dell’appartamento dove vive, cui é seguito il commento di lei “E adesso come faccio?”.

“Gelate”, é stata la mia pronta risposta prima di chiudere la comunicazione.

 

Adesso, io sono più propenso a credere alla macumba che al karma, in particolare visto che l’amica in questione é salentina, terra dalla vasta tradizione in merito. Certo é che non é la prima volta che lei, io od altri amici veniamo presi a randellate da questa impietosa combinazione di sfiga tirata e rapporto di causa-effetto. Ma, se devo prendere per buona la teoria del karma così come viene rivendicata da questi amici/portatrici di rogne, allora mi chiedo quale sia la colpa che lei ha dovuto pagare per questo evento, documentato sul suo blog nella data di ieri.

 Ed allo stesso tempo, a chi veramente crede nel karma, non sarebbe più opportuno dirigerlo verso personaggi più in vista di un umile bibliotecario che voleva fare solo un po’ di sarcasmo? Dateli voi i bersagli, forse per ora si sono salvati dal karma giacché nessuno li ha informati della sua esistenza.

Posted by at 14:35:57 | Permalink | Comments (13)

Tuesday, February 20, 2007

Gray’s anatomy, erotomania chirurgica

Sono ormai un serial-dipendente.

Mi sono arreso mesi fa, nel silenzio della vergogna, prima con LOST (giustificandomi che è una serie favolosa ed innovativa, ed è vero), poi con Dr. House M.D. (giustificandomi che è una serie scientifica e interessante, anche se non capisco NULLA di quello che dice salvo poi gratificare la mia ipocondria citando nomi di malattie a caso con il mio medico di base) ed ora con Grey’s Anatomy (giustificandomi che…no, per Grey’s NON CI SONO giustificazioni).

Grey’s Anatomy riprende il fortunato filone seriale ospedaliero riportato in auge da House ma che vanta in passato capisaldi incrollabili come General Hospital o il Dr. Kildare e si viene a presentare come una fusione di queste due correnti principali, quella romantico/sentimentale e quella scientifica.

I personaggi sembrano pensati da Muccino: tutti tirocinanti di chirurgia, prossimi più o meno alla trentina (nonostante dimostrano apertamente trentacinque anni l’uno), tutti tesi a dimostrare di avere quindici anni mentali. I momenti chirurgici sono quasi sempre subordinati al sesso occasionale nella sala riposo, al sesso a casa propria, al sesso dove e quando capita, al parlare di sesso.

Perché questi infilano le mani dentro ad un torace aperto parlando di sesso e pensando al sesso che hanno fatto/stanno per fare.

Sono veramente immondi, li odierete tutti dal primo all’ultimo. I più sciovinisti e le più bigotte fra di noi ci metteranno zero ad insultare la protagonista (che in una memorabile puntata sta in mezzo ai due suoi amanti chiamata dall’uno e dall’altro come se fosse un cane conteso), persino io che con anni di terapia avevo smesso di dire “puttana!” ad Ingrid Bergman* ogni volta che apriva la bocca in Casablanca ho ceduto ed ora me la prendo con Meredith Grey senza nemmeno bisogno che parli, basta faccia capolino sullo schermo.

E queste sono le donne di Grey’s Anatomy. Poi ci sono gli uomini.

E qui abbiamo una folta rappresentanza di farlocchi incapaci di comprendere le basilari regole di convivenza in una relazione, scemi come la morte e resistenti a qualsiasi tentazione quanto una forma di burro. In confronto all’uomo medio di Grey’s JD di Scrubs è un uomo navigato.

Il cast è fin troppo politically correct e altamente interrazziale, in una maniera quasi esasperata, come se gli sceneggiatori fossero obbligati per razzismi giovanili a coprire tutti i gruppi etnici e tutti i colori di pelle.

Il doppiaggio italiano lascia un po’ a desiderare, è del tipo “segnaletica per idioti” dove il personaggio buono e con la faccia da bambinone ha una vocetta squillante e da imbranato ed il personaggio sexy parla come se soffrisse di raucedine cronica, quando nell’originale americano le loro voci sono normalissime.

 

QUINDI: perché seguo come un segugio Grey’s Anatomy, per ragioni che non riguardano la demenza senile o monomaniacità?

Il punto di forza della serie viene proprio ad essere quello di cui ho parlato finora: la fiera del luogo comune, legata però ad un umorismo cinico ed impietoso che potrebbe ricordare Scrubs , ma se ne distacca in quanto manca l’elemento surreale (ma non quello demenziale).

I presupposti scientifici (demoliti dalla critica statunitense per la logoro approssimazione) dei casi di Grey’s Anatomy sono funzionali all’esposizione di casi da freak-show: gemelli siamesi, ex-marito ed ex-moglie che copulano e restano incastrati fra i loro piercing genitali, un uomo incinto sono ordinaria amministrazione per questa squadra di allegri erotomani. Anche il punto di vista sulle loro vite è decisamente impietoso, quasi a confermare allo spettatore che, sì, sono tutti dei casi umani, dal primo all’ultimo, eppure all’interno dell’ospedale sono dall’altra parte del bancone dell’accettazione.

La regia è ottima così come la recitazione dei personaggi (il che lascia sempre aperta la porta all’atroce dubbio che la loro demenza sia istintiva e non recitata).

Le prime puntate vi faranno venire i nervi, poi lentamente comincerete ad accettare che il Seattle Grace Hospital, l’immaginaria struttura dove è ambientato il serial, è una sorta di zoo con le pareti in vetro per osservare la giornata di esemplari umani socialmente involuti ed emotivamente terremotati. Non appena questa considerazione si sarà aperta la strada in voi, il divertimento sarà assicurato.

* SOLO perché lascia Humphrey Bogart. 

 

Posted by at 15:35:23 | Permalink | Comments (8)

Monday, February 19, 2007

La regola del contrappasso

Altro che Paolo e Francesca, loro in confronto si stan facendo una vacanza Alpitour:

 


 ROMA - L’ex ministro della Difesa Cesare Previti, condannato a 6 anni di reclusione per la vicenda Imi Sir, ha ottenuto l’affidamento ai servizi sociali. Farà il consulente legale presso il CeIS, il Centro italiano di solidarietà di Don Mario Picchi, che si occupa a Roma di giovani emarginati tossicodipendenti ed alcolisti. L’ex legale di Berlusconi che deve scontare ancora circa un anno e sette mesi di reclusione, potrà lasciare la propria abitazione, nel centro di Roma, in piazza Farnese, dalle 7 del mattino alle 23. Analogo provvedimento era stato preso tempo fa per Attilio Pacifico condannato per la stessa vicenda giudiziaria. 

 

E’ una di quelle notizie che fanno venire quel sorriso da squalo che tante volte abbiamo visto stampato su Previti ed ora, con sommo piacere, gli rivolgiamo. L’idea di saperlo impegnato con alcolisti e tossicodipendenti, lui che si sentiva talmente al di sopra dai comuni mortali che dovevano sottoporsi ad un processo, è il cosiddetto balsamo per l’anima.

Ciononostante, auguriamo tutti con una certa dose di preoccupazione buona fortuna ai tossicodipendenti e agli alcolisti del centro. Qualcuno spero li abbia avvisati della persona con cui avranno a che fare.

 

Posted by at 18:22:06 | Permalink | Comments (9)

Friday, February 16, 2007

La carica delle parlasoubrette

Non ho una particolare predilezione per la parlamentare di RC Vladimir Luxuria. Molte delle sue battute mi piacciono, la mia firma in uno dei forum che frequento é a tutt’oggi il suo “Si possono tirar finocchi su un finocchio, ma è difficile tirare dei coglioni su un coglione”, mirabile sintesi della sfortunata esperienza della parlamentare e delle triviali uscite dell’ex presidente del cosniglio. Ma, in sostanza, non apprezzo i casi in cui la poltrona parlamentare viene conferita per meriti che con la politica hanno ben poco a che vedere. Tutto questo tenendo conto che Vladimir Luxuria parlando ha il più delle volte dimostrato un’intelligenza superiore a quella di metà dei componenti dell’emiciclo. Salvo quando finisce per confrontarsi con certa gente:

ROMA - Dice che i gay sono “costituzionalmente sterili”, difende “il fondamento della famiglia”, osserva che “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare”. Mara Carfagna debutta così alla prima manifestazione da lei organizzata da quand’è in Parlamento, il seminario “Donna, vita e famiglia”, stamane a Palazzo Marini, insieme ai big di Forza Italia Sandro Bondi, Giuseppe Pisanu e Enrico La Loggia. Frasi, quelle della ex soubrette e deputata di Forza Italia, che hanno dato origine a una sequela di reazioni. La prima ad arrivare è quella di Vladimir Luxuria che non fa giri di parole: “Non mi sento di prendere lezioni da chi crede di difendere la famiglia e intanto ne sta sfasciando una, quella di Berlusconi”.

L’intervento della Carfagna meritava al massimo la fornitura del link delle foto tuttora presenti su Google in cui la parlasoubrette mostra le sue grazie. Invece ci si é andati a riinfilare in quella storiella da parrucchiere, con grande gioia di Berlusconi che si sarà leccato i baffi di fronte a tale ghiotta occasione per essere richiamato in causa.

E dire che c’erano dei punti migliori su cui si potevano analizzare le parole della parlasoubrette. Ci spoteva chiedere, ad esempio, cosa volesse dire quel meraviglioso “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare”, pirotecnica affermazione dove si intravede il passo più lungo della gamba persino nella corsetta verso il bacio delle sagre terga ruiniane.

A dire la verità, un minimo di commento pertinente da parte di Luxuria c’é stato: su quel grottesco “i gay sono costituzionalmente sterili” ad esempio, Luxuria ha risposto:

“Esistono dei cuori così sterili, e la mancanza di cuori si avverte soprattutto in politica”, incalza Luxuria, precisando che non tutti i gay sono sterili: “Le lesbiche possono costituzionalmente fare figli e ce ne sono numerosi esempi”. L’unica vera discriminante per decidere chi è coppia e chi no, per Luxuria “non è la benedizione in chiesa o il matrimonio civile ma la presenza di amore, rispetto e cura per l’altro”.

Una risposta appropriata, ma sempre sprecata per una parlasoubrette che recita il foglio che le é arrivato la sera prima.

Insomma, dopo la leggendaria Gabriella Carlucci, che si dice viva tuttora sotto stretta sorveglianza di uno stalker che le tappa la bocca ogni volta che sta per regalarci qualche perla di quel misto di vaccate, abissale ignoranza e volgarità da osteria che é il Carlucci-pensiero, adesso ci ritroviamo con una soubrette di cui conosciamo a memoria il corpo vestita in una castgatssima giacca nera, l’espressione accigliata nella sua nuova veste di difensore della famiglia. 

A questo punto é opportuno un ragionamento. La Carfagna, la Carlucci, lo stesso Luxuria hanno una cosa in comune. Sono stati regalati alla politica venendo da ambienti di spettacolo, ritrovatisi a svolgere un compito per cui non avevano competenza alcuna. E’ la summa degli ultimi dieci anni, di quel modello di politica a show business che abbiamo mutuato dall’America e riprodotto qui in Italia giungendo, se possibile, a risultati ancora più grotteschi. Berlusconi mobilitò tutto il serraglio Mediaset riuscendo quasi ad inviare Iva Zanicchi a Bruxelles in veste di parlametare europea. La sinistra, vittima del suo arcinoto masochismo storico, ovviamente non si é tirata indietro, ed ha risposto con Luxuria.

Questo, spero sia chiaro, non vuole essere un attacco al parlamentare di RC che, lo ripeto, si mostra più intelligente e attivo della media dell’emiciclo. Ma é un dato di fatto, come é un dato di fatto che ancora una volta ci siamo adeguati sullo standard istituito da Forza Italia nel 1995 (questo poi aprirebbe un discorso sulla conseguente ritrovata incapacità per i politici di vecchia scuola di comunicare con il popolo, ma non é questo il luogo), ancora una volta la contrapposizione con l’avversario politico la si muove seguendo le regole da lui dettate.

Insomma, Luxuria dimostri di saper gestire il suo ruolo come ha già fatto in passato, evitendo inutili polemiche, che tanto dalle parlasoubrette sappiamo già cosa aspettarci. Anzi, suggerisca all’eroica Mara che non ha bisogno di fare la faccia incazzata per ribadire che é a favore della famiglia. Sta meglio quando sorride.

Fonte: Repubblica.it

 

 

 

 

Posted by at 10:18:01 | Permalink | Comments (12)

Tuesday, February 13, 2007

Lettera aperta a tutti i bloggers

 Avvertenza: questo post é sticky, il blog continua ad essere aggiornato nei post successivi.

Il testo della lettera

Posted by at 08:02:59 | Permalink | Comments Off

Monday, February 12, 2007

Eminenza, giù le carte…

Seppure il testo dei DICO abbia diverse lacune e non sia esattamente quello che le più rosee speranze del movimento pro-PACS aveva ipotizzato, é sempre piacevole godersi le reazioni della Chiesa. Tralasciando le parole di politici divorziati, adulteri e conviventi, improvvisamente riscopertisi intrisi di fede cattolica e ligi al divino verbo nel profondo delle loro anime, la Chiesa scavalca tutti scendendo in campo nella persona del nostro amatissimo Eminenz, Sua Eccellenza il Presidente della Cei Camillo Ruini. Costui, irrompendo nell’agone con la sua consueta grazia ed eleganza di gallo da combattimento, dà il la ad una reazione scomposta e irosa, che di certo procederà nei prossimi giorni.

Sua Eccellenza non é abituato a parlar chiaro, si rifugia sempre nel sottinteso, comprensibile però  anche ad un bambino di cinque anni affetto da ritardo mentale per essere sicuro di raggiungere tutte le pecorelle del gregge.

Nell’ambito del convegno nazionale dell’Opera romana pellegrinaggi, in riferimento al testo dei DICO, Sua Eccellenza così si esprime:

 

“…su queste cose sono state già dette da parte nostra tante cose importanti e, credo, tutto ciò che è necessario. Quindi è inutile che io aggiunga qualche battuta estemporanea. Potrà essere importante - ha proseguito subito dopo - una parola meditata, una parola ufficiale che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che potrà essere chiarificatrice per tutti”.

 

In poche parole fra breve vedremo Papa Benedetto XVI impugnare il bastone col campanaccio in cima per richiamare alla stalla tutte quelle pecorelle che ultimamente s’erano allontanate a pascolare da qualche altra parte. Cosa dite, l’avete già visto farlo. Eh, ma stavolta é diverso:

 

Perché stavolta, come ha lasciato intendere Ruini, si tratterà non di semplici dichiarazioni rilasciate in pubblico, ma di una memoria scritta, “chiara e vincolante” - secondo le parole del numero uno della Cei - per tutti i cattolici.

 

Magari potremmo addirittura sperare in un’enciclica, se ci dice bene.

A leggere queste cose mi tornano in mente tutte le mie discussioni con vari amici cattolici, sui forum che frequento e in vita reale. Uno dei punti sui cui più spesso vengono pungolati é proprio Camillo Ruini. E in buona parte, non é raro ascoltarli abbandonarsi a commenti davvero poco luisnghieri su di lui, sempre però seguiti dall’affermazione che “Ruini é solo il presidente della CEI, la Chiesa é un’altra cosa”.

Ma allora questa presenza continua sul palcoscenico mediatico, questo suo continuo dirigere la battaglia contro i PACS come un generale indomito, i suoi continui richiami delle truppe…certo che se Ruini é solo una voce, dev’essere ovviamente una voce molto gradita alla Chiesa. Giacché dall’alto nessuno sembra sconfessarlo, si potrebbe ipotizzare (che azzardo!) che quello che afferma Ruini E’ la posizione della Chiesa.

 

La verità, secondo me, é un’altra. E’ teatro.

Teatro perché l’Italia, patria indiscussa dell’italiano medio, deve essere presa più volte in considerazione quando si affrontano di queste discussioni.

La Chiesa parla per dogmi, l’italiano medio per opportunismi e consuetudini.

Senza timore di mancare di rispetto ai credenti, buona parte del gregge di Papa Ratzinger é costituito da quelle pecore reclutate sul nascere che mai nella vita hanno osservato il minimo dogma ma intanto ingrandiscono il numero. Blanditi con regali di cresima e comunione, si sposano da buoni cattolici perché il matrimonio in Chiesa “fa più scena”.

Chiaramente fanno sesso prima del matrimonio, chiaramente non si presentano alla messa domenicale non più di una volta l’anno, se hanno voglia bestemmiano o disperdono il seme. Eppure, sono nel gregge, e se le chiami alcune si fanno anche vedere.

La Chiesa, e nel particolare Ruini, questo lo sa benissimo.

Per cui ecco la sceneggiata, ecco il richiamo all’ovile con la voce forte e stentorea. Non è più questione di fede, è questione di poltica.

 Per cui, Eminenza, continui pure. Se ha deciso di gettare definitivamente la maschera, mi permetto di suggerire un nuovo Non expedit, ma al contrario. Un bell’EXPEDIT! EXPEDIT!, rinforzato dalla reiterazione verbale e pronunciato da Sua Santità dal balcone, affinché il gregge riprenda a trottare ordinatamente verso nuovi e brillanti orizzonti. fonte: Repubblica.it

Posted by at 15:14:38 | Permalink | Comments (9)

Sunday, February 11, 2007

Hannibal rising, Lecter da botteghino

Hannibal Lecter – Le origini del male di Peter Webber (già regista de La ragazza con l’orecchino di perla) è l’ultimo film dedicato al famosissimo dottore intepretato da Antony Hopkins. Io, da fan della saga di Lecter (sia cinematografica che letteraria) non poteva mancare a quest’appuntamento, anche se avevo molti dubbi in merito.

Dalla perfezione de Il silenzio degli innocenti di Johnatan Demme fino all’inutile Hannibal passando per Red Dragon, che è un buon film, la saga del dottore cannibale è andato un po’ scemando, focalizzandosi sempre di più sugli elementi “splatter” piuttosto che su quelli del thriller psicologico. Certo, il rifiuto di Jodie Foster a girare un sequel de Il silenzio ha fatto sentire il suo peso, in quanto è stata l’unica attrice in grado di contrapporsi, quanto a personalità e recitazione, a Antony Hopkins. Tuttavia, piuttosto che procedere nella direzione inaugurata dal primo, si è preferito cogliere dai romanzi di Harris le scene più impressionanti e metterle su pellicola.

Lo stesso Hannibal che lo schermo ci consegna non ha nulla a che fare con l’Hannibal letterario, abbozzato nel primo film. Per chi è un fan del Lecter cinematografico, la lettura dei romanzi di Harris non può davvero mancare.

Le origini del male ci racconta del come il bambino Hannibal Lecter è divenuto ciò che  è, evoluzione che ruota tutta attorno all’elemento che maggiormente ha segnato la sua infanzia e che Harris abbozza nel secondo libro della trilogia.

Dagli anni dell’infanzia si passa a quelli dell’adolescenza e all’incontro con la moglie giapponese dello zio, quindi all’organizzazione della propria vendetta nei confronti di chi lo ha reso ciò che è, punto dal quale non tornerà più indietro.

Il film dura due ore, e per due ore buone si viene esposti a diverse atrocità, alcune forse nell’intenzione del regista appena accennate ma secondo me fin troppo esplicite, atrocità cadenzate dall’espressione di Gaspard Ulliel che, sì, rende bene come giovane Hannibal, ma in fin dei conti è come dire che a una statua di sale riesce bene un’espressione imperturbabile, visto che solo quella può fare.

Se c’era una cosa che adoravo del Lecter di Hopkins era quell’alternanza fra lo sguardo fisso nel nulla e l’occhiata ironica, ma sempre distaccata dal mondo, quasi a non volersene sentire parte. Ulliel invece sembra intepretare Lecter a suo modo, mostrando un accenno di sorriso da squalo per tutto il film.

Io l’ho trovato, in un certo senso, riduttivo. Va bene che fare un film su Hannibal Lecter ormai impone che si rispettino alcuni canoni (sgozzamenti, squartamenti, l’immancabile scena cannibale), ma ritrarre il protagonista come un’animale perennemente in attesa di balzare addosso alla preda risponde alla precisa volontà di offuscare gli altri aspetti della sua personalità (che, in un film che dovrebbe mostrarci come Lecter è diventato Lecter, sarebbero stati quanto meno auspicabili).

Chi come me ha letto i romanzi di Harris sa che Lecter è qualcosa di diverso rispetto ad uno psichiatra molto sveglio con tendenze cannibali, e solo il primo film del ciclo prova a ritrarlo nella sua interezza, con ottimi risultati. Il resto delle pellicole, con l’eccezione di Red Dragon nel quale Lecter fa però solo una comparsata, è solo roba da botteghino.

Se siete fan della saga di Lecter, andatevelo a vedere come ulteriore capitolo della sua storia. Ma io vi consiglio comunque di leggervi prima il libro, giacché dal secondo film della trilogia il colpo di scena è stato simpaticamente abolito in favore di qualche litro di sangue in più.

Posted by at 08:43:11 | Permalink | No Comments »

Friday, February 9, 2007

Miss Potter, la signora dei conigli

Il film sulla vita di Beatrix Potter, autrice dei libri per bambini di cui i disegni sono nella memoria di più di una generazione, è un’opera leggera e senza pretese. Seconda prova di Chris Noonan, il regista di Babe maialino coraggioso, il film cerca di coniugare realtà ed immaginazione alternando le vicissitudini di Betarix Potter alle animazioni dei personaggi da lei disegnati, che spesso si inseriscono nell’ambito della vita reale, felice sintesi dell’occhio particolarmente immaginativo dell’autrice.

La regia di Noonan è molto delicata, mai eccessiva nella raffigurazione della gioia come del dolore, l’umorismo che permea il film molto inglese.

Renée Zellweger, che interpreta la parte di Beatrix Potter, mantiene per tutto il film un espressione tirata, una sorta di sorriso che vorrebbe scoppiare in una fragorosa risata ma è sempre trattenuto in ottemperanza al costume della donna nubile non più giovane. Una buona prestazione, nel complesso.

Piuttosto che Ewan Mc Gregor ed Emily Watson (nel film fa la parte di una virago emancipata sorella del fidanzato della Potter), sono da segnalare gli attori di contorno, in buona parte macchiettistici ma molto azzeccati, con un plauso particolare all’anziana governante che segue Miss Potter come un’ombra con un’espressione rassegnata sul volto.

Memorabile, infine, la scena in cui tutti i disegni reagiscono al dolore dell’autrice sfuggendole di tavola in tavola, in un lamento che accompagna la sua sofferenza.

Io ho apprezzato particolarmente il film, ma è anche vero che ho un ricordo abbastanza chiaro dei disegni di Beatrix Potter che, quando ero piccolo, venivano di tanto in tanto pubblicati sul mensile  “L’illustrazione dei piccoli”, una sorta di “Corriere dei piccoli” per bimbi intellettuali e snob, che ovviamente mi era comprato perché si riteneva che fossi un bambino intelligente, valutazione coltivata con cieca speranza dai miei finché a undici anni non incappai nella mitologica “scatola rossa” di Dunegons & Dragons con la quale convolai a giuste nozze ancora felici, spegnendo ogni speranza genitoriale.

Ricordo quei disegni con molto affetto, soprattutto per quell’ambientazione rurale che per me era qualcosa di insolito e affascinante.

Se anche voi ne conservate un buon ricordo, vedere prendere vita Peter Coniglio e gli altri personaggi sarà un’esperienza più che piacevole, punto di forza in un film che resta comunque un’opera gradevole.

Posted by at 14:13:50 | Permalink | No Comments »