Wednesday, January 31, 2007

Repubblica 2000

Dev’esserci una qualche epidemia di demenza che si sta diffondendo all’interno della redazione de “La Repubblica”. Oggi il secondo caffé della giornata mi é andato di traverso di fronte a siffatta prima pagina:

Veronia Berlusconi: mio marito mi deve pubbliche scuse.

“E non solo a lei, signora!” é stato il mio primo commento. Poi sono andato avanti nella lettura. A quanto pare la Lario ha scritto una lettera a Repubblica che le é stata prontamente pubblicata, IN PRIMA PAGINA:

Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ” … se non fossi già sposato la sposerei subito” “con te andrei ovunque”. Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”. Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.

RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.

Uh madonnina bella! Ma siamo sicuri che é La Repubblica? Il giornale che leggo da anni, quello con l’amaca di Serra e gli occasionali articoli di Sofri? Perché forse ho sbagliato, ho comprato EVA 2000 in preda ad un raptus di follia e il cervello si sta impegando a non farmelo notare, trasmettendomi l’immagine de La Repubblica di oggi. E invece, la triste, tristissima verità é che é proprio La Repubblica di oggi. Dunque, posso dare libero sfogo ad un po’ di sana indignazione.

Questa letterina, che non stonerebbe assolutamente nelle rubrichette rigorosamente anonime che si trovano sulle riviste che riesco a trovare solo quando vado dal barbiere a farmi i capelli (credo infatti ormai le pubblichino solo per i barbieri e per le sale d’aspetto degli studi medici), viene presentata in primissima pagina, con un risalto che in genere si dà all’ennesima modifica della finanziaria o all’ennesima bomba esplosa in Iraq. Avrei capito (ma comunque mal sopportato) che fosse stata infilata all’interno del giornale per soddisfare le prurigini di qualche amante del gossip, ma come lettore, gradirei trovare almeno nella prima pagina di un giornale esempio di GIORNALISMO. E mi sembra lapalissiano che le letterine indignate di Veronica Lario (che tra l’altro già in passato era stata oggetto di poco rispetto da parte del merito che le aveva attribuito una tresca con l’allora sindaco di Venezia Massimo Cacciari) non abbiano nulla a che vedere con il giornalismo.

Voendo, posso anche capire l’indignazione di una moglia il cui marito parla allegramente di pacche e pizzichi sul culo delle segretarie e vanta le sue doti di amatore e seduttore con ministri esteri. Quello che mi chiedo é:

1) perché solo ora?

2) c’é bisogno che ce lo dica Veronica Lario che Berlusconi é un cafone incapace di accettare la sua età e che deve assolutamente abbandonarsi a goffe manifestazioni di virilità facendo il galletto con donne che hanno meno della metà suoi anni?

Brutta, bruttissima pagina per un giornale che leggo quotidianemente e che in genere apprezzo. Arriveri addirittura a parlare di comportamento non deontologico. E vi risparmio i commenti di Cacciari, della Mafai e di Galimberti, evidentemente colpiti anche loro dall’epidemia di demenza e incapaci di trattenersi dal commentare. Tristezza. 

 

 

 

 

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Monday, January 29, 2007

ROMA - Un bossolo è stato recapitato, stamane, in una busta sigillata al ministero della Giustizia. Al momento non è stato reso noto il destinatario. Ne dà notizia un comunicato di Via Arenula.

Già nel dicembre scorso una busta contenente un proiettile era stata inviata al Guardasigilli Clemente Mastella.

Questo blog, nella persona del suo proprietario e gestore, si indinga di fronte ad un simile atto. Sprecare del ferro in luogo di un più appropriato fagotto di escrementi (oltretutto biodegradabili e riciclabili come concime) é quantomeno condannabile. E’ ora che anche il terrorismo nostrano si renda conto dell’emergenza ambiente e modifichi le proprie tecniche di conseguenza.

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Thursday, January 25, 2007

L’arte del sogno, Amelie senza Parigi

Per chi, come me, é rimasto affascinato e commosso fino alle lacrime dallo straordinario Eternal sunshine of the spotless mind (in italiano Se mi lasci ti cancello, dio fulmini chi ha dato l’ok ad un simile titolo), per il sottoscritto il miglior film del 2004, é opportuna una preciesazione.

 

Il nuovo film di Michel Gondry ha davvero poco a che vedere con il precedente.

Prima di andarlo a vedere, confessavo ad un’amica che andavo al cinema con l’intenzione di “commuovermi fino alle lacrime”. Per quel che ne sapevo, i presupposti c’erano, e il ricordo delle sequenze oniriche del film precedente, la cui bellezza viene superata solo dalla meravigliosa scena conclusiva, confermavano questa mia idea. Purtroppo disattesa.

 

L’arte del sogno é un film che non esiterei a definire “particolare”.

 

Già dalle prime sequenze allo spettatore diviene chiaro che se nel film precedente il tema onirico é relegato in una sezione “delimitata” della pellicola, in questo vita e sogno si alternano continuamente. Il protagonista Stephan, frustrato da un lavoro monotono e avvilente, fugge continuamente in un mondo di cartapesta o lascia che esso lo raggiunga nella realtà, astraendosi completamente da quest’ultima.

 

Il suo rapportarsi con gli altri sembra non potersi distaccare da questo suo aspetto, in cui egli coinvolge la vicina Stéphanie, che sembra in qualche modo essere in parte sulla sua stessa lunghezza d’onda.

Le scenografie, la ricorrenza di vari elementi di bricolage e l’atteggiamento del protagonista richiamano quasi esplicitamente la Il favoloso mondo di Amelie di Jean-Pierre Jeunet me, essendo il film prevalentemente girato in interni, manca il fascino di Belleville che era uno dei punti film del film con Audry Tatoo.

 

Non mi sento di dire che sia un film mal realizzato: Gondry cura molto i dettagli delle immagini, regala alcuna macchiette divertenti che richiamano la comicità del cinema francese, inserisce di tanto in tanto alcune battute secondo me fuori luogo ma che divertono e i due protagonisti danno una buona performance. Tuttavia, il film non è riuscito a coinvolgermi.

Forse il problema è in un certo qual modo mio, confesso di essermi recato al cinema aspettandomi il capolavoro e ne sono uscito deluso.

 

Non so dirvi se è qualcosa che è mancato nel film o se è semplicemente un genere che non è riuscito ad intrigarmi.

Forse il film cerca solo di soddisfare dei criteri estetici attraverso le sequenze oniriche trascurando interamente tutto il resto. Di certo, più che in Eternal sunshine, si avverte la lunga pratica di Gondry come regista di vdeo musicali.

 

Non so cos’altro dire se non che è un film particolare, che può piacere come non piacere e a me, personalmente, non ha proprio entusiasmato.

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Wednesday, January 24, 2007

Mastellate

Probabilmente ispirato da quanto sta avvenendo in Germania, dove é al varo un provvedimento che metterebbe al bando il simbolo della svastica, Clemente Mastella ha pensato bene di proporre un disegno di legge che prevderebbe sanzioni penali per i reato di “negazionismo”.

Ho partecipato a diverse discussioni su altri blog circa l’opportunità di un simile provvedimento, e riassumerò la mia posizione in breve: sono contrario a qualsiasi legge che venga ad incidere direttamente sulla libertà di parola ed opinione, soprattutto se si tira in ballo un’analisi storica. Ovviamente, mi riservo di operare dei distinguo, ossia c’é Irving e la sua analisi storica (che pure é per molti versi fallace e pilotata) e ci sono le castronerie senza capo né cosa che si sentono sull’autobus. Ma, fondamentalmente, ci troviamo comunque davanti a opinioni.

 

Non mi ha minimamente stupito che una questione che a mio parere é piuttosto delicata sia stata presa nelle sapienti mani di Clemente Mastella, abilissimo nel pubblicizzarsi e da mesi impegnato in una quotidiana battaglia per avere maggiore visibilità. Questo allegro mattacchione, cui già si deve il famigerato indulto, proprio non poteva lasciarsi scappare questo boccone ghiottissimo che avrà il merito di puntare su di lui i riflettori per qualche tempo.

 

 Ma vediamo le reazioni, da La Repubblica: Si schiera contro il leader della Margherita Francesco Rutelli (“Mettere fuori dalla storia i negazionisti non significa metterli in galera”). Frena il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia Renzo Gattegna (“Siamo contrari a introdurre i reati di opinione nella legislazione italiana”). I magistrati pigliano le distanze e il segretario della ANM Nello Rossi si lamenta che “gli storici abbiano detto in maniera seria ed eloquente quello che avrebbero dovuto dire subito i giuristi”.

 

 Insomma, pare che anche Lex Luthor e la Justice League abbiano dichiarato una tregua temporanea per esprimere una condanna concordata a questo disegno di legge.Unica voce che si leva accanto a Mastella é quella del vicepresidente della commissione UE, il forzista Franco Frattini: “Serve una sanzione penale contro un complesso di azioni che mirano ad indurre al disprezzo per la Shoah.”

 

 Mastella chiaramente, come é suo costume, difende la sua posizione e alza un po’ di polvere. A lui a parte del guerriero solitario va benissimo, é quella che più gli consente abuso di demagogia nel rivolgersi ai suoi interlocutori.Tutto questo si inquadra perfettamente in quella manovra politica del XXI secolo che passerà alla storia come la mastellata, un misto di demagogia, ipocrisia e, ovviamente, gigantesca faccia di culo. Trattare un problema del genere con un disegno di legge apposito non solo mina la libertà d’opinione che é alla base di una democrazia, ma contribuisce a creare martiri d’opinione, é Irving potrebbe essere uno dei migliori se un disegno del genere passasse.Se Mastella é così coinvolto nel tenere vivo il ricordo della Shoah e nella questione ebraica, rispolverasse quella bella leggina che si chiama apologia di fascismo e che tutti sembrano misteriosamente ignorare. Ci sono tanti gruppetti di scimmiette esaltate che fanno saluti romani e gridano “ebrei ai forni”, non si potrebbe cominciare da quelli, che la legge già c’é? 

Ah, ma quelli sono rappresentati (e protetti) politicamente. E questo, evidentemente, é un limite invalicabile per la genuina e sincera preoccupazione mastelliana per chi nega la Shoah…

(Fonte: Repubblica del 24/01/2007)

 

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Monday, January 22, 2007

Manuale d’amore 2, una minestra riscaldata.

Poche chiacchiere. La ragione principale che mi ha portato a vedere questo film é stata la pubblicizzatissima scena di sesso con Monica Bellucci. Lo ammetto subito così si evitano fraintendimenti, e dico anche che ne vale la pena, anche se la Monica nazionale é inserita nel “capitolo” del film relativo all’eros quando il mio capitolo (mentale) reletivo al film muove solo la libido. Fatta questa dovuta precisazione, andiamo avanti.

Manuale d’amore 2 : capitoli successivi, opera ultima di Cerlo Verdone, non é altro che una riedizione piuttosto sciapa e tutto sommato evitabile del suo prequel, che all’epoca trovai anche divertente. In questo nuovo capitolo Verdone mantiene la forma ad episodi, ognuno relativo ad un aspetto dell’amore, in questo caso l’eros, con Monica Bellucci e Riccardo Scamarcio (la parità sessuale in forma di film con svenimenti bipartisan), La maternità, con Fabio Volo e Barbara Bobulova, Il matrimonio, con Paolo Albanese e Sergio Rubini e Amore estremo con Verdone ed Elsa Pataky.

Verdone tira fuori qualche macchietta, l’immancabile romanesco che spunta un po’ ovunque durante il film, le solite battute, le solite situazioni comico/ridicole. Non c’é proprio nulla di nuovo, ma del resto Verdone ci ha abituato al piattume ormai da dsiversi anni.

E’ un piattume che ancora piace, a tratti ancora diverte, e sembra quasi che Verdone stesso l’abbia capito. Ha capito che uno che ha girato Bianco, rosso e verdone e Un sacco bello se si ripete non é tutto sommato un grande problema, visto che le sue battute sono entrate a pieno titolo nella tradizione orale della mia generazione, ma anche di quella successiva.

Ovvio che di tanto in tanto il piattume é a tal punto piatto che delude del tutto, vedi il tristissimo Gallo cedrone o C’era un cinese in coma.

Visto che Manuale d’amore sembrava invece essere stato apprezzato maggiormente, il regista ci ha riprovato, producendo un film senza infamia e senza lode, stanco, quasi tirato via.

A poco vale la sensualità di Monica Bellucci, ancora intestardita nella sua volontà di non farsi doppiare e nel disperato tentativo di simulare di essere un attrice.

A poco vale l’innegabile vis comica del duo Albanesi-Rubini, pure bravi, che sembrano ridurre l’amore omosessuale a sculettamenti e sbracciate per convolare poi a giuste nozze nella Spagna di Zapatero.

Le idee, insomma, mancano e la loro assenza si sente.

Si ride, ma non abbastanza. Soprattutto si ride del ricordo, giacché ogni scena, ogni situazione, é un deja-vu di un Verdone già visto. Ma senza Lella Fabrizi, senza Mario Brega, senza la freschezza di un tempo.

Anche per campare sugli allori bisogna saperci fare, ed evidentemente Verdone non ne é in grado, ma era una cosa che avevo capito già da tempo.

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Thursday, January 18, 2007

La ricerca della felicità, una ricetta per l’Oscar

La collaborazione fra Garbiele Muccino e Will Smith era da me attesa con un misto di fisucia ed angoscia. Detesto, infatti, il cinema del primo quanto adoro le performances del secondo, già dai tempi in cui si affermava con una delle più fortunate serie televisive anni ’90, Il principe di Bel-Air.

Il mio andare a vedere il film é stato principalmente un omaggio al talento del secondo, che ha già dimostrato un notevole talento drammatico nella sua intepretazione in Alì, la biografia del pugile Mohammed Alì.

Si sente parlare già di scalata all’Oscar. Ed in effetti, La ricerca della felicità si configura sin dall’inizio come uno di quei film per cui gli americani si spellano le mani. Ci sono tutti gli ingredienti: la situazione disagiata, il padre/eroe self-made man geniale e tenace ma sfortunato, qualche pennellata di sano umorismo, l’immancabile vittoria finale contro tutte le avversità ed il riscatto.

L’interpretazione di Will Smith (che poi é l’unica che valga la pena di citare) é come sempre ineccepibile. Alternando momenti di notevole pathos drammatico (il risveglio nella “caverna” ci dà la misura di quanto questo attore sia versatile) a qualche occasionale esilarante smorfia delle sue, l’attore mostra di aver affinato ancora di più la propria recitazione, che personalmente trovavo già di ottima qualità.

Il giovane attore Jaden Smith, figlio del protagonista, é utile alla causa con un’espressione che non può fare a meno di ispirare compassione e simpatia. Prova positiva, se si considera che siamo davanti ad un bambino di sei anni che recita accanto al proprio padre.

 

La trama del film, a mio parere, é forse l’elemento più debole. Poco cambia il fatto che sia ispirato ad una storia vera, credo di poter comprendere il significato implicito del termine “liberamente tratto”. Muccino si adagia con una certa malizia su quello che il pubblico americano ama di più e scommette sulla celebrazione dell’immortale American Dream dove chiunque, armato di determinazione e bontà d’animo, può raggiungere il proprio obbiettivo. Scommessa resa ancora più favorevole dal talento di un attore come Smith.

Con la consapevolezza di poter scatenare il disappunto di qualcuno (e tenendo sempre presente il baratro che esiste fra mediocrità e genialità), direi che Muccino sembra aver appreso bene la lezione di Benigni. Dai agli americani quello che vogliono e avrai pronto il passaporto la cerimonia di premiazione.

La trama di questo film ha rafforzato una mia convenzione: Muccino resta un regista di mediocre levatura, uno che quando ci mette del suo ottiene risultati fra il ridicolo (Come te nessuno mai) e l’oltremodo irritante (L’ultimo bacio), quando gioca sul talento altrui e sui buoni sentimenti é abile nel sovrapporvisi e nell’esserne unto.

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Wednesday, January 17, 2007

Alla fine Happy Days ce lo meritavamo davvero

 

 

 

 

Fonzie all’attacco di Nanni Moretti
“Happy Days non era qualunquista”

Mi sembra una battuta di un film surreale. Henry Winkler, in arte Arthur Fonzarelli, se la prende con la celebre battuta di Nanni Moretti sui ragazzi di sinistra che si guardavano Happy Days. Forte del mio non fare parte della generazione contro la quale Moretti ha diretto i suoi strali, potevo guardarmi Happy Days in pace al riparo da qualsiasi intromissione ideologica, riservandomi la socperta di Moretti in età più avanzata. Oggi mi gusto questa micropolemica, riportata da un articolo di Michele Serra:

Che ti puoi aspettare da chi è cresciuto guardando Happy Days? Fonzie ha risposto da par suo, anzi meglio. In tipica azione di contropiede, ha collocato Happy Days e i suoi fan nel bel mezzo del Movimento: “Alle convention di Happy Days si manifestava contro la segregazione degli afroamericani e a favore dei portatori di handicap. Ho sempre appoggiato Bill Clinton e ora sostengo Hillary. Sono un uomo di pace, amo il mio paese ma non la politica di George Bush”.

Confesso che il sapere Fonzie una delle personalità anti-Bush in America mi consola. Fonzie era uno dei miei miti giovanili, mitizzazione forse dovuta alla necessità di contrastare apertamente mio padre che lo chiamava “Stronzie” e se la pigliava con mia cugina che ne era innamorata (l’avesse saputo allora, la mia cuginetta, che già all’età di anni 14 l’aveva superato di una decina di centimetri!).

Poi Serra confeziona una delle sue perle, per le quali lo adoro:

E dunque formarsi davanti a un televisore, a patto che consenta di guardare almeno ogni tanto fuori dalla finestra, leggere qualche libro e qualche giornale, non è in sé una garanzia di perdizione. Se alcuni dirigenti della sinistra danno la netta impressione di avere qualche neurone scarburato la colpa probabilmente non è di Fonzie, quanto piuttosto dell’accumulo nocivo, decennio dopo decennio, di riunioni non sempre utili, in stanze non sempre aperte ai refoli della primavera e alle voci della strada. Ne ha ammazzati di più la stesura di una mozione, e peggio ancora degli emendamenti a una mozione, piuttosto che l’intera serie di Nonno Libero.

C’é una sorta di amichevole presa in giro di certi intellttualismi snob ed elitari che traspare dalle parole di Serra, che definisce Winklers uno “splendido sessantenne” (a Moretti saran fischiate le orecchie) e attua una difesa della produzione televisiva di quegli anni, quasi un rimpianto rispetto a quella moderna, dove lo sforzo intellettuale é sempre minore e le buone produzioni sono piccole isole in un mare di banalità e volgarità.

Se dipendesse da me, proporrei una stretta di mano fra Moretti e Winkler (anche se dubito fortemente che il secondo abbia idea di chia sia l’altro), stretta di mano che magari metterebbe a posto la coscienze di molti che, ancora chiusi nelle stanze descritte da Serra, occhieggiano con sguardo frutivo sul loro videofonino Ralph e Popsie che dividono in due il loro appartamento durante una riunione di bilancio, nel terrore di essere sorpresi e, per restare in tema, crocifissi in sala mensa.  

(Fonte: Repubblica.it)

 

 

 

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Gattopardescamente

Vicenza, l’annuncio di Prodi
“Il governo non si opporrà”

Non ho avuto nemmeno il coraggio di sperare in una conclusione differente per questa storia. I tempi, evidentemente, non sono ancora maturi perché si capisca che la nostra presenza nella NATO non solo non ha più senso, ma oltretutto lede la possibilità che l’Italia si impegni seriamente nella prospettiva della creazione di una forza militare europea, prospettiva da sempre indigesta agli americani. Si era detto da più parti che Prodi stesse temporeggiando. Ma alla fine, a quanto sembra, se l’é cavato con un elegante passaggio della palla:

 In quanto al referendum, “a tutt’oggi non è attuato”, osserva Prodi, è “una mera ipotesi” e “non è un problema che riguarda l’attività di governo” poiché si tratta di “decisioni locali” e il governo non è chiamato “a nessun atto amministrativo”. Il modo con cui il Consiglio comunale di Vicenza intenderà fare esprimere la popolazione locale, conclude il presidente del Consiglio, “sarà sua responsabilità”.

Molto, molto elegante. Gattopardescamente elegante, come da titolo del post.

(Fonte: repubblica.it)

 

 

 

 

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Per gli appassionati di cinema

Vi segnalo il gioco “Indovina il film” e “Indovina la recensione”, giunti rispettivamente alla terza ed alla seconda edizione. I giochi si svolgono sul forum CINEMA, VHS E DVD. Il sottoscritto, che ha avuto l’onore (sudatissimo!) di arrivare secondo in entrambe le edizioni di “Indovina il film” vi invita a prendere parte alla sfida quotidiana, la terza edizione é partita da poco ed abbiamo sempre bisogno di nuovi giocatori. L’iscrizione al forum é ovviamente gratuita. Accorrete numerosi!

 

 

 

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Tuesday, January 16, 2007

Il coccodrillo come fa

 Goliardia Serale di Nalia e Capelli

Oggi tutti insieme
cercheremo di imparare
come fanno per parlare
fra di loro le gattare.

Come fa il cane? Bau! Bau!
E il gatto? Miao!
L’asinello? Hi! Hoo! Hi! Hoo!
La mucca? Muuu…!
La rana? Cra! Cra!
E Rahowa? Blaprotblaprotbla!

La pecora? Beee…!
E il coccodrillo?…
E il coccodrillo?…

Boh…!

Il coccodrillo che se fà?

non c’è nessuno che lo sa.
Si dice mangi troppo,
che poi abbià il cagotto,
che col bacino punga,
che all’ istrice lo munga,

però quand’è tranquillo
fa pure un po’ il mandrillo!

Il coccodrillo come fa
non c’è nessuno che lo sa.
Si arrabbia ma non strilla,
se nel seder lo piglia,
e mezzo addormentato se ne va.

Guardo sui giornali,
non c’è scritto niente:
sembra che il problema 
lo renda incontinente 
Ma se per caso al mondo
c’è qualcuno che lo sa,
la mia domanda
è ancora questa qua…

Il coccodrillo con chi va?

che mai nessuno se lo fa.
Si dice pisci troppo,
riempia anchè un  canotto,
che con la coda spinga,
nel culo a mo’ di vanga,
però quand’è tranquillo
chi se lo fa ’sto coccodrillo?…

Il coccodrillo come fa
non c’è nessuno che lo sa.
Preso da dietro strilla,
scorreggia e poi titilla
e poi se l’ hai pagato te lo da.

Adesso ripetiamo,
se non lo ricordiamo 
come fanno per parlare
fra di loro le fanfare

Come fa il cane? Bau! Bau!
E il gatto? Miao!
L’asinello? Hi! Hoo! Hi! Hoo!
La mucca? Muuu…!
La rana? Cra! Cra!
La pecora? Beee…!
E Fil84? Prooott…!
E il coccodrillo?…
E il coccodrillo?…

Boh…! E ‘Sticazzi che dice?

Avete capito
come fa il coccodrillo?

No? bhè…nel frattempo lui ha capito come fate voi!

Posted by at 20:35:27 | Permalink | Comments (4)