Homo homini lemming
Un essere umano, quando é solo, ricorre quasi sempre al cosiddetto istinto di sopravvivenza, una sorta di sesto senso che lo mette in allarme rispetto al pericolo imminente.Tutto questo, ovviamente, decade quando l’uomo é in gruppo. Potrei citare centinaia di esempi scomodando eventi storici o saggi di sociologia, ma preferisco ricorrere all’esperienza.
Roma, ore 15:35 ca.
Una puzza di bruciato comincia a permeare i corridoi del luogo dove lavoro. Dalla mia postazione di reference in biblioteca la avverto chiaramente e mi scambio un’occhiata interlocutoria con il collega, lanciando il messaggio “credo che qualcosa stia andando a fuoco”.
Tempo un minuto ecco lo sbattere di porte per tutto il piano ed ecco i primi colleghi che entrano in biblioteca, eletto evidentemente il luogo più sicuro dove rifugiarsi in caso di incendio. Chiaro, no? Libri = carta = materiale altamente infiammabile, ergo biblioteca = luogo più sicuro.
Alla mia domanda sul perché la reazione fosse stata quella, mi viene risposto che nella biblioteca c’é gente. Questo, almeno, posso quasi capirlo. Sobillati da un pericolo imminente, gli esseri umani si radunano per fronteggiarlo. Probabilmente, se l’emergenza fosse stata un terremoto, la direzione presa sarebbe stata il terrazzo dell’edificio, con la famosa consapevolezza che “lassù nulla può cadermi in testa”.
Ore 15:40 ca.
Trillare di campanelli, porte tagliafiamme che scattano sbattendo. Il gruppo di essere umani é intrappolato in un’area del piano, isolato da quella che per ora é solo una puzza di bruciato.
C’é una sensazione di delusione, nell’aria. Va bene, siamo al sicuro, però…cazzo, c’é un incendio no? Dove sono le fiamme? L’essere umano deve vedere. Io ed un collega partiamo alla volta della porta tagliafiamme, se non altro per verificare se la puzza di bruciato é più forte.
Di fronte alla porta tagliafiamme, sono posto di fronte all’ennesima mancata corrispondenza fra letteratura e vita.
La mia idea era quella di porre la mano sulla porta e sulla maniglia per avvertire se erano calde, il che mi avrebbe confermato che probabilmente oltre la porte c’era L’inferno di cristallo. La porta é fredda, la maniglia non appena ci appoggio la mano scatta liberamente e la porta tagliafiamme si apre. Il collega mi guarda come per dire: “Ma dovrebbe aprirsi?”.
Non c’é tempo però per discorrere, giacché l’istinto umano ha prevalso. Almeno una decina di persone ha abbandonato la sicurezza della biblioteca accodandosi a noi. Arrivano i lemmings.
Ore 15.43 ca.
Lo spettacolo oltre la porta tagliafiamme é una nuvola di fumo acre alla cui altra estremità, da un’altra tagliafiamme leggermente aperta, spunta la testa di un altro collega.
“Che succede?”
“Non lo so.”
Da dietro il collega appena incontrato già si intravede il corrispettivo gruppo di lemmings dell’altra ala dell’edificio. Probabilmente provengono da un corrispettivo luogo sicuro, che so, un deposito di carta igienica e detergenti infiammabili.
Ore 15.50 ca.
Il branco procede spedito in mezzo al fumo, per individuare la fonte dell’incendio (che con una certa delusione risulta essere una cicca non spenta gettata in un secchio della spazzatura). Breve accalcarsi sulla porta della stanza incriminata per vedere un cestino che emette fumo (neanche una fiammella!). I lemmings sono delusi, delusi, delusi. Mestamente sciolgono il demente essere supremo che avevano composto per gettarsi giù dalla rupe e ritornano, semplici individui, alle loro postazioni di lavoro in mezzo ad un membro della sorveglianza accorso sul luogo che ha osservato con occhi sgranati venti persone accalcarsi sull’uscio di una stanza in mezzo al fumo.
Nessuno ha usato le scale interne di sicurezza.
Nessuno ha pensato di aprire le finestre.
Quando arriva il richiamo del lemming, non c’é niente che puoi fare se non seguire quello che prende l’iniziativa.
Che farebbe bene (tra l’altro) a smetterla di guardare fiction catastrofiche per poi reagire pensando di farne parte, mentre nelle orecchie gli risuona l’ancestrale “dududududun-dun, dududududun-dun…”
E chi vuole intendere intenda.
La parte di Locke e’ mia! Tu al massimo puoi essere il tizio che salta in aria con la dinamite! Chiaro?
P.S.= Incendio in edificio NON aprire MAI le finestre a meno che non si sia bloccati e si rischi l’asfissia!
Cioe’ non mi dire che non avete mai fatto un’esercitazione in una biblioteca statale?!!
*scuote la testa*
Aloha.
I lemming cagano molto e scopano di più….(citazione). RIFLETTETE GENTE!!!!!
Leggere questo post corrisponde a scialarsi sul serio e apre tanti interrogativi sui sistemi d’allarme e soprattutto di sicurezza che quasi tutti ignoriamo… fin quando non si verifica il tregico.
Melchis
Situazione veramente surreale! C’è da pensare in effetti…
Forse la gente spera nella Provvidenza di manzoniana memoria.
O in Sylvester Stallone che arriva,abbatte la porta tafliafuoco a spallate,e spegne l’incendio con il tornado provocato dalla flessione dei suoi muscoli.
Comunque è già andata bene che qualcuno non abbia buttato una tanica di benzina nel cestino.
Una volta un mio amico in stato comatoso da sbronza è stato salvato appena in tempo da un tizio che per farlo riprendere stava per dargli un bicchiere di acqua e zucchero