Wednesday, December 6, 2006

Ecce Bombo trent’anni dopo

A trent’anni dalla sua uscita, Ecce Bombo torna nelle sale in versione restaurata. Paolo D’Agostini, su Repubblica, intervista Nanni Moretti in merito.

 D’agostini: Pensava di aver fatto un film drammatico e per pochissimi: fu subito percepito come un film comico e come specchio di una generazione intera, o quasi.

Moretti: “Questa è la fortuna del cinema. E poi sarebbe ridicolo se il regista pretendesse di fare il censore, il controllore o il vigilante delle reazioni del pubblico. Dal momento in cui un film è proiettato su uno schermo il pubblico lo vede come vuole. Rivedendolo mi è saltata addosso la consapevolezza che quei personaggi oggi potrebbero essere miei figli: il mio, quelli di Fabio Traversa o di Paolo Zaccagnini. La stessa compagnia di amici di Io sono un autarchico”.

Chiaramente, non ho nessun ricordo dell’impressione che fece Ecce Bombo, avendo a quel tempo un solo anno di vita. Il film l’ho scoperto attorno ai 14-15 anni, in preda alla fase intelletualistico-indumentale-sinistrorsa che mi ha fatto compagnia fino alla fine degli studi superiori. Leggere che Ecce Bombo fu percepito come un film comico mi ha stupito non poco. Io, personalmente, lo definirei in qualche maniera agrodolce. Ridere delle fisime di Moretti regista-attore viene spesso naturale, ma non mi sarei mai sognato allora di definire il film comico.

C’é una vena di tristezza enorme e profonda che attraversa tutto il film, il cui punto culminante é forse quel terribile, solitario urlo di spalle rivolto ad una cucina illuminata da una lampadina, una delle cose che mi é rimasta più impresso. Si ride dell’alba a Ostia (soprattutto perché ancora oggi é una proposta che ogni tanto, inevitabilmente, riemerge con esilaranti commenti da parte di chi ricorda i film e di chi ha un QI superiore al mio), della delirante telefonata in cui si parla del fantomatico “compagno etiope”, ma l’insieme del film é un dramma in cui l’incomunicabilità padre-figlio (e più in generale, generazione-generazione) la fa da padrona.

I malulore di Moretti-figlio viene incanalato in gesti plateali e aggressivi nei confronti della famiglia (sempre con la consueta aria di superiorità che mai lo ha abbandonato) e la scena in cui Moretti-padre, stremato, si stende sulla poltrona coprendosi il volto con un plaid io la vidi come un punto fermo, un “non esiste dialogo” ribaduto attraverso una scena che può anche divertire, ma nei fatti é a dir poco amara.

Più avanti, nell’intervista:

Paolo d’Agostini: Insomma come si trova a rivedersi? Non arrossisce per la presunzione o l’ingenuità di quel Moretti?

Moretti: “Io ho verso il film le stesse reazioni che avevo un anno dopo averlo fatto. Quello che mi emozionava mi emoziona oggi. Casomai ci vedo qualcosa in più. L’aver colto cose che mi apparivano ovvie, come l’emergere delle radio e delle tv “libere” (si diceva così, non sapevamo che sarebbero diventate tutt’altra cosa). E mi viene in mente un’altra cosa, che non c’entra col film: 30 anni fa c’era un’opinione pubblica che reagiva e si scandalizzava, oggi non esiste più. Si digerisce tutto e le due frasi più ricorrenti sono: “La coerenza è la virtù degli imbecilli”, stupida e prepotente. E l’altra: “Io non voglio dare giudizi”. E perché? Te lo ha vietato il dottore?”.

E’ il cosiddetto tastum dolens, il confronto fra la coda di un periodo segnato da grossi sommovimenti intellettuali (gli anni ‘70) e la società dei furbi nostrana. Ma la differenza, mi viene da osservare, non é nel fatto che allora non le frasi “incriminate” non si pensassero. Semplicemente, vuoi per una società ancora piuttosto “inibita”, vuoi per una televisione “diversa” (sì, televisione, avete letto bene: il suo ruolo odierno nella proposizione di modelli e mode é quantomeno criminale, per la qualità dei medesimi), le marachelle si facevano dietro la tenda. All’italiana insomma.

Paolo D’agostini: Non è tipo da aver fatto un’indagine di mercato: perché far riuscire Ecce Bombo a quasi trent’anni di distanza? Che cosa le fa credere che oggi possa incontrare un pubblico. E quale?

Moretti: “Penso che possa raccontare quel periodo e anche qualcosa di come siamo ancora: i rapporti tra le persone, quelli familiari, il velleitarismo…. Tra parentesi: io i film sugli anni ‘70 li ho fatti negli anni ‘70, come sugli anni ‘80 negli anni ‘80, e non dopo, quando sarebbe stato più facile.

Di questo non sono convinto. La dimensione di Ecce Bombo é familiare o comunque ristretta ad una cerchia di amici. Gli anni ‘70 sono solo lo sfondo, le dimensioni un po’ troppo chiuse perché si possa respirare il mutamento sociale. E poi, diciamocelo, Moretti già hai tempi di Ecce Bombo presenta chiaramente la patologia narcisti-egocentrica che lo contraddistingue. Le sue fisime e le sue manie, seppure siano riscontrabili anche in altri, sono comunque distintive di se stesso. Un po’ difficile, dunque, trattare il generale quando si é così naturalmente portati al particolare. Ovviamente, tutto questo senza togliere nulla al valore del film, che resta di altissimo valore.

Del resto, girare film in cui si é noi stessi protagonisti esponde decisamente a rischi del genere. E Moretti lo sa benissimo, visto che per lui é spesso più naturale raccontarsi che raccontare. 

 

 

Posted by in 12:37:59
Comments

2 Responses

  1. Melquiades says:

    Ciao, anche a me non sembra per nulla “comico”…l’ultima volta che lo ho visto sono sceso e ho cominciato a girare per bologna in bicicletta in preda ad un non ben definito senso di “nulla”.
    il QI basso lo ha chi non trova guisto in una cretinata come quella di andare a veder l’alba, persino ad Ostia, secondo me.

  2. Anonymous says:

    Agrodolce, hai ragione. E concordo anche sugli anni Settanta a far da sfondo, per quanto sia uno sfondo vividissimo e vivo, quasi parlante. Si avverte che i personaggi si muovono “dentro” gli anni Settanta.

    Anch’io lessi con interesse quell’intervista.
    E anch’io rimasi un po’ stupiota dalla definizione di “comico”

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