Thursday, December 21, 2006

I segreti di Betlemme Mountain

ROMA - Due coppie gay - quattro bambole simil-Barbie - nel presepe di Montecitorio. Che costringono Bertinotti ad una dura presa di distanza: “Una provocazione inutile e dannosa”. Le hanno piazzate due deputati della Rosa nel Pugno, proprio accanto ai pastorelli e alla mangiatoia: na coppia di lesbiche con un cartello al collo su cui si legge “Anche in italia il matrimonio gay come nella Spagna di Zapatero”. E poi c’è la coppia di omosessuali, anche loro con un cartello al collo, con su scritto “Pacs Now”. Le statuine sono comparse oggi sollevando le prevedibili polemiche, ma questo era l’obiettivo degli animatori della provocazione, Bruno Mellano e Donatella Poretti. “Ci auguriamo - spiegano - che il Parlamento approvi al più presto una legge per il riconoscimento delle unioni civili. E’ ingiusto che milioni di cittadini non possano vedere riconosciuti i loro diritti, come ormai avviene in quasi tutti i Paesi dell’Unione europea”.

 


 Ecco il nuovo tormentone natalizio. Pensavamo che ci fosse l’intenzione di procedere sulla linea “bullismo & internet”, ma risulta ovvio che il presepe gay tira di più.Dopo i terribili senzadio dell’IKEA a cui probabilmente presto Ruini imporrà l’affissione di crocefissi fra un ANEBODA ed una BILLY, dopo il presepe con Moana Pozzi (pace all’anima sua), ora il presepe PACS. Pronte le reazioni dell’opposizione: 

 

Per prime, reagiscono le deputate di Forza Italia, seguìte da An, Lega e altri. “Un attacco inaccettabile alle istituzioni e al simbolo religioso” commentano Isabella Bertolini, Patrizia Paoletti, Gabriella Carlucci, Simonetta Licastro Scardino, fondatrici dell’associazione “Valori e libertà”. “Crediamo che sia dovere del capogruppo della Rosa nel pugno stigmatizzare, con una presa di posizione ufficiale, il grave e sconcertante episodio”. Un “atto gravissimo di cui chiediamo spiegazioni alla maggioranza e l’immediata convocazione di un ufficio di presidenza che prenda le distanze”: così Antonio Mazzocchi, segretario di presidenza di Montecitorio e membro dell’esecutivo di An. Che chiede a Fausto Bertinotti provvedimenti che ristabiliscano “la dignità propria della Camera dei deputati”.

 

 Un attacco alle istituzioni? Ma quali? L’istituzione del presepe? Ma non era una tradizione?Ho scoperto oggi che per anni ho vissuto nel fierissimo rispetto delle istituzione imponendo il presepe al genitore recalcitrante fino all’età di 8-9 anni, mentre quell’anarchico di mio padre cercava di convincermi che la zampogna nelle braccia della statuetta dello zampognaro fosse in realtà un’ernia in stadio avanzato.Poi é la volta del leghista: 

 

Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento giovani padani: i parlamentari della Rosa nel pugno “scherzino con i fanti ma lascino in pace i santi. E suggerisce: “Perché non inventano un presepe tutto loro, con le statuine di Pannella, Bonino, Cicciolina, Toni Negri, Sergio d’Elia. Un museo dell’orrore. Le statuine degli omosessuali, visti i loro gusti - conclude, con uno scivolone di stile - le mettano da altre parti”.

 

 I giovani padani hanno davvero un enorme fortuna ad essere coordinati da un elemento così elegante. Già immagino l’attenta coordinazione, la prima fila gridi “Prodi!”, la seconda “Frocio!”, la terza rutti…uno del genere é meglio che l’agguanti subito Berlusconi per animare le sue eleganti serate sarde. L’idea che mi sono fatto della questione la si può riassumere nel pensiero di Silvana Mura, deputata dell’Italia dei Valori: 

 

“L’iniziativa “è fuori luogo per due motivi: perché il presepe è un simbolo importante della religione cattolica e come tale va rispettato, e perché iniziative simili rischiano di tradursi in clamorosi autogol. Un tema importante come quello sulle unioni civili deve essere discusso nelle sedi politiche appropriate, i bliz non fanno che fornire argomenti a chi si oppone a una regolamentazione legislativa delle unioni di fatto e rendono più difficile un confronto sereno”.

 

 Forse Silvana Mura sarà un po’ troppo ingenua nel parlare di sereno confronto con l’opposizione, giacché il tema dei PACS é tuttora e sarà sempre “roba da froci” per Lega, AN e FI e “contro natura” per l’UDC. Al limite, il clima sereno si deve cercare di crearlo fra le varie correnti presenti in seno alla maggioranza.Perché penso che semmai avremo i PACS, al di fuori di quanto io o gli altri li possano approvare o contestare, la cosa sarà comunque frutto di un compromesso politico, e non di una rivendicazione estremista. Tutta la vicenda poteva essere un’occasione per una sublime goliardata anonima, che avrebbe fatto impazzire i vari urlatori della CDL nella ricerca del responsabile dell’aver messo i babmbolotti ricchioni nel presepe, con tutto il codazzo di strepiti da pollaio delle varie starlette CDL e il gonfiar di petti dei loro compagni galletti.Scegliendo di rivendicare un simile gesto, sottolineandone il valore politico, é stato effettuato quel clamoroso autogol di cui parla la Mura.

 

Ai parlamentari della Rosa nel Pugno suggerirei di valutare meglio le proprie azioni nella disperata ricerca di visibilità e consenso che da mesi stanno effettuando. Il cavallo dei PACS non si cavalca per la ricerca di consenso. Serve il dialogo, insomma, e non un’azione dimostrativa come questa. Per quanto chi l’ha ideata sia davvero brillante, beninteso. 

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Thursday, December 14, 2006

Homo homini lemming

Un essere umano, quando é solo, ricorre quasi sempre al cosiddetto istinto di sopravvivenza, una sorta di sesto senso che lo mette in allarme rispetto al pericolo imminente.Tutto questo, ovviamente, decade quando l’uomo é in gruppo. Potrei citare centinaia di esempi scomodando eventi storici o saggi di sociologia, ma preferisco ricorrere all’esperienza.

 

 
Roma, ore 15:35 ca. 

 

Una puzza di bruciato comincia a permeare i corridoi del luogo dove lavoro. Dalla mia postazione di reference in biblioteca la avverto chiaramente e mi scambio un’occhiata interlocutoria con il collega, lanciando il messaggio “credo che qualcosa stia andando a fuoco”.

Tempo un minuto ecco lo sbattere di porte per tutto il piano ed ecco i primi colleghi che entrano in biblioteca, eletto evidentemente il luogo più sicuro dove rifugiarsi in caso di incendio. Chiaro, no? Libri = carta = materiale altamente infiammabile, ergo biblioteca = luogo più sicuro.

Alla mia domanda sul perché la reazione fosse stata quella, mi viene risposto che nella biblioteca c’é gente. Questo, almeno, posso quasi capirlo. Sobillati da un pericolo imminente, gli esseri umani si radunano per fronteggiarlo. Probabilmente, se l’emergenza fosse stata un terremoto, la direzione presa sarebbe stata il terrazzo dell’edificio, con la famosa consapevolezza che “lassù nulla può cadermi in testa”.

 

 Ore 15:40 ca. 

 

Trillare di campanelli, porte tagliafiamme che scattano sbattendo. Il gruppo di essere umani é intrappolato in un’area del piano, isolato da quella che per ora é solo una puzza di bruciato.

C’é una sensazione di delusione, nell’aria. Va bene, siamo al sicuro, però…cazzo, c’é un incendio no? Dove sono le fiamme? L’essere umano deve vedere. Io ed un collega partiamo alla volta della porta tagliafiamme, se non altro per verificare se la puzza di bruciato é più forte.

Di fronte alla porta tagliafiamme, sono posto di fronte all’ennesima mancata corrispondenza fra letteratura e vita.

La mia idea era quella di porre la mano sulla porta e sulla maniglia per avvertire se erano calde, il che mi avrebbe confermato che probabilmente oltre la porte c’era L’inferno di cristallo. La porta é fredda, la maniglia non appena ci appoggio la mano scatta liberamente e la porta tagliafiamme si apre. Il collega mi guarda come per dire: “Ma dovrebbe aprirsi?”.

Non c’é tempo però per discorrere, giacché l’istinto umano ha prevalso. Almeno una decina di persone ha abbandonato la sicurezza della biblioteca accodandosi a noi. Arrivano i lemmings.

 

 Ore 15.43 ca. 

 

Lo spettacolo oltre la porta tagliafiamme é una nuvola di fumo acre alla cui altra estremità, da un’altra tagliafiamme leggermente aperta, spunta la testa di un altro collega.

“Che succede?”

“Non lo so.”

Da dietro il collega appena incontrato già si intravede il corrispettivo gruppo di lemmings dell’altra ala dell’edificio. Probabilmente provengono da un corrispettivo luogo sicuro, che so, un deposito di carta igienica e detergenti infiammabili.

 

 Ore 15.50 ca. 

 

Il branco procede spedito in mezzo al fumo, per individuare la fonte dell’incendio (che con una certa delusione risulta essere una cicca non spenta gettata in un secchio della spazzatura). Breve accalcarsi sulla porta della stanza incriminata per vedere un cestino che emette fumo (neanche una fiammella!). I lemmings sono delusi, delusi, delusi. Mestamente sciolgono il demente essere supremo che avevano composto per gettarsi giù dalla rupe e ritornano, semplici individui, alle loro postazioni di lavoro in mezzo ad un membro della sorveglianza accorso sul luogo che ha osservato con occhi sgranati venti persone accalcarsi sull’uscio di una stanza in mezzo al fumo.

 

Nessuno ha usato le scale interne di sicurezza.

Nessuno ha pensato di aprire le finestre.

Quando arriva il richiamo del lemming, non c’é niente che puoi fare se non seguire quello che prende l’iniziativa.

Che farebbe bene (tra l’altro) a smetterla di guardare fiction catastrofiche per poi reagire pensando di farne parte, mentre nelle orecchie gli risuona l’ancestrale “dududududun-dun, dududududun-dun…”

E chi vuole intendere intenda.

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Wednesday, December 6, 2006

Ecce Bombo trent’anni dopo

A trent’anni dalla sua uscita, Ecce Bombo torna nelle sale in versione restaurata. Paolo D’Agostini, su Repubblica, intervista Nanni Moretti in merito.

 D’agostini: Pensava di aver fatto un film drammatico e per pochissimi: fu subito percepito come un film comico e come specchio di una generazione intera, o quasi.

Moretti: “Questa è la fortuna del cinema. E poi sarebbe ridicolo se il regista pretendesse di fare il censore, il controllore o il vigilante delle reazioni del pubblico. Dal momento in cui un film è proiettato su uno schermo il pubblico lo vede come vuole. Rivedendolo mi è saltata addosso la consapevolezza che quei personaggi oggi potrebbero essere miei figli: il mio, quelli di Fabio Traversa o di Paolo Zaccagnini. La stessa compagnia di amici di Io sono un autarchico”.

Chiaramente, non ho nessun ricordo dell’impressione che fece Ecce Bombo, avendo a quel tempo un solo anno di vita. Il film l’ho scoperto attorno ai 14-15 anni, in preda alla fase intelletualistico-indumentale-sinistrorsa che mi ha fatto compagnia fino alla fine degli studi superiori. Leggere che Ecce Bombo fu percepito come un film comico mi ha stupito non poco. Io, personalmente, lo definirei in qualche maniera agrodolce. Ridere delle fisime di Moretti regista-attore viene spesso naturale, ma non mi sarei mai sognato allora di definire il film comico.

C’é una vena di tristezza enorme e profonda che attraversa tutto il film, il cui punto culminante é forse quel terribile, solitario urlo di spalle rivolto ad una cucina illuminata da una lampadina, una delle cose che mi é rimasta più impresso. Si ride dell’alba a Ostia (soprattutto perché ancora oggi é una proposta che ogni tanto, inevitabilmente, riemerge con esilaranti commenti da parte di chi ricorda i film e di chi ha un QI superiore al mio), della delirante telefonata in cui si parla del fantomatico “compagno etiope”, ma l’insieme del film é un dramma in cui l’incomunicabilità padre-figlio (e più in generale, generazione-generazione) la fa da padrona.

I malulore di Moretti-figlio viene incanalato in gesti plateali e aggressivi nei confronti della famiglia (sempre con la consueta aria di superiorità che mai lo ha abbandonato) e la scena in cui Moretti-padre, stremato, si stende sulla poltrona coprendosi il volto con un plaid io la vidi come un punto fermo, un “non esiste dialogo” ribaduto attraverso una scena che può anche divertire, ma nei fatti é a dir poco amara.

Più avanti, nell’intervista:

Paolo d’Agostini: Insomma come si trova a rivedersi? Non arrossisce per la presunzione o l’ingenuità di quel Moretti?

Moretti: “Io ho verso il film le stesse reazioni che avevo un anno dopo averlo fatto. Quello che mi emozionava mi emoziona oggi. Casomai ci vedo qualcosa in più. L’aver colto cose che mi apparivano ovvie, come l’emergere delle radio e delle tv “libere” (si diceva così, non sapevamo che sarebbero diventate tutt’altra cosa). E mi viene in mente un’altra cosa, che non c’entra col film: 30 anni fa c’era un’opinione pubblica che reagiva e si scandalizzava, oggi non esiste più. Si digerisce tutto e le due frasi più ricorrenti sono: “La coerenza è la virtù degli imbecilli”, stupida e prepotente. E l’altra: “Io non voglio dare giudizi”. E perché? Te lo ha vietato il dottore?”.

E’ il cosiddetto tastum dolens, il confronto fra la coda di un periodo segnato da grossi sommovimenti intellettuali (gli anni ‘70) e la società dei furbi nostrana. Ma la differenza, mi viene da osservare, non é nel fatto che allora non le frasi “incriminate” non si pensassero. Semplicemente, vuoi per una società ancora piuttosto “inibita”, vuoi per una televisione “diversa” (sì, televisione, avete letto bene: il suo ruolo odierno nella proposizione di modelli e mode é quantomeno criminale, per la qualità dei medesimi), le marachelle si facevano dietro la tenda. All’italiana insomma.

Paolo D’agostini: Non è tipo da aver fatto un’indagine di mercato: perché far riuscire Ecce Bombo a quasi trent’anni di distanza? Che cosa le fa credere che oggi possa incontrare un pubblico. E quale?

Moretti: “Penso che possa raccontare quel periodo e anche qualcosa di come siamo ancora: i rapporti tra le persone, quelli familiari, il velleitarismo…. Tra parentesi: io i film sugli anni ‘70 li ho fatti negli anni ‘70, come sugli anni ‘80 negli anni ‘80, e non dopo, quando sarebbe stato più facile.

Di questo non sono convinto. La dimensione di Ecce Bombo é familiare o comunque ristretta ad una cerchia di amici. Gli anni ‘70 sono solo lo sfondo, le dimensioni un po’ troppo chiuse perché si possa respirare il mutamento sociale. E poi, diciamocelo, Moretti già hai tempi di Ecce Bombo presenta chiaramente la patologia narcisti-egocentrica che lo contraddistingue. Le sue fisime e le sue manie, seppure siano riscontrabili anche in altri, sono comunque distintive di se stesso. Un po’ difficile, dunque, trattare il generale quando si é così naturalmente portati al particolare. Ovviamente, tutto questo senza togliere nulla al valore del film, che resta di altissimo valore.

Del resto, girare film in cui si é noi stessi protagonisti esponde decisamente a rischi del genere. E Moretti lo sa benissimo, visto che per lui é spesso più naturale raccontarsi che raccontare. 

 

 

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Petoterrorismo, la nuova frontiera del terrore

NASHVILLE - Atterraggio d’emergenza per flatulenza a bordo. E’ successo negli Stati Uniti, dove un aereo dell’American Airlines è stato fatto atterrare all’improvviso, ieri, dopo che una passeggera aveva acceso un fiammifero per “nascondere” l’odore di una flatulenza.

Il volo in rotta verso Dallas è stato dirottato a Nashville, in Tennessee, in pieno allarme: diversi passeggeri hanno avvertito, preoccupati, gli assistenti di volo di sentire a bordo un forte odore di zolfo, dal cerino bruciato.

Tutti i 99 passeggeri a bordo e i membri dell’equipaggio sono stati fatti scendere dall’aereo, i bagagli scaricati ed ispezionati.

Poi gli interrogatori degli agenti dell’Fbi e l’inattesa confessione. Una passeggera ha ammesso di essere stata lei ad accendere il fiammifero, nel tentativo di camuffare il cattivo odore. La donna, ha riferito una portavoce dell’aeroporto internazionale di Nashville, ha detto di avere una malattia che le provoca gli spiacevoli sintomi, senza specificare quale.

Il volo è ripartito senza incidenti, ma la donna non è stata fatta risalire a bordo. Contro di lei, però, nessuna accusa.

A prescindere dal lato comico della vicenda, trovo in qualche modo paradossale che il tutto abbia avuto origine da quella che comunemente viene detta “scorreggia”. Nonstante i piani per la sicurezza, nonstante ci venga ribadito costantemente che l’aereo é il mezzo di trasporto più sicuro, il panico é sempre in agguato. Una msiura di quanto l’11/9 abbia influito su di noi.

 

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Tuesday, December 5, 2006

Una questione di responsabilità

Dal palco del 2 dicembre Gianfranco Fini ha arringato la folla festante di bandiere multicolori, con un “Chi oggi non è qui si assuma le sue responsabilità”, una stoccata esplicitamente diretta a quei traditori UDC che hanno preferito (molti di malavoglia, sono pronto a scommettere) radunarsi a Palermo snobbando la manifestazione di Roma.

Responsabilità.

Certo, Casini deve aver valutato la cosa, non è esattamente l’ultimo degli ingenui o un eroico idealista della politica, pronto a sacrificare le poltrone dei suoi per perseguire una propria strategia distaccata dal partito unico che Berlusconi ha lasciato si riaffacciasse dal palco, quel partito diretto e di proprietà de “l’attaccante che segna più goal”.

La domanda che mi pongo è: ma Fini, le responsabilità che si è assunto chi era là presente in quella vergognosa miscela di populismo e istigazione a delinquere tutta finalizzata alla glorificazione di Silvio Berlusconi, le ha valutate?

 

Su Repubblica di oggi un articolo di Caludio Tito descrive i rapporti fra UDC e Berlusconi, poi si concentra su un dato:

 

 In quest’ottica non risparmia stoccate cruenti proprio a Fini. “Pensa di giocarsi la partita della premiership facendo il figlio maggiore, quello che rimane accanto al padre. Ma non ha capito niente”. Un’analisi che si sta facendo largo anche tre le file di Forza Italia. I “colonnelli” berlusconiani a dir poco arricciano il naso di fronte all’eventualità che sia l’ex ministro degli Esteri a raccogliere il testimone della leadership. Da Tremonti a Pisanu, da Scajola a Pera, tutti non hanno nascosto nei contatti riservati con l’ex premier che assegnare l’eredità al capo di Alleanza nazionale, equivarrebbe “a far esplodere la Cdl”. Non per niente proprio il Cavaliere, nei colloqui avuti ieri, ha negato di voler “investire” l’alleato: “Anzi, non vorrei che con quella parabola evangelica, Gianfranco si sia un po’ offeso sentendosi il fratello maggiore”.

 

La politica è un gioco che va fatto a carte coperte, tenendo ben nascoste le proprie intenzioni agli avversari ma anche agli amici.

 

Berlusconi non vivrà per sempre, questo è certo, e la storia politica ci insegna che quando l’età avanza, si iniziano a cercare dei testimoni, i cosiddetti “delfini”.

Ma qui subentra la particolarità di Berlusconi, che non è un politico, anzi, non lo è mai stato. Berlusconi è solo il suo enorme carisma e, ovviamente, le sue enormi possibilità economiche.

Un politico, come invece è  Gianfranco Fini non potrebbe mai raccoglierne l’eredità senza sconvolgerla del tutto, tornando ad un modello di centrodestra che fa politica.

 

Quindi ancora una volta, pongo la domanda: sono più pesanti le responsabilità di chi rifiuta di baciare le sacre terga del capo unte dal signore in una cerimonia populista e paradossale (salvo poi rientrare dalla porta di servizio quando si renderà conto che i tempi per il progetto del Grande Centro non sono ancora maturi) o quelle di chi lo fa piegando il capo ancora una volta?

Certo, il primo dei due confermerà di essere costretto alla dipendenza dal capo. Ma il secondo, può veramente rinfacciargli le sue “responsabilità”?

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Monday, December 4, 2006

Dio non si sporchi le mani

SANTIAGO - Augusto Pinochet, colpito ieri da un infarto, lotta per la vita. Per lui saranno cruciali le prossime 24-48 ore. Gli specialisti che hanno in cura l’anziano ex dittatore cileno non si sbilanciano in previsioni: il dottor Juan Ignacio Vergara ha reso noto che il paziente è sempre in condizioni gravi ma stazionarie e che dovrà rimanere in ospedale e sotto osservazione per “almeno dieci giorni”.
 

 

Forse siamo arrivati all’epilogo di questa vicenda.

Tutto è stato già detto, molto è stato provato, altro non verrà mai alla luce.

Seguendo un percorso che già abbiamo visto per Priebke, i crminali che hanno segnato la proteste e i ricordi delle generazioni dei nostri parenti e della nostra vivono, uccidono, ingrassano e muoiono comodamente seduti sulle loro poltrone.

E muoiono nel loro letto, fra gli affetti dei cari, elargendo quel sorriso bonario che oggi vediamo su ogni foto che ritrae Augusto Pinochet.

 

Per chi non sapesse di chi stiamo parlando, un breve sguardo alla sua biografia.

 

Ora Augusto Pinochet, raggiunti i 91 anni di età, starebbe per morire. Solo negli ultimi anni la verità, a lungo tenuta occultata, sta lentamente venendo alla luce, anche per ammissione di lui stesso.

 

 “Il suo destino è nelle mani di Dio”, ha detto ai giornalisti il figlio dell’ex generale, Marco Antonio. 

 

Da ateo, mi viene da rispondere le mani di Dio, se esiste, non meriterebbero di sporcarsi con la vita di quest’uomo. E’ già un’offesa al mondo che egli muoia nel suo letto, circondato da persone a lui care, piuttosto che morire solo, perseguitato dai volti dei desaparecidos a cui i suoi sgherri hanno tolto la vita e dall’odio dei loro cari.

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Friday, December 1, 2006

Cinecittà docet

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal sito di Repubblica:

ROMA - Da Palermo a Roma, ma senza autorizzazione. L’Udc, da giorni, si è dissociato dalla manifestazione organizzata dalla Cdl per il 2 dicembre invitando i propri elettori a confluire presso il Palasport di Palermo, con un gesto di plateale dissociazione. Eppure, come riporta il Corriere della sera sulla prima pagina di oggi, il comitato direttivo della manifestazione ha ordinato 1500 bandiere del partito di Lorenzo Cesa, senza chiedere nulla ai diretti responsabili.

La notizia, che é eufemistico definire ridicola, mi ha fatto venire in mente un divertente parallelilsmo. Vi ricordate quei film storici di una volta in cui si vedevano sfondi maestosi, metropoli dell’antichità con templi e palazzi, tutto rigorosamente in cartone per ingannare lo spettatore? Ecco, a me pare che sia la stessa cosa. Solo che questo non é un film, é na manifestazione nazionale che dovrebbe rappresentare il culmine dell’opposizione governativa. Siamo alla farsa insomma, semmai qualcuno ancora non se ne fosse accorto.

Pronte le reazioni dell’UDC:

“Un fatto triste, il popolo del centrodestra non ha bisogno di inganni nè di sotterfugi, chi li fa non si comporta bene”. Così interviene Pier Ferdinando Casini. “Il fuoco amico è il peggiore”, spiega il leader centrista in un’intervista al Tg1. “Ma non siamo spaventati dalla solitudine perchè crediamo nelle nostre idee”, aggiunge Casini, “per noi parlano i fatti e la nostra coerenza”. Il leader dell’Udc aggiunge: gli italiani “non si convincono con l’evocazione della spallata, ma con un’alternativa. Noi stiamo in Parlamento, non usciamo fuori dall’Aula, non facciamo ostruzionismo” perchè queste tattiche “sono fuori dalle corde dei moderati”.

A questo gentiluono che parla di moderazione e di alternativa andrebbe sempre ricordata la pronta assistenza a Berlusconi avutasi in passato anche sulle votazioni più indigeste.

Più diretto l’attuale segretario UDC:

“Siamo al degrado totale. Stiamo verificando altri casi - spiega - ma se è vero siamo all’inquinamento della vita democratica, chiediamo le scuse. Invece di occuparsi di far cadere Prodi come urlano in continuazione si occupano di farci lo sgambetto. Riteniamo che sia una cosa offensiva, l’Udc non è in vendita”, conclude il segretario.

L’UDC non é in vendita perché il prezzo é troppo alto per qualcosa di usurato e abusato, mi verrebbe da sottolineare. Ma temo che anche in queste condizioni, non mancheranno compratori da ambo le parti. Mi dispiace per Cesa che forse non ne é informato.

Per ora, abbiamo già una smentita:

In mattinata arriva la smentita secca di Forza Italia per bocca del suo vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto: “Non possono esistere equivoci in materia. Nè il Comitato per la manifestazione nè Forza Italia hanno commissionato l’acquisto di alcune bandiere dell’Udc per cui si sta creando un caso sul nulla. Abbiamo fin dall’inizio affermato che non volevamo aprire o sviluppare polemiche con l’Udc. Questa è stata e rimane la nostra linea in questa vicenda”.
Ma secondo il titolare della fabbrica di bandiere che ha ricevuto la commessa, intervistato dal Corriere della Sera, la richiesta sarebbe arrivata direttamente dal comitato organizzatore della manifestazione.

Ora, il Corriere non é esattamente un giornalino. E’ una testata generalmente considerata autorevole, letta da destra a sinistra, che in occasione delle ultime elezione, ad onor del vero, ha lasciato intendere una maggiore sintonia con ll’attuale maggioranza governativa.

Quindi: verità? Bufala? Quello che so é che mi pare un’azione che si inserisce in linea perfetta con la berlusconata di base, il tentativo di truffare il prossimo mistificando la realtà acquistando un partito. Di cartone.

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