Monday, November 6, 2006

Stefano Benni, i trent’anni della Luisona

Su Repubblica di oggi a p. 19 si può leggere un breve pezzo di Stefano Benni dedicato ai trent’anni di una della sua prima opera, Bar Sport.

Lo scrittore, vicino ormai ai sessant’anni, sembra da tempo aver perso lo stile scorrevole e surreale che contraddistingue la sua prima opera e quelle immediatamente successiva, anche se é ancora in grado di stupirci pubblicando, dopo i deludenti (parere personale) Spiriti e Bar Sport 2000 un romanzo raro ed eccezionale come Saltatempo.

Apprezzo molto anche i suoi occasionali articoli su Repubblica, dove la fiamma del suo genio sembra ancora brillare.

Questo scritto di oggi parte da una sorta di tributo alla sua prima opera e all’istituzione del “Bar Sport”, che rappresenta un locale più idealistico che reale. Lo stesso Benni scrive:

 

Non ho nostalgia del bar Sport, ma delle storie che ci sentivo. Inventate, raccontate, esagerate, e soprattutto create personalmente.

 

La letteratura di Benni parte sempre da un dato reale, dopodiché si arrende alla fantasia e al surreale. Può trattarsi di una fantasia casalinga e nostrana, come appunto in Bar Sport, o di una fantasia carnevalesca e scanzonata, come nella Compagnia dei Celestini, un’altra delle sue opere più riuscite.

I suoi protagonisti non sono mai perfetti, conservano sempre al loro interno l’elemento dell’antieroismo, che poi viene ad essere l’ancora di salvezza in una realtà aggressiva e grigia, da cui ci si difende solo rivendicando l’assurdo e la diversità come barricate che si frappongono ad onde di conformismo.

Scrivere in questo modo per più di trent’anni é un lavoro a tempo pieno. Perché la resistenza degli antieroi di Benni non sembri incomprensibili, é la realtà stessa che non deve essere mai perduta d’occhio. Tant’é che il mestiere di chi scrive alla maniera di Benni ricorda (superficialmente) quello del sociologo che annusa l’aria e cerca di cogliere tutti i mutamenti che stanno interessando la società

Dal 1976, anno di pubblicazione di Bar Sport al giorno d’oggi, la società italiana non ha mai smesso di mutare. Eco delle evoluzioni occidentali, l’Italia é stata interessata da un avvicendarsi continuo di mutamenti, mode e tendenze spesso effimere ma comunque succedutesi.

Benni secondo me é riuscito a tenere il ritmo con questo processo incontrollabile fino al 1992, anno di pubblicazione del già citato La compagnia dei Celestini.

Da quel romanzo, Benni sembra essersi in qualche modo ritirato, o comunque aver modificato il suo modo di scrivere, facendo rientrare i suoi romanzi a tema “contemporaneo” nell’ambito dell’Italia berlusconizzata. Mi direte che anche quello é seguire l’evoluzione della società, che in qualche modo Berlusconi e Forza Italia sono stati artefici di mutamenti sociali, anche se distorti e negativi. Proprio su questo io non mi sento di essere d’accordo.

Non é stato il berlusconismo a modificare la società, é stato il berlusconismo come celebrazione dell’individuo e, più in particolare, della mediocrità (etica e sociale) dell’italiano medio innalzata a bandiera che era già presente in nuce nella società italiana.

In pratica, il berlusconismo non ha fatto che portare sotto gli occhi di tutti la mediocrità insita nell’italiano elevandola a merito, fornendogli così anche un alibi ed una dignità.

Senza divagare ulteriormente dal tema, Benni “berlusconizzando” i suoi romanzi ha perso quella capacità di analisi sociale che aveva prima.

Difatti, i suoi migliori risultati ora prendono in considerazione non tanto la realtà contemporanea quanto il passato, gli anni in cui é cresciuto e che gli hanno ispirato i suoi primi romanzi.

 

Come si può leggere, dunque, questa sorta di celebrazione del trentennale di Bar Sport?

Ce lo dice lo stesso Benni, tramite il confronto. Tutto il suo pezzo si articola su alcuni paragrafi in cui le particolarità del Bar Sport del 1976 vengono confrontate con quelle del Bar Sport 2006. Si ride, perché Benni scrive bene e perché personalmente apprezzo il suo umorismo.

Ma c’è una nostalgia preponderante che emerge da tutto lo scritto, la nostalgia del Bar come centro di aggregazione umana al Bar di adesso, che sembra limitarsi all’essere un esercizio qualsiasi.

La verve di Benni affiora a sprazzi, come nel momento in cui vengono comparati i bagni:

 

Nel vecchio bar Sport c’erano spesso i bagni esterni per raggiungere i quali dovevi uscire ad affrontare intemperie, labirinti e lunghi viaggi. Ma soprattutto c’era il bagno con la terribile turca magnetica. Una trappola viscida e subdola che, per quanta attenzione tu facessi, possedeva un malefico potere di attrazione gravitazionale, che ti faceva scivolare e finire col culo incastrato. Ora, anche in bar modesti, ci sono grandi toilettes con water igienizzati, maniglie antiscivolo, sistemi di allarme e rotoli di carta igienica grandi come rotative, Ma sopra questo bagno c’è sempre il cartello “Bagno fuori servizio. Si prega di usare il bagno di fronte”. E nel bagno di fronte ci aspetta la subdola turca magnetica.

 

Io, per quel che ho letto di Benni, la vedo come una sorta di rinuncia, della quale avevo colto già le avvisaglie da qualche altro. A sessant’anni Benni sembra confessare a se stesso di non essere più in grado di cogliere i mutamenti sociali, che vanno ad una velocità che ormai non può più permettersi di seguire. Per cui ritorna al passato, all’umanità di allora contrapposta alla disumanità di oggi.

Dei Bar del 1970 ricordo veramente poco, essendo nato nel 1976.

Ma nel mio piccolo ricordo vagamente la vita di quartiere, l’atmosfera di un paese microscopico dentro la città di Roma, un paese che consisteva in quattro strade attorno ad un blocco di edifici nel pieno centro di Roma, e sono capace di cogliere le differenza. Quello che mi manca è la penna di Benni per delinearle, esasperarle, colorirle e divertire nel farlo.

 

La rinuncia di Benni è poi definitiva alla fine dello scritto. In merito alle storie a cui ho accennato all’inizio, l’autore conclude:

 

Adesso entro in un bar e sento: “Sentite amici cos’è successo ieri a Briatore”.
Sarà anche una bella storia, ma io esco.

 

E nonostante abbia la metà dei suoi anni e sia in fin dei conti un prodotto di quella società con la quale non riesce più a seguire il passo, mi piacerebbe dirgli che esco anch’io a fargli compagnia.

 

Un’ultima notizia: vi segnalo una simpatica iniziativa da www.stefanobenni.it. Intorno al 9 dicembre verrà celebrato il “Luisona Day”, che consisterà in una lettura pubblica di un pezzo di Stefano Benni (articolo, romanzo, racconto o poesia) da eseguirsi in un bar di una paese o di una città.

Un bel modo per rendergli omaggio, a mio avviso.

  

Posted by in 13:53:02 | Permalink | Comments (1) »