Friday, November 3, 2006

La carica della mano spugnata


Ovviamente, sono più che lieto della liberazione di Torsello. Così come ho particolarmente apprezzato il suo riferirsi al Corano come unico sostegno durante i giorni della sua prigionia. Non mi dilungherò, però, sulla mia soddisfazione per la sua salvezza, giacché in mezzo ai festeggiamenti e alla felicità dell’occasione, COME SEMPRE, bisogna prendere per la coda il topolino che sta cercando di farla franca con il pezzo di groviera fra le zampette. 

Dal sito di Repubblica:

 

Il direttore del Sismi interviene in diretta la Tg2 delle ore 13, rivendicando così implicitamente la efficace gestione della vicenda: “Il governo ha fatto il massimo degli sforzi possibili in una situazione così complessa e difficile, come obiettivamente si presentava. Noi abbiamo fatto la nostra parte, confermando quella che è l’immagine di questo Servizio, nota agli italiani”.

 

L’autobus con la squadra festante già é in rotta verso il Circo Massimo, bisogna fare presto a salirci sopra, con una bella piroetta che ci catapulti in uno dei posti liberi per dar l’impressione di esser sempre stati lì sopra, dall’inizio alla fine del percorso. Cercando, ovviamente, di buttare un po’ di acqua saponata sulla propria immagine. Ovviamente, c’é sempre chi é pronto a darci una mano, del resto non si campa senza amici:

 

Il presidente della commissione Difesa del Senato Sergio De Gregorio ha rilevato che “Il Servizio di sicurezza militare e il suo direttore, generale Nicolò Pollari, confermano con questa brillantissima operazione le capacità dell’intelligence italiana, esposta a un durissimo e proditorio attacco ingiustificato nei fatti”.

 

Qualcuno qui si ricorda chi é De Gregorio? Andate, sempre nel mio blog, alla sezio La politica nel Bel paese e nel mondo e leggetevi La politica delle trappole se il nome non vi dice nulla. Una merce preziosa, gli amici, meglio ancora se interessati e in debito.

 

Da qualche parte, però, si racconta un’altra storia:

 

Secondo alcune fonti il fotoreporter italiano “è stato liberato in una zona impervia situata nel centro dell’Afghanistan da agenti del Sismi”. Ma Emergency racconta un’altra versione: “Oggi, intorno alle 10 ora italiana, una telefonata all’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah ha indicato che sulla strada per Kandahar si sarebbe potuto trovare Gabriele Torsello liberato. Un membro afgano dello staff di Emergency, viaggiando nella direzione indicata, ha trovato Gabriele Torsello e lo ha accompagnato da incaricati del governo italiano. Emergency ha immediatamente avvertito i familiari, il Ministero degli Esteri e l’ambasciatore italiano a Kabul”.

 

Allora qui c’é qualcosa che non torna. Il SISMI? Emergency? L’attuale ministro degli Esteri salomonicamente risolve la questione:

 

Anche il ministro degli Esteri D’Alema si è complimentato con il Sismi, ma ha ringraziato anche Emergency. Infatti ha mandato “un ringraziamento particolare al Sismi che ha svolto un ruolo essenziale”. Poi, però, il titolare della Farnesina, ha sottolineato “la fattiva collaborazione assicurata da Emergency per i contatti con il nostro connazionale e dall’organizzazione Peacereporter”.

 

 

 Tutti contenti no? SISMI e Emergency promossi entrambi, Torsello libero, evviva tutti. Dai all’opposizione due minuti di tempo per digerire la notizie e mezzo per valutare se può appropriarsene in qualche modo e può cominciare l’altro balletto, che in genere é quello più longevo e fruttuoso: 

 

Di tutt’altro avviso i rappresentanti della Cdl che, in coro, applaudono il lavoro svolto dal Sismi e, in particolare, da Pollari. Antonio Martino (Fi) è entusiasta: “A quanti hanno operato per il felice esito della vicenda, ed in particolare al generale Nicolò Pollari ed a tutti gli uomini del Sismi va il plauso incondizionato”. Lorenzo Cesa (Udc) parla di “ulteriore conferma dell’efficacia dei servizi”. Renato Schifani (Fi) se la prende con Prodi “che non ha fatto i complimenti al Sismi, a differenza di D’Alema”.

 

 E chiaro che Renato “Nomina sunt consequentia rerum” Schifani non può esimersi da uno dei suoi acuti e ben noti commenti. Ma del resto, ci sono persone che prendono il loro stipendio per svolgere questo genere di ruoli, e Schifani é più che deciso ad essere il migliore nella categoria, é riuscito perfino ad oscurare Vito e Bondi insieme. Vorrei dirgli di non preoccuparsi, che il ringraziamento a Pollari non mancherà, anzi, é già in corso, probabilmente ancor prima della liberazione di Trosello, e consentirà in un’uscita di scena decorosa verso una posizione meno in evidenza ma comunque remunerativa. Una bella lavata di acqua saponata, insomma, per scioglier via tutto quel noioso sporco che da giorni si stava accumulando sulla sua figura.

 

 ***

 

 Datemi pure del cinico. Ditemi che non perdo occasione per non essere polemico, paragonate Pollari a Calipari se vi sistema la coscienza. Ma non mancherò mai di sottolineare come sia necessario, in un momento come questo, seguire la situazione con più attenzione che mai, non lasciandoci trascinare dalla sfera emotiva e dal tubo catodico che ci riverserà felicità e soddisfazione a fiumi direttamente in gola, per ubriacarci affinché chi deve zampettare via sfugga alla nostra attenzione.Personalmente, quanto alle amnistie sapientemente mascherate da festeggiamenti, mi é bastata la vittoria del Mondiale e il ridimensionamento delle pene che ne seguì.Abbracciamo Torsello con tutti noi stessi, ma non perdiamo d’occhio il topo(llari)lino, né perdiamo d’occhio chi lo aiuterà a filare via.

 

 Occhi aperti.

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La sconosciuta, Tornatore per stomaci forti

Sin da quando avevo visto il trailer dell’ultimo film di Tornatore mi ero ripromesso di andarlo a vedere il prima possibile. La mia passione per il noir era stata già solleticata dalle espressioni dell’atrice Xenia Rappoport e dalle atmosfere che il trailer lasciava intravedere.L’inutile (se non per le forme della Bellucci) Malena mi sussurrava ancora nella testa foschi presagi, ma avevo già ben chiaro che avrei assistito a tutt’altro.Da quando sono diventato cinema-dipendente, avevo attribuito il termine di “capolavoro”, che per me indica la perfezione totale, solo al sublime Eternal sunshine of the spotless mind, italianizzato con l’immondo titolo Se mi lasci ti cancello. Adesso ne ho un altro, ed é il film di Tornatore.Vi direi di andare tutti a vederlo, ma ci sono alcune controindicazioni. E’ duro. Doloroso oltremisura, per la violenza delle immagini e degli avvenimenti, e ancora per la violenza psicologica che attraversa tutto il film.

Ho difficoltà nel darvi un breve sunto della trama, in quanto é uno degli elementi che lo spettatore deve sbrogliarsi da sé. Il film procede infatti fra la narrazione del presente e i flashback della protagonista, che aggiungono particolari alla storia e fanno sempre più luce sul ruolo da lei svolto negli avvenimenti e sul perché delle sue azioni. In poche parole e senza rovinarvi nulla, la narrazione prende le mosse dalla ricerca di lavoro di una ragazza dell’est che vive in Italia già da molti anni in una Trieste grigia e piovosa. Alcune atmosfere ed alcune inquadrature sembrano richiamare il cinema di Hitchcock, altro particolare che non ha mancato di allettarmi.

Per tutta la prima parte del film la protagonista parla pochissimo, si esprime con frasi brevissime e concise e si limita ad osservare un palazzo dalla finestra del suo appartamento. E’ la sua espressione cupa e sofferente a parlare per lei, e la città, ripresa in una cornice sempre più tetra, sembra farle eco.

I flashback, che si contraddistinguono per i colori vivi e quasi infiammati della pellicola, troncano decisamente con i colori della narrazione del presente che tendono uniformemente al grigio, un accorgimento di regia che non ho mancato di apprezzare.

Procedendo nella visione, lo spettatore inizia ad ordinare ogni avvenimento, a intepretare ogni flashback fino al quadro della situazione, che Tornatore non conclude con l’ultima, illuminante pennellata se non nelle ultime sequenze della pellicola.

Per due volte sono stato sul punto di abbandonare la sala, travolto dalla violenza delle immagini che mi hanno smosso una rabbia che mi ha fatto stringere i braccioli della poltrona. Più volte mi sono voltato verso la mia amica che ha tenuto le mani incrociate davanti alla bocca e gli occhi spalancati per buoni quindici minuti sussurandole che se voleva potevamo andarcene. Vigliacchissimo, in quanto quello che non ce la faceva in quel momento ero io. Forse esagero, forse sono stato preso in contropiede su uno dei miei punti deboli, ma ad un certo punto, sì, me ne sarei andato, pur avendo in ogni momento la completa consapevolezza che mi sarei perso un capolavoro. Fortunatamente, ho resistito.

Fra gli attori, la palma va ovviamente a Xenia Rappoport.

Questa giovane magra e cupa, che da Filmtv.it risulta essere alla sua prima performance come attrice, é di una bravura impressionante. Tutto ruota attorno a lei, lei prende la mano dello spettatore e lo conduce nei meandri dei suoi ricordi più dolorosi, delle sue peggiori umiliazione, della tragicità del suo presente. Le sue espressioni, non mi stancherò mai di lodarle, potrebbero tranquillamente sostituirle le poche battute. Adombra tutti gli attori, che comunque non vanno mai oltre il ruolo di comprimari per la concezione stessa della trama.

Godibile Alessandro Haber nella parte del portiere dell’albergo, brava la Gerini e la Degli Espositi. Praticamente inesistente Favino, forse sprecato per una parte in cui gli si richiede solo un’espressione accigliata e qualche litigata con la Gerini sullo sfondo. Placido di una viscidità più che convincente, ma sempre messo in ombra dalla bravura della Rappoport.

L’unico personaggio che potrebbe reggere il confronto con la protagonista é la piccola attrice che interpreta la parte della figlia della Gerini, uno scricciolo che viene sottoposto ad una parte agghiacciante. Non me ne voglia il regista, ma mi sento di capire perfettamente chi, come me, é tentato dal fuggire dalla sala.

La sconosciuta é una gara di resistenza, un viaggio nel dolore e nella violenza che può stroncare. Però, se volete un consiglio, cercate di resistere. Fatevi forza, stringete i braccioli della poltrona, se proprio non ce la fate distogliete lo sguardo dallo schermo, ma non andatevene, non abbandonate la sala. Perché dopo il dolore, dopo la sofferenza a cui assisterete, dopo la cupezza della storia e del modo in cui viene narrata, una solare ultima scena vi salverà. Tirerete il respiro finale e verrete liberati dal peso di ciò a cui avete assistito con uno splendido, meraviglioso sorriso che asciugherà le lacrime e ridarà speranza, firma in calce ad un film che sembra volervela negare fino all’ultimo.

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