Giovedì | Novembre 30, 2006

Il labirinto del fauno, un'occasione sprecata

Non ho visto moltissimi film di Guillermo del Toro. A dire la verità, ho visto solo Mimic, che all’epoca mi piacque.

Il trailer del suo ultimo lavoro mi aveva decisamente affascinato, le recensioni che avevo letto, sebbene contrastanti, parlavano di “fiaba nera”, un genere che mi attrae molto. Cos’ ieri sera ho raccolto qualche amico e sono andato a vederlo al cinema.

Diciamolo da subito: sono stato davvero deluso.

Il film è pretenzioso, in molte scene lentissimo, in altre ridicolo oltre il consentito.

L’idea di base, che sono sicuro di aver già letto in qualche favola (ma è comunque piuttosto cliché), sarebbe anche carina, come interessante è la collocazione di questa fiaba in un periodo storico ben determinato, gli ultimi fuochi della guerra civile spagnola nel 1944.

Del Toro balza da un film all’altro, dal fantastico al drammatico, ed il passaggio non sempre gli riesce. Anzi, non gli riesce praticamente mai.

Fino all’ultimo questo mix di generi disorienta lo spettatore che, nel mio caso, finisce con l’abbandonare la trama per godersi le ingenuità di regia (che almeno dal mio punto di vista, non sono poche).

Di tanto in tanto il regista tira fuori qualche bella inquadratura o qualche scenografia curata, ad esempio la stanza con il mostro senza occhi (sono stato il solo a rivederci i claudicanti nemici della serie Silent Hill?) o l’interno dell’albero, ma non basta a salvare la pellicola.

Non so con che coraggio qualcuno su Filmtv abbia definito questo filmetto “un capolavoro”. A chi l’ha fatto consiglierei una cura a base di Burton, per imparare COME si gira un film da una fiaba nera.

I personaggi sono decisamente stereotipati, il cattivo è così cattivo che nelle sue efferatezze spinge al riso, la bambina talmente buona e passiva che gli allungheresti un calcio nel sedere.

La sensazione è che Del Toro abbia tirato via il film da un buon soggetto, soffermandosi su qualche effetto speciale (comunque di scarsa portata) e spennellando buonismo a destra e a sinistra.

Quello che manca al film è un po’ di sana, semplice ironia.

Le commistioni fantastico-drammatiche che ne sono prive sono in genere clamorosi buchi nell’acqua, proprio come questo.

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Lunedì | Novembre 27, 2006

Ariva er matto!

ROMA - "Mi dimetto e chiedo che le mie dimissioni siano accettate subito. Anche perché trovo anacronistico l'istituto dei senatori a vita". Francesco Cossiga annuncia così la decisione di lasciare palazzo Madama. Lo fa con una lettera inviata al presidente del Senato Franco Marini. Molti i motivi che sono alla base della decisione dell'ex presidente della Repubblica: le sue condizioni di salute, "i pesci in faccia" presi da Giuliano Amato, le ironie di Andreotti, gli attacchi di Calderoli. In sintesi, la sensazione di non essere considerato "utile" alla vita politica del paese. Ma Cossiga precisa: "Lascio il Parlamento, non la politica".  

Mi viene in mente l’immortale battuta del Marchese Del Grillo:

 

“Ecco. Stai a magnà pe’ li cazzi tua e ariva la matta! Questa è Roma!”.

 

Anche se qualcuno potrebbe obbiettare che Cossiga non è un matto (e avrebbe anche ragione, perché i percorsi mentali dell’ex presidente sembrano folli solo a prima vista), non esiste commento migliore per le sue uscite.

Quello che provo per quest’uomo è uno schifo immenso: dal suo coinvolgimento in Gladio a quell’arroganza mascherata da arteriosclerosi che esercita in Parlamento, Francesco Cossiga mi ha sempre colpito per la sua capacità di dire e non dire, di cercare sempre di porsi al di sopra delle parti elargendo poi le sue “pillole di saggezza” destinate generalmente a cadere nel vuoto.

 

"L'età e la salute, anche per gli evidenti ostacoli che mi creano alla mobilità fisica. Poi c'è la particolare sindrome di stanchezza che mi costringe a lunghi periodi di pausa - scrive Cossiga nella lettera a Marini - Mi hanno illuminato le prese per i fondelli nei miei confronti da parte di Giulio Andreotti ('Non osserva neanche l'orario dei barbieri', Dio mio, non riesce proprio a perdonarmi di averlo nominato senatore a vita...). Così come mi ha illuminato la qualifica di ladro datami con bonomia dal vicepresidente del Senato Roberto Calderoli perchè percepisco, cosa che non sapevo e che è un bene sia tolta anche agli altri senatori a vita, l'indennità di presenza anche pur non partecipando alle sedute dell'Assemblea e delle commissioni".

 

Sorvolando sulle battute di Andreotti, che non posso fare a meno di adorare (sentendomi in colpa), mi pare che qua si respiri una certa atmosfera da asilo. Dev’essere difficile trovarsi in uno schieramento che viene contestato (nel caso attuale, il gruppo dei senatori a vita) e non poter essere di nuovo nel mezzo, pronto ad ammiccare da una parte all’altra. Forse è proprio per questo che Cossiga si vuole sganciare. Per poter giocare la sua parte, cioè quella dell’ingarbugliatore, deve necessariamente essere “battitore libero”. La gratifica di senatore a vita non lo soddisfa, se non può divertirsi come vuole lui.

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Venerdì | Novembre 24, 2006

Adieu

Un semplice gesto, il leggero sventolio di una mano mentre ancora una volta mi risveglio più triste di quando mi sono addormentato. Sai già che succederà, sai che se la pellicola può dare la gloria eterna, la vita prima o poi finirà. Il Melandri vaga per Firenze chiedendosi dove sei finito, Michel non ha più voglia di morire di crepacuore ingozzandosi da solo, Bernard questa volta non potrà seguirti nell’ultimo viaggio levandosi il cappello ed asciugandosi gli occhi.

Addio, Philippe, mi mancherai infinitamente.
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Giovedì | Novembre 23, 2006

Il vento che attraversa l'erba, bentornato Ken

Una cosa é certa. Devo smetterla di andare a vedere i film di Loach. Mi provocano una rabbia così forte che in genere l’umore della notte e del giorno successivo ne risente, come oggi.

Il vento che accarezza l’erba, l’ultimo film del regista inglese che é stato più volte definito la voce dei diseredati e degli oppressi di tutto il mondo, é basato sugli eventi del 1919 in Irlanda, e cioé la formazione dell’IRA contro l’occupazione inglese.

Per un regista inglese é un argomento non facile, persino per Loach, che non ha mai risparmiato pesanti critiche al governo, sia con i suoi film sia di persona.

Di fronte alle tragedie che hanno interessato il secolo scorso, l’oppressione inglese in Iralnda rischia spesso di passare inosservata. E’ forse proprio questa la ragione per cui Loach sceglie di raccontarla non risparmiando efferatezze e scene crude (il film é vietato ai minori di 14 anni), cercando forse di comunicare il proprio senso di colpa che egli avverte come cittadino inglese.

Se in genere la crudezza e la durezza di Loach contraddistinguono più la trama che le scene, Il vento che accarezza l’erba ha un approccio diverso. L’obbiettivo indugia su torture e sevizie più di una volta, sfruttando una inquadratura non vicinissima nella scena più violenta (lo scalpo di una giovane irlandese effettuato da una squadraccia di soldati inglesi sghignazzanti) per lenirne la crudezza, artificio che a me ha ricordato la scena conclusiva di Salò.

Tutta la prima parte del film, meritevole e ben fatta, sa però di già visto.

La parte migliore risulta senza dubbio essere la seconda, collocata storicamente dopo la tregua firmata fra Irlanda e Inghilterra ed incentrata sulle aspettative tradite del popolo irlandese.

 

Il vento che accarezza l’erba é per Loach un ritorno ad un cinema che possa coniugare la storia del ventesimo secolo alla denuncia sociale. La nascita dell’IRA é infatti direttamente legata agli ultimi anni di conflitti religiosi che hanno interessato l’isola e al ricordo insanguinato della domenica del 30 maggio 1972, quando i paracadutisti inglesi uccisero 13 persone a Derry.

Le sue ultime due prove cinematografiche, Un bacio appassionato e l’episodio in Tickets ci avevano concesso un po’ di respiro, schiarendo le tinte fosche con cui il regista dipinge solitamente il mondo moderno.

Il parallelismo più immediato é con Terra e libertà (1995), la cosa più vicina alla trasposizione cinematografica del mervaiglioso Homage to Catalonia di George Orwell.

La regia sempre però essere maturata, più solida ed efficace, anche se i due film sembrano procedere sullo stesso percorso narrativo.

Loach si concede meno ingenuità (una delle parti che proprio non digerii di Terra e libertà fu l’ultima immagine, il signore anziano che alza orgogliosamente il pugno) raccontando i protagonisti più come uomini che come eroi, concludendo l’opera con un ultimo cazzotto allo stomaco che piega in due lo spettatore ma che ha la funzione di ricordare che la ferita esiste ancora, qualora i morti degli ultimi anni non bastassero a farcelo notare.

 

Nel complesso, un’ottima prova per un regista che nel suo essere profondamente manicheo non indulge mai nella banalità e nel facile richiamo al mito, ricordando che la storia la fanno gli esseri di carne e sangue e non i nomi che indossano.

 

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Martedì | Novembre 21, 2006

La volpe e l'uva? Magari...

ROMA - Il Cavaliere getta la spugna: non si candiderà di nuovo a guidare il governo del Paese. Silvio Berlusconi lo rivela nel corso di una chiacchierata con un cronista del quotidiano Libero, pubblicata oggi: "Non farò più il premier e non andrò mai al Quirinale", taglia corto.  

 

E che cazzo. Manco il tempo di comprare una cassa di Don Perignon, invitare qualche amico a casa e prendere una giornata dal lavoro per festeggiare. Ti svegli e ti trovi davanti ad una notizia del genere. Scorretto fino all’ultimo, quest’uomo.

Superata la prima crisi tachicardica e preso del Tavernello al supermercato sotto al lavoro in sostituzione dello chamapagne, mi prendo un minuto per leggere bene l’articolo.

Berlusconi. Che parla su Libero.

Un momento.

 

Cioé...

 

Insomma...

 

...su, ragazzi, c’é qualcuno che gli crede?

 

E’ Berlusconi, ospite del giornaletto che in genere arrotola e mette davanti alla bocca perché gli faccia da megafono. Possiamo davvero permetterci di prenderlo sul serio?

 

Insomma, l'ex presidente del Consiglio sembra non avere ripensamenti. "Di Palazzo Chigi ne ho abbastanza - racconta - ho già il nome di chi mi sostituirà ma non lo dico. Per il Colle, invece, non ho dubbi: l'uomo giusto è Gianni Letta".

 

Oh, sì! Quando devi concentrare su di te l’attenzione non c’é nulla di meglio che un mistero. Gli italiani adorano i misteri, Blu notte di Lucarelli ha un’audience altissima e la cronaca nera é statisticamente la parte più letta del giornale.

Per cui tutti a orecchie pizze, che scatta la caccia all’uomo misterioso.

 

Ma non c’é solo quello:

 

Quanto al destino dell'attuale governo, il leader di Forza Italia avverte: Prodi resterà in sella, perché "manca un killer per farlo fuori". "Ho studiato e ristudiato la pratica - prosegue - e sono giunto alla conclusione che per ora dobbiamo metterci il cuore in pace. E' vero che tutta la sinistra vorrebbe disfarsi di questo signore che si sta occupando solo della sua rete di potere personale, ma per farlo occorre trovare qualcuno disposto a sferrare il colpo mortale. E su questo non c'è il minimo accordo". Ma la colpa è anche dei "miei senatori", cioè di quelli dell'opposizione, che "pensano troppo alla poltrona".

 

 E certo. A arte il riferirsi alla pratica (ma quale?), a parte il richiamo alla sua rete di potere personale (la decenza resta sempre una virtù di pochi), poteva mancare il consueto affondo nei confronti dei suoi colleghi di opposizione?Meglio dare l’impressione di essere al di sopra di tutto, di avere le mani legate dai suoi stessi colleghi di partito. Perché, se si potesse fare come dice lui, allora zacchete, zacchete e zacchete, Prodi sarebbe seppellito e lui sarebbe di nuovo seduto sulla poltrona, viva l’Italia e pane e fica per tutti.E’ Berlusconi, che altro ci si può aspettare? Poi: 

 

Intanto lui, Berlusconi, si occupa di libri. Perché, annuncia, ha appena finito di scriverne uno di suo pugno: "Ho appena finito di scrivere le mie memorie. Una faticaccua durata tutta l'estate, altro che balle sulle mie notti in discoteca. Ho consegnato le bozze in Mondadori. Titolo provvisorio: 'Il calvario della libertà. E occhio al singolare, perché la libertà è una sola: o c'è sempre e su tutto o non è".

 

 Le sue memorie, una faticaccia durata tutta l’estate. Possibile che Berlusconi non coglia il ridicolo nell’espressione? No, uno che pubblica Una storia italiana certe sottigliezze non le coglie. Perché Berlusconi sembra improvvisamente tenerci tanto ad assumere il ruolo dell’esopica volpe che non riusciva a raggiungere l’uva?Riflettiamo. Quel’é una delle tattiche classiche di Berlusconi?Quando le cose non vanno esattamente come lui vaticina, attua una delle sue uscite spettacolari per intorbifire le acque e distogliere l’attenzione dai risultati ottenuti da quelli che egli considera i suoi nemici.Qual’é la notizia politica del giorno? Che il testo della Finanziaria é stato approvato alla Camera ed ora passa all’esame del Senato.
E cosa fa Berlusconi, subito dopo? Dà spettacolo, coadiuvato dal solito Feltri, che per queste cose é in genere reputato migliore di Belpietro in quanto meno inviso alla gente.
Tant’é che mentre scrivevo é spuntato quest’aggiornamento sul sito di Repubblica: 

 

Tocca a Bonaiuti ritrattare per il leader: "Il Presidente Berlusconi non ha rilasciato alcuna intervista ad alcun giornalista".

 

 Fumo, signori, fumo.Fumo negli occhi della gente ed intorbidimento programmatico del panorama politico italiano per confondere le idee.Oltre a vendere, é la cosa che meglio riesce al piazzista di Arcore. Quel sapore amaro e pesante del vino dozzinale é forse quello che più si addice ad un brindisi per l’ennesima manovra di questo guitto da balera, a cui ancora qualche allocco dà credito e a cui gli stessi avversari politici danno scioccamente retta nelle sue uscite.Basta piantargli un riflettore addosso ogni volta che fa la scena, releghiamo le berlusconate nel buio oltre il sipario, lasciando la cronaca ai suoi scribacchini. Uno come lui il buio se lo inghiotte.
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Giovedì | Novembre 16, 2006

ADRIANAAAAA!!!! ANCORAAAAA!!!

LOS ANGELES - Il nuovo "Rocky" rimane fedele al vecchio "Rocky": Sylvester Stallone, 60 anni. Scritto, diretto e interpretato da Stallone, Rocky Balboa uscirà in America il 22 dicembre.  

Da tempo diverse anticipazioni davano la cose per imminente. Ho incrociato le dita, sperato e avrei anche sgranato rosari se fossi credente che si trattasse solo di una bufala, fino all’agguato tesomi oggidì dalla prima pagine di Repubblica.it.

Rocky VI é una realtà.

 

Io amo la serie di Rocky. L’ho scoperta e rivalutata in età avanzata, anche grazie a Capelli che ne é un fan. Ho potuto godermi i cinque film (il quinto l’ho solo sopportato, non cero goduto) gustandomi ogni esagerazione, ogni cliché, ogni luogo comune, ogni smargiassata made in Usa che se la vedessi dal vero mi farebbe venire le bolle.

A partire da Rocky I, che non é quella pacchianata che chi non l’ha visto potrebbe pensare fino a Rocky IV che pur raggiungendo soglie di ridicolo inaudite é sempre uno spettacolo.

 

La mia speranza era che a Stallone sarebbe bastato aver girato Rocky V per capire che non c’era nulla da aggiungere, e che qualsiasi atto in più ad allargare le vicende di Rocky Balboa non sarebbe stato mai al livello dei precedenti.

Invece, a quanto pare, é stato inutile.

 

Debiti? Voglia di rivivere il passato? Non saprei. Ma il 22 dicembre gli americano si godranno in prima visione il nuovo episodio della serie.

 

In Rocky Balboa il vecchio pugile, ritiratosi dal ring ormai da anni, tenta l'assalto al titolo dei pesi massimi detenuto da Mason "The Line" Dixon (interpretato dall'ex campione del mondo Antonio Tarver). Rimasto vedovo, Rocky non ha ancora superato il lutto e il figlio Rocky Jr. (Milo Ventimiglia) si vergogna di lui.

 

Questa sublime trama, che sarebbe forse riuscita meglio se la si fosse scritta pescando a cavolo le lettere dello Scarabeo, mi fa già gelare il sangue.

Quanti anni ha Stallone? Sessanta.

Visto e considerato che é il sesto episodio della storia, Rocky ne avrà almeno una cinquantina. E concorre al titolo dei pesi massimi.

C’é una breve intervista sull’articolo presente su Repubblica, in cui delicatamente si fa osservare a Sly:

 

 I - Non è troppo vecchio per combattere?
 
Sly - "Il tema dell'età è centrale nel film. In una scena il figlio chiede a Rocky: "Papà, non credi di essere troppo vecchio?", Rocky gli risponde: "Sì, ma tu credi che bisogna smettere di provarci solo perché hai avuto troppi compleanni? Io no". Che c'è di male nell'alzare la fronte e dire: "Io sono"?".


I - È così che lei si sente?


Sly - "Ho 60 anni, e sono convinto che non s'abbandonino i sogni solo perché s'invecchia. Rocky vuole ancora partecipare. Questo è il messaggio. Rocky ha bisogno di gareggiare, a dispetto della sua età, come ha fatto George Foreman, campione del mondo a 45 anni. Vede, un pugile può perdere con gli anni il suo smalto atletico, la velocità, ma i veri combattenti possiedono ancora il pugno. La forza d'urto del pugno è l'ultima cosa che si perde. E se lo usi bene potresti anche avere fortuna".

 

E’ vero, Foreman compì qualcosa di eroico. E anche Mohammed Alì, in passato.

Ma quella é la realtà, lo show, lo sport. Rocky é un personaggio dello schermo, interpretato da un attore di cui preferirei dimenticare le ultime apparizioni cinematografiche (ne cito solo una in Spy Kids – Game over, film in cui fa la parte del cattivo contro una banda di insopportabili pischelli).

Quand’é che un attore comincia a fare questi film? Quando non vuole arrendersi all’età ed alla fine della sua carriera, generalmente.

 

La pentalogia di Rocky non é come quella di Indiana Jones, un fumetto con effetti speciali. E’ una serie che, soprattutto nei primi due episodi, ha dei momenti di ottimo cinema e per nulla banali. Il che comporta che scadere nel ridicolo é infintamente più facile.

 

Io, per quanto mi riguarda, faccio a Sly i miei migliori auguri e so già che andrò a vedere il film (Capé, prenota le poltrone dei corazzieri all’Eurcine, un rito é un rito), ma avrei preferito si fosse risparmiato.

Magari é ancora in tempo per leggermi e ripensare a Rambo IV, che da più parte si mormora sia anch’esso in preparazione.

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Mercoledì | Novembre 15, 2006

Satira a rischio?

Da Repubblica:  ROMA - La satira su Papa Ratzinger? Non piace nemmeno al segretario personale del Pontefice, don Georg Genswein, che dice: "Spero che smetta subito". E il ministro della Cultura Poupard aggiunge: "Ci sono valori che non si toccano".

All'indomani dell'anatema lanciato dal quotidiano dei vescovi che è insorto contro le gag papali di Maurizio Crozza su La 7 e contro l'imitazione di un finto don Georg, fatta da Fiorello su Viva Radio 2, il segretario personale di Ratzinger, interpellato dall'Adnkronos, premette: "Non ho mai visto queste trasmissioni e neanche le guarderò mai". E poi accetta di dire la sua dopo la bufera che si è scatenata sulle gag satiriche. L'Avvenire non ha risparmiato critiche al "tentativo continuo di ridicolizzare figure cattoliche".
 

 

Devo dire che la notizia mi ha davvero colpito. Ero convinto che il tutto si sarebbe tramutato poi in una bolla di sapone (e non é ancor detto che non sarà così), ma oggi l’entrata in scena di don Georg Genswein pare innalzare la portata dell’evento.

C’é un qualcosa di eccessivo e davvero infantile, nelle dichiarazioni di Genswein. A cominciare da quel “Non ho mai visto queste trasmissioni e neanche le guarderò mai” che magari voleva suonare come una pesante condanna ma sembra essere più una ripicca.

L’Avvenire, chiaramente, non può esimersi dal fare eco al segretario del pontefice, che però non si é ancora espresso, almeno direttamente.

 

[...] don Georg Genswein afferma: "Ho preso atto della polemica e spero che trasmissioni di questo tipo smettano: d'accordo la satira, ma queste 'cose' non hanno livello intellettuale e offendono uomini di Chiesa. Non sono accettabili. Spero davvero che smettano subito", ribadisce il segretario del Papa, che si informa anche sul tenore di queste imitazioni. "Non le vedrò mai - insiste don George - Trasmissioni così sono poco costruttive. Ho preso atto del fatto e voglio dimenticare".

 

Eh no. Se si parte dall’assunto “d’accordo con la satira”, poi la si accetta per com’é, spietata e diretta. Non siamo davanti a qualche bieco volgarotto da Bagaglino, siamo davanti a una forma di satira che ha un barlume di intelligenza. Perché, dunque, una presa di posizione così dura.

Beningi in passato nel corso dello spettacolo “Tuttobeningni 1995” scherzò sulle pratiche sessuali dei preti e disse che Woytila non avrebbe dovuto parlar di sesso in quanto non se ne poteva intendere, non avendo mai visto “l’azienda”. Non era allo stesso livello delle imitazioni di Crozza e Fiorello?

Poi non capisco perché il duro e puro Genswein “si informa anche sul tenore di queste imitazioni”I. Ma le ha viste o no? E se no, di che parla?

 

Infine:

 

Chissà se il Pontefice avrà visto qualche sequenza o si sarà confidato con il suo segretario? "Il Papa - replica - non ha certamente commentato. E poi un commento del Santo Padre o una sua qualunque reazione sarebbero davvero troppo onore per questa gente", conclude don Georg.

 

Ah, beh, certo. “Questa gente”. Ma scherziamo?

Ma il Pontefice autorizza il suo segretario a parlare per lui con siffatta acrimonia? E’ al corrente che uno dei suoi uomini manifesta aperto disprezzo per degli esseri umani colpevoli di aver fatto della satira, cosa che da anni in Italia viene fatta anche sulla religione?

Odio dirlo, ma...

 

...mi sembra di sentire il re decaduto nei suoi sproloqui censori contro giornalisti e satirici.

 

Io spero che le parole di Ratzinger, quando interverrà, abbasseranno i toni di questa vicenda.  Perché se tutto cadesse nel silenzio e nel dimenticatoio, la Chiesa avrà lanciato comunque un segnale deciso e forte che sa tantissimo (non vorrei dirlo e tantomeno vorrei crederci) censura.

E non é assolutamente una cosa piacevole, in tempi come questi.

 
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Lunedì | Novembre 13, 2006

Uno di quei giorni

La sveglia del cellulare suona alle 7:00.

Un minuto per svegliarmi più altri cinque per capire perché non sento i primi attacchi mattutini del gatto che mi morde gli alluci. Ho dormito da un amico, ed il suo gatto, più feroce e malvagio del mio, é tuttavia entrato nella fase di vecchiaia e da tempo non aggredisce più nessuno, dorme tutto il giorno e medita sulle sue malefatte.

Mi stiro e mi prendo i classici “dieci minuti” per svegliarmi del tutto. Quando riapro gli occhi sono le 8:35 ed io attacco alle 9:00.

Bestemmio, me alzo di scatto e mi precipito in bagno per un contatto veloce ed inutile con un getto d’acqua gelata freddo come la morte.

Agguanto il giornale al volo e corro al lavoro, arrivo appena in tempo, apro la sala di lettura e occupo la sedia di comando assumendo l’espressione “Posso aiutarla, gentile utente”? per cui, fra le altre cose, vengo pagato.

In tutto questo, ovviamente, non ho né fatto colazione né preso un qualcosa che ricordi solo lontanamente del caffé.

Poca utenza, inizio a rilassarmi e a pensare che può andare meglio.

Alle 10.10 mi viene comunicato che devo andare al magazzino presso il Lungotevere a ritirare delle pubblicazioni per la biblioteca.

Uso a obbedir tacendo e tacendo morire corro in portineria e salgo a bordo della macchina di servizio.

L’autista mi comunica gioiosamente che gli hanno fatto due nuovi CD e muore dalla voglia di ascoltarli.

Mi becco prima quindici minuti di Laura Pausini, poi quando riesco ad astrarmi abbastanza da percepire la sua voce come un indistinto rumore di fondo, l’autista esclama “Ma che palle, proviamo l’altro” e parte Gigi D’Alessio.

Sono tentato di grattare sul finestrino come un animale in trappola, poi l’autista si rompe le palle anche di Gigi D’Alessio e accende la radio, dove per una casualità più unica che rara qualche DJ pedofilo-necrofilo ha resuscitato Paola e Chiara (ma non erano state vietate da un’ordinanza parlamentare?)

 

AMITSI COME PRIMA, MI COSHTA UNA FORTUNA, RIUSCIRE AD AMMETTERE CHEEE...

 

Riesco anche reggere senza vomitare/urlare la cacofonica strofa con l’accentuazione violentata dalla mancanza lessciale:

 

E’ STATO SOLO UN GIOCO, UN’ àFFARE DA POCO...

 

Raggiungiamo il magazzino e restiamo chiusi due ore in mezzo a un hangar umido cercando libri per gente che non é detto si ripresenterà per consultarli.

Riesco a tornare in tempo per il pranzo, vado a fare la spesa al supermercato e:

 

1)      mi hanno finito il pane di grano duro e vorrebbero costringermi a prendere del pane integrale

2)      mi faccio venti minuti di coda perché c’é la vecchina che ha rotto il salvadanio e paga solo con monete dai 2 ai 5 centesimi.

 

Arrivo a pranzo ben pasturato a ferocia e stacco dell’ira per un’ora scarsa.

Al ritorno mi becco la coda della mattina.

Bisogna avvisare gli utenti che i libri sono disponibili e possono venire per consultartli:

 

Le telfonate:

 

La prima:

 

-         Buongiorno, é XXX YYY?

Voce di vecchina che sembra provenire da Marte, forse la stessa che colleziona spiccioli per sabotare le code al supermercato

-         Chi lo desideraaa?

-         E’ la biblioteca, suo figlio ha...

-         Io non ho figliii!

-         No, dicevo, allora forse suo nipote...

-         Mio nipote non c’ééé!

-         Può lasciargli detto che...

-         Sì!

 

E attacca.

 

Il rabbiometro si impenna di cinque punti e metto i libri in questione nella pila “da avvisare”

 

Altra telefonata:

 

-         Buongiorno, é XXX YYY

-         E’, mio figlio, può dire a me.

-         Volevamo avvisare suo figlio che i libri che ha richiesto in biblioteca sono disponibili.

-         Ve la siete presa comoda, eh? E’ passato un mese!

-         Se ben ricorda, dicemmo sicuramente a suo figlio dei problemi di personale...

-         Anche io ho problemi di personale, ma garantisco sempre il servizio!

-         Ah, beh, se é un collega capirà che...

-         No, io ho un alimentari.

-         E secondo lei é la stessa cosa?

-         Offro sempre un servizio.

-         Ma lei vende prodotti alimentari!

-         E voi libri! E’ la stessa cosa, o no?

 

Spiegare al collega del ramo alimentare che noi i libri li diamo in prestito e non rilasciamo scontrini poteva rappresentare una denuncia per frode fiscale, quindi ho tagliato corto.

 

Il rabbiometro raggiunge il culmine.

 

Mi siedo alla mia postazione e provo a catalogare delle monografie.

Suona il telefono. Rispondo e attaccano.

Così per tre volte.

Alla quarta ho lasciato la mano sul ricevitore e sollevo la cornetta prontamente.

 

-         Pronto?

-         Ancora lei? Ma guardi che é un controllo di linea, non deve rispondere, stiamo verificando se tutto é a posto!

-         Ah, capisco, mi dispiace, avevo l’interruttore della premonizione spento.

 

E attacco.

 

Manca mezz’ora all’uscita, ma c’é tempo ancora per qualcosa.

 

Ci sono giornate che cominciano così e dopo un’ora ti dicono apertamente che possono solamente peggiorare.

In questi casi, alla decima incursione della sfiga e dell’assurdo, é opportuno sedersi e aspettare che passi...
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Giovedì | Novembre 09, 2006

Mauro Mazza e il mestiere del gironalista

Roma – Alle 13 di ieri il TG2 dà una notizia “forte”. Da qualche tempo l’Italia darebbe ospitalità ad uno degli apparati più temuti al mondo. E’ tra noi – sarebbe tra noi – il gruppo di fuoco dell’Eta. Anche il capo degli indipendentisti baschi, Garikoitz Aspiazu Rubina vivrebbe in una città del Nord Italia. La tesi é che il governo di Roma abbia accolto il gruppo armato per aiutare il premier spagnolo Zapatero a sottoscrivere una pace definitiva con i baschi.

 

Notizia forte, scrive bene Aldo Fontanarosa. Ma resta una questione: fino a che punto documentata? Non tantissimo, come ammette candidamente l’attuale direttore del TG2 Mauro Mazza il quale, dopo aver espresso un tardivo quanto lieve rammarico – “certamente avremmo dovuto consultare direttamente il governo italiano” – candidamente poi chiarisce la fonte della notizia:

 

“[...] la notizia dell’Eta in trasferta in Italia arrivava dall’agenzia Ansa (‘da sempre fonte primaria dei giornalisti’) che a sua volta riprendeva il sito online del quotidiano spagnolo ABC”

 

L’ANSA in questione é questa:

 

(ANSA) - MADRID, 8 NOV - Fonti del governo spagnolo non hanno voluto confermare ne' smentire il presunto trasferimento in Italia dell'apparato militare dell'Eta. L'organizzazione basca si sarebbe trasferita in Nord Italia per 'ragioni tattiche' in seguito alla tregua permanente e unilaterale del marzo scorso, in vita del negoziato di pace. Il direttore generale della polizia e della Guardia Civil Mesquida ha detto invece che non gli risulta che l'apparato militare dell'Eta si sia trasferito dalla Francia in Italia.

 

Purtroppo non sono stato in grado di ricavare la notizia dal quotidiano spagnolo che per primo l’ha diffusa. C’é solo un accenno al silenzio del governo in merito alla questione. Però resta un fatto da chiarire. E’ opportuno diffondere una notizia del genere senza aver preventivamente chiesto chiarimenti al governo su una questione così delicata come può essere la tregua fra l’ETA ed il governo spagnolo. Evidentemente Mazza ha valutato che fosse il caso, salvo poi calarsi le braghe velocemente quando lo stesso direttore generale Claudio Cappon lo ha accusato di aver danneggiato l’immagine del servizio pubblico. Sig. Mazza, quale le cose sono due: o lei diffonde una notizia assumendosene la responsabilità e non scaricandola sull’ANSA, entrata anch’essa in campo nella vicenda affermando di aver a sua volta preso la notizia dal quotidiano spagnolo, oppure prima delle sue “notizie forti” si informa come sarebbe lecito.Forse le era preso il pallino di fare dell’aggressivo giornalismo d’inchiesta? Ma per quello bisogna essere documentati personalmente, Sig. Mazza, non fare un copincolla dalla redazione dell’ANSA.Sempre che i suoi intenti fossero sempre quelli di fare del giornalismo e non di buttare una manciata di fango sull’attuale governo in carica, fango che le é ritornato indietro con i migliori complimenti.

 

*** 

 

Qualche opinione (personale) in merito. Da sempre certe questioni sono state svolte dai governi dietro le quinte, fossero essi di destra o di sinistra. Il silenzio dell’autorità spagnola sull’argomento sembrerebbe confermare quest’ipotesi. In questo caso però (se la notizia verrà un giorno confermata) mi pare ci si stia adoperando per contribuire alla risoluzione di un problema che ha già fatto diversi morti e con cui già Aznar, a suo modo, dovette fare i conti. E’ giustificabile dunque la riservatezza su un argomento del genere? Tendenzialmente la mia risposta sarebbe no, giacché l’informazione é un diritto (l’informazione, non i cialtroneschi aumma-aumma di Mazza), ma la pubblicizzazione della cosa (oltre a fornire una ghiottissima occasione agli urlatori professionisti dell’opposizione per alzare polvere e fare un po’ di terrorismo loro stessi) rischierebbe di far saltare la trattativa.Come rapportarsi, dunque?

 

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Il provinciale

In attesa di più nobili e notevoli effetti causati dalle elezioni di mid term nel nostro amato Bel Paese, un piccolo plauso per Ferdinando Adornato, deputato di Forza Italia ed esponente della corrente “teocon” (correnti e Forza Italia?).

 

“A sinistra vedo un festival di reazioni infantili: hanno perso il Molise e sostengono di aver vinto nel Montana. La verità é che l’Unione é attraversata da una crisi profonda e cerca di far passare quella americana per una sua vittoria.” [...] Ferdinando Adornato accusa i leader del centrosinistra di “probincialismo’ e soprattutto nega che gli elettori statunitensi abbiano bocciato Bush sull’Iraq.”

 

 Cordialmente gli rispondo: “A destra vedo un festival di reazioni inspiegabili: hanno vinto in Molise e sentono di dover difendere una sconfitta in America. La verità é che il centrodestra incassa la parziale sconfitta dell’amico George (con tutti i risvolti a livello internazionale che vi saranno) e sente il dovere di contrapporvi una vittoria elettorale a livello regionale.”

E poi sono io il provinciale. 

 

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