Prove di piazza per la destra
Da Repubblica.it:
ROMA - Il primo “Girotondo” di destra ha sfilato questa mattina (giovedì 28 settembre, la notizia si riferisce all’avvenimento di ieri) davanti al ministero dell’Economia, in via XX Settembre. Per protestare contro la riforma fiscale del governo Prodi e in vista della maratona parlamentare sulla Finanziaria, i massimi esponenti di An - tranne Fini - si sono ritrovati con circa 200 militanti di Azione Giovani Roma.
In piazza sono andati Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Adolfo Urso, Teodoro Bontempo, e delegazioni di Forza Italia e Lega Nord. Oltre 200 i partecipanti secondo le forze dell’ordine, a scandire slogan contro il vice-ministro Vincenzo Visco (“Visco tu ci uccidi con il fisco”) e contro il premier (“Coraggio, Prodi è di passaggio”). Slogan anche sulle t-shirt indossate dai deputati (“No al Grande Fratello fiscale”) e, su una decina di monitor che espongono la scritta “F24 on line? No grazie” con riferimento all’entrata in vigore, il 2 ottobre prossimo, del fisco telematico.
La destra alla riconquista della piazza, é questo il messaggio che da più parti si sente ripetere. Anche se una breve indagine sull’edizione online de “Il Tempo” e “Il Secolo d’Italia” di oggi non ha dato il rilievo che pensavo alla notizia. La cosa si mormorava comunque già da tempo, con buona pace dei dissenzienti dell’UDC che, infatti, non si sono presentati all’appuntamento.
Partiamo con l’evidenziare un nodo della questione, a mio parere fondamentale.
Che cosa intendiamo, figurativamente, in casi come questi, con il termine “piazza”? Il riferimento é alla agorà della polis, la piazza centrale dove si riuniva l’assemblea dei cittadini e che divenne poi con il tempo il centro culturale e commerciale della pòlis greca. Insomma, il termine viene investito di un significato politico.
La destra italiana ha una grande tradizione di piazza, ed in passato ha dimostrato di essere in grado di muovere la massa. Soprattutto il Movimento Sociale Italiano prima e Alleanza Nazionale dopo hanno sempre potuto contare su una larga risposta attiva sia da parte del ceto medio-borghese, sia dalle classi più disagiate. Era, insomma, un partito popolare.
L’imperfetto é d’obbligo. Perché, a mio parere, la situazione ora non é più la stessa.
Seppure vi sia ancora un largo consenso su base nazionale, fra la prima Alleanza Nazionale e quella di ora c’é stata Fiuggi, lo sdoganamento (virtuale) dei fascisti, l’inquadramento nella logica accentratrice del centrodestra berlusconiano.
Non é stata solo la parte del leone fatta da Forza Italia nella CDL a rubare spazio e visibilità ad Alleanza Nazionale, ma anche il doppiopetto politico, indossato ai danni di quella dialettica pop(ulista)olare che raccoglieva molti voti nelle periferia. Tant’é che il vuoto politico creato dallo spingersi verso il centro di AN é stato subito riempito da Rauti, Tilgher, Mussolini e altri impresentabili da 1%.
Ora, non essendoci più da barattare la poltrona con la permanenza nella CDL, il partito di Gianfranco Fini si riaffaccia dunque sulla piazza. Senza la piazza, però.
Duecento militanti di Azione Giovani, i colonnelli di AN, qualche forzista e un paio di leghisti non sono “la piazza”. Sono comparse schierate ad hoc, come le claque che Berlusconi si portava in giro per convegni prima della sconfitta elettorale di aprile.
Per tornare in piazza non basta un megafono, bisogna portarci la gente. I militanti di Azione Giovani non sono “la gente”, sono, appunto, militanti, che rispondono all’appello dall’interno della forza politica e non dall’esterno. Non sono, insomma, il consenso, sono solo comparse.
“Questa è la dimostrazione che l’Unione è il governo delle tasse - dice Maurizio Gasparri -, siamo in piazza per rivendicare la guida dell’Italia, che abbiamo governato diminuendo la pressione fiscale”. E’ però Gianni Alemanno a sottolineare il cambiamento di rotta della destra: “Riprendiamo la tradizione simbolica dei Girotondi per protestare contro questo governo che è sempre più lontano dalle piazze”. E annuncia che a metà settembre saranno “i professionisti” a scendere in piazza “contro Bersani”.
No, questa semmai é la dimostrazione che AN sta iniziando a percorrere una strada che per ora segue accompagnata da Forza Italia, ma che in futuro potrà percorrere anche da sola. La mancanza di Berlusconi in tutto questo potrebbe addurre i più arditi a pensare che forse si verificherà (o si sta verificando) quella riorganizzazione degli equilibri che da tempo il centrodestra avrebbe dovuto affrontare, liberandosi del macigno al collo del gaffeur di Arcore che si diletta come un novello Trimalcione fra night club e vulcani artificiali.
Un’attivismo di piazza di destra che, però, specifica La Russa, ha una sua precisa denominazione: “‘I nostri non si chiamano girotondi ma caroselli tricolori”.
Stupisce che La Russa, che in genere é uno che prima di parlare pensa, non colga il senso del ridicolo che ispirano le sue parole.Sorvoliamo sul termine “caroselli tricolori”, che a me evoca l’immagine di pony e pennacchi, perché l’esigenza di una specificazione del genere? Il marchio dei “girotondi” é stato forse registrato da Nanni Moretti e dai girotondisti di sinistra? O forse non si vuole essere accomunati con qualcosa su non si é mai risparmiato, durante il governo Berlusconi, sarcasmo e volgarità?
Non abbia timore La Russa ad usare la parola “girotondi”, visto che a quanto pare di quello si é trattato. Dubito riceverà una citazione per plagio.
Resta un dato di fatto. La destra non é tornata in piazza, ci si é solo affacciata. Queste sono delle prove su strada, dei tentativi per verificare la risposta della gente. Duecento persone sono, ovviamente, una cifra ridicola, ma sufficiente per lanciare un messaggio che rimanda ai vecchi tempi, quando i “raduni azzurri” non esistevano e la politica la si faceva realmente nella piazza e non nei palazzi, da cui, c’é da dire, l’MSI veniva accuratamente tenuto lontano se si fa esclusione per qualche democristiano poco accorto.
L’operazione potrebbe anche avere successo ed Alleanza Nazionale, ormai superato il veto della presenza al governo, potrebbe finalmente incassare la ricompensa per essersi per tutti questi anni sottomessa a Forza Italia, e ridiventare il partito che era. Ma ho l’impressione che tutto questo si potrà solamente compiere sulla tomba (politica o reale) di Berlusconi.
Riporto fedelmente parte del testo di un’intervista di Concetto Vecchio a Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani, pubblicata su La Repubblica di oggi, p. 33
E’ stato detto di questo film, non ricordo da chi, che dopo averlo visto o smetti di fumare o continui con maggiore sprezzo del pericolo di prima. Su di me, non ha avuto né l’uno né l’altro effetto, alla fine della pellicola il mio unico pensiero é stato “Bel film.” Thank you for smoking ha diverse caratteristiche che incontrano il mio favore nella cinematografia di oggi: l’umorismo cinico, il contatto con la realtà e, non ultima, Kathy Holmes maltrattata. Ma vi concedo che l’ultimo punto é molto personale, e dedicherò ad esso nella recensione solo un piccolo spazio.
La trama del film é in un certo senso secondaria, forse anche prevedibile per certi versi, eppure poco importa. Dal primo all’ultimo momento la nostra attenzione e il nostro cinismo (sempre che siamo abbastanza sinceri con noi stessi per portarlo a galla) vengono solleticati da ogni parte. Si parte dal ragazzo malato di tumore (“Che interesse può avere la mia multinazionale nell’uccidere questo giovane? - esclama Nayor davanti ad una platea attonita - Noi vogliamo che viva, e che continui a fumare!”) fino alla descrizione di un rapporto padre-figlio che sembra ricordare l’episodio de “L’educazione” ne “I mostri” di Dino Risi.
Aaron Eckart ritorna con questo film al cinico yuppie di Nella società degli uomini. Un film com questo gli vale il perdono per aver cavalcato (seppure solo in parte) l’onda cinematografico-catastrofista con The Core. Perfetto emblema di adorabile canaglia, Eckart si dimostra più che all’altezza del suo ruolo ed anche se la reazione più normale alle sue battute sarebbe quello di mollargli un ceffone, a metà strada si trsformerà in un buffetto in virtù della simpatia che esercitano le facce da schiaffi come la sua.
Che rumore fa una gaffe? Ero indeciso fra il “pffft”, il rumore della puzzetta traditrice e letale e lo “SPLOTCH!”, l’inconfondibile suono dell’escremento di cane pestato. Ho optato per la seconda, in ossequio al modo di dire non proprio francese di “pestare una merda” per simili occasioni.
Julia si distacca dal concetto di action-comic, in quanto la giovane criminologa, che pure in alcuni casi viene costretta a menar le mani (anche se in genere l’ingrato compito viene lasciato agli occasionali comprimari uomini), è fondamentalmente una psicologa, che cerca principalmente di capire il perché delle azioni del criminale, partendo da questo dato per arrivare poi all’identificazione del criminale stesso.
Un’altra caratteristica che inizialmente non sopportavo ma che, con il tempo, ho imparato ad apprezzare, è l’elemento telenovela. A tutti i casi e gli omicidi su cui Julia indaga corrispondo anche diversi spaccati della sua vita domestica, incentrati sulle sue indecisioni sentimentali e sui suoi continui ripensamenti sui vari pretendenti che una giovane che assomiglia alla Hepburn è normale abbia. Anche se la vita sentimentale di Julia è sempre quella da fumetto dove tutti gli uomini che la approcciano sembrano usciti da Vogue (e spesso anche i criminali sembrano provenire da lì), ci si affeziona abbastanza facilmente a questi stralci di vita quotidiana, alla gatta Toni o alla governante-generalessa di colore Emily che storpia le parole.