TACCA! TACCA!
http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/cronaca/pianta/pianta/pianta.html
E sono due. Dopo il tipo che ha sparato 13 proiettili “di avvertimento” uccidendo il ladro che stava tentando di entrargli in casa, ecco la seconda vittima. Stavolta é un tabaccaio che ha imbracciato il fucile contro dei ladri che gli stavano rubando delle piante ornamentali, salvo poi istantaneamente appellarsi alla nuova norma sulla legittima difesa. Mostrando di non aver capito assolutamente nulla della nuova legge.
Vediamo di osservare il punto “incriminato”:
- All’articolo 52 (1) del codice penale sono aggiunti i seguenti commi: Nei casi previsti dall’articolo 614 (2), primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
Cosa ne deduciamo? Ne deduciamo che se io, tabaccaio, colgo di sorpresa dei ladri nella mia proprietà e gli sparo addosso, non posso ASSOLUTAMENTE usufruire delle modifiche al testo legislativo, in quanto come avrei potuto verificare se ci sia stata “desistenza” o “pericolo d’aggressione”? Chairamente gli amanti del far west all’italiana non si pongono il problema e, nel dubbio, premono il grilletto.
Ora, parliamo anche degli sviluppi. Uno di quelli che io vedo come più prossimo é, paradossalmente, a danno della sicurezza dei commercianti stesssi (o delle vittime di furto/rapina in generale). Il malvivente infatti ora sa che il cittadino può sparargli (ove si verifichino i casi previsti dalla modifica al testo legislativo), e sa anche, perché l’ha letto sui giornali, che ci sono stati dei morti “gratuiti” uccisi dai cittadini. Ergo, si premuisce. E’ presumibile che egli, vista la sua attività sia più esperto nell’uso delle armi e spregiudicato della sua vittima, quindi sparerà per primo. Insomma, se questo é il sistema con il quale si vuole diminuire la criminalità, credo che ci sia qualcosa da rivedere. Decisamente.
Nel frattempo, mettiamo un’altra tacca. Un altro che della legge non ha capito nulla ha pensato bene di uccidere una persona e poi di appellarsi ad essa.
C’é da fare un’osservazione però. Questa legge é stata fondalmente una legge elettorale, un tributo ai leghisti che ne erano i principali ispiratori, e che l’hanno strombazzata e sbandierata di fronte alla nazione come una loro conquista. L’informazione su questa legge é stata come al solito inadeguata, roboante di proclami elettorali che velatamente o meno, andavano nella direzione del “ci difenderemo da soli”. Se l’informazione fosse stata più responsabile, questo forse non sarebbe successo.
Ai vari Charles Bronson che mi fanno il discorso “il ladro era lui e se l’é cercata”, “in casa mia faccio quello che mi pare”, ricordo con grazia che FORTUNATAMENTE questa non é l’America, con il suo ampio accesso alle armi e la sua altissima percentuale di morti ammazzati in casa dai familiari stessi.
Nel frattempo, altra morto e altra tacca. Ci chiediamo quanti ancora ce ne vorranno perché il cittadino medio capisca che questa legge, che già considero comunque sballata di suo, non tutela il giustiziere hollywoodiano che vive nella mente di chi é capace di sparare a vista.
Cominciamo da cosa non mi é piaciuto: ho trovato l’attrice/regista poco convincente nel suo ruolo, che pure definirei molto cliché. La sua “stranezza” mi é sembrata poco credibile e molte sue espressioni forzate al limite della parodia. La scena migliore che la vede protagonista é secondo me quella in cui si vedono solamente i suoi piedi che mimano il corteggiamento, un’idea molto simpatica che già da altri é stata fatta notare.
E’ anche secondo me un film sulle attrazioni “particolari” (se così possono definirsi), dove si cerca di proporre all’occhio dello spettatore situazioni forti attraverso un’ottica che ne stempera l’effetto e le inquadra nella sfera del sentimento più che in quella del desiderio. Di tutti gli approcci “sessuali” dei personaggi del film, paradossalmente quello che maggiormente dovrebbe rappresentare il più esecrabile risulta alla fine essere il più delicato, se comparato con gli altri.
E’ sicuramente un buon film, forse non fra i migliori di Tim Burton e di certo non all’altezza di Nightmare Before Christmas.
Questo film è stato seguiti da una discussione molto accalorata con un amico che, al contrario di me, ha bocciato decisamente il film, che a detta di lui degenera nel secondo tempo.
Mortensen, ritornato per una volta ad un cinema in cui non deve né cavalcare né combattere con una spada, si conferma un buon attore, anche se mi é sembrato che il merito sia principalmente di un ruolo scolpito su di lui. Con questo intendo che ho intravisto in lui la nota sindrome Harrison Ford (sindrome di John Wayne per la generazione dei nostri genitori), quella delle due espressioni, una col cappello e l’altra senza cappello. Tuttavia, quell’espressione di uomo calmo ma sempre con un piede già nell’abisso direi che rende molto bene.
Decisamente più brava Maria Bello, salvo per la sua performance da cheer-leader (altra scena che personalmente mi é sembrata inutile e ridondante soprattutto nell’atto sessuale). Riesce a rappresentare con la sua espressione l’evolversi della sua mente, dalla comparsa dei primi dubbi fino alla consapevolezza, per arrivare al finale che secondo me é tutto per lei.
Il film attraverso la scelta del bianco e nero, ha sia il valore di testimonianza storica nei confronti dell’opera di
Per chi si aspettava un film che ritraesse il nascere di un amore fra due uomini, non vedrà a mio parere soddisfatte le proprie aspettative. Quest’aspetto nel film di Ang Lee é propedeutico alla parte centrale del film, e per questo a mio giudizio piuttosto sbrigativo e troppo affidato alla sequenza “schock”. Dico schock perché da buon eterosessuale non mi sento di poter affermare che vedere due uomini fare l’amore non mi fa né caldo né freddo, mi fa comunque una certa impressione e ritengo che sia abbastanza normale.
Proprio per questo Ang Lee sembra scegliere la strada del “tutto e subito”, rendendo gli incontri dei due protagonisti del film passionali e violenti, ma é una strada a mio avviso troppo semplice da percorrere e che lascia ben poco all’introspezione, che poi é quello che mi sarebbe piaciuto vedere. Intendiamoci, non che questa manchi, ma per la maggior parte del tempo é più implicita che esplicita, intuibile nell’espressione eternamente spaesata di Ledger o in quella spesso annoiata di Gyllenhaal.
Ero un po’ titubante verso questo film, soprattutto per la presenza di Elijah Wood che a me piace ben poco.
Elijah Wood interpreta un manichino che vegeta tranquillamente dietro ad un paio di occhiali che gli fanno degli occhi da gufo per buona parte del film, si riprende un pochino nella seconda regalandoci uno o due mutamente d’espressioni ma in sostanza sembra interpretare l’eccentricità come la completa assenza di espressione (il che nell’ambito del personaggio ci sta anche bene, solo che non mi sento di poter dire che da ciò si evidenzi talento).
Stephen Samudovsky, che da FilmTV risulta alla sua prima performance, interpreta il ruolo del vecchio accompagnatore, ed é una maschera di emozioni taciute e tenute segrete. E’ (a mio avviso) il vero protagonista del film, vittima del rifiuto del suo passato che volontariamente rivive approfittando del viaggio. E’ anche il personaggio che più degli altri mi ha commosso, nel suo sofferto ruolo di testimone vivente delle atrocità vissute.
La fotografia é curatissima, in alcuni punti il regista ci regala degli stralci da documentario che tuttavia non stonano con il resto del film. Molto bella l’immagine della casa nel prato dei girasoli.
E’ necessaria una premessa. Io sono ESIGENTISSIMO sui film storici, e più vicino é il periodo in essi trattato, più divento inflessibile e rigido.
Le scene forti? Non direi, l’efferatezza a cui si assiste é più contenuta rispetto ad altre pellicole odierne.
Il film di Mendes ci si presenta come a metà fra una fiction ed un documentario, nettamente orientato verso la prima.
Ci sono un paio di scene meravigliose, fra cui la marcia di Gyllenhaal e di Sarsgaard nella notte illuminata dai pozzi di petrolio in fiamme, uno scenario apocalittico che é un piacere pe gli occhi.